Turchia, le famiglie minacciano di morte gli sposi gay

Di fronte ad un sistema eterosessista, non siamo rimasti nell’armadio” racconta Ekin Keser. Il ragazzo, 21 anni, turco di origini arabe, a fine settembre ha sposato simbolicamente (nella foto) il proprio compagno Emrullah Tüzün, 27 anni, curdo, su un battello di Istanbul, in Turchia, tra decine di amici in festa. “La nostra felicità e la nostra eccitazione erano troppo intense per essere descritte” ricorda Ekin in un’intervista a kaosgl.org. E anche il valore allegorico di queste nozze è difficile da descrivere: è stata la realizzazione di un sogno d’amore privato, ma anche una sfida pubblica alle tendenze reazionarie del presidente Erdogan e un messaggio di speranza per l’intero Medio Oriente (in questi mesi i media di tutto il mondo hanno raccontato i rapporti tra turchi, arabi e curdi limitandosi ovviamente alla guerra opaca tra il gruppo terrorista Stato islamico, i peshmerga curdi e l’esercito turco).

Forse era inevitabile che questo matrimonio incarnasse speranze e paure, che diventasse per molti l’emblema di un futuro da costruire con tutta la passione o da evitare con ogni mezzo. Le famiglie dei due ragazzi, che pure erano a conoscenza della loro omosessualità, della loro relazione e del fatto che la vivessero apertamente, non hanno tollerato che il loro amore finisse sui giornali, che i loro figli diventassero icone di una libertà ancora mal sopportata. E così sono stati proprio i parenti i primi a minacciare di morte i due giovani innamorati. Poi sono arrivate le intimidazioni sui social network, Emrullah è stato licenziato dal ristorante dove lavorava, Ekin ha paura a partecipare alle lezioni della scuola che frequenta, la coppia non ha più entrate finanziarie (hurriyetdailynews.com).

I due ragazzi, insomma, oggi possono contare solo sul sostegno degli amici e degli altri attivisti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), che per fortuna a Istanbul sono tanti, agguerriti e solidali. Il movimento turco per il rispetto dei diritti di omosessuali e transessuali ha una lunga storia, che non cessa di evolvere. Tra le novità degli ultimi mesi, è stata fondata l’Unione LGBTI Turchia (lgbti.org), un’organizzazione ombrello che per ora riunisce e coordina tre associazioni (il Club gay turco, il gruppo degli Omosessuali disabili e la Piattaforma dei diritti delle donne), due siti web (lgbtifm.com e lgbtigunluk.org) e una app gay (GayAlem).

Intanto il Protocollo per le municipalità LGBT-friendly, proposto dalle associazioni e sottoscritto da molti candidati in occasione delle ultime elezioni locali, sta dando i primi frutti. Proprio a Istanbul, il distretto di Şişli (oltre 300mila abitanti) ha annunciato che fornirà servizi sanitari specifici per le persone LGBT, con la possibilità di sottoporsi ai test per le malattie sessualmente trasmissibili e ad alcuni esami clinici in modo gratuito e anonimo (hurriyetdailynews.com). In passato Hayri İnönü, sindaco del distretto del Partito repubblicano popolare, di centro-sinistra, aveva difeso un suo consigliere attaccato da un giornale filo-governativo perché attivista per i diritti LGBT: “Non giudico i miei collaboratori in base al loro orientamento sessuale, ma per la loro onestà e affidabilità“.

Se in Turchia si capisse che anche noi siamo persone, noi avremmo gli stessi identici diritti che sono garantiti alle coppie eterosessuali sposate” dice Ekin Keser. Che, nonostante le minacce e i pericoli, continua a manifestare il suo ottimismo: “Credo sinceramente che questa cosa succederà“. Chissà, forse tra qualche anno le romantiche fotografie di due ragazzi in smoking bianco su un battello di Istanbul saranno considerate immagini che hanno contribuito a cambiare il corso della storia…

 

Pier
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