La bufala omofoba: “Miliziani ISIS in fuga en travesti”

Giovanna la jihadista: combattenti ISIS scoperti a fuggire dalla zona di battaglia vestiti da DONNE“. E’ con questo titolo che mirror.co.uk lancia il suo scoop: alcuni terroristi del gruppo Stato islamico sarebbero stati arrestati in Iraq dall’esercito regolare mentre tentavano di scappare via in abiti femminili. La fonte della notizia sono tre fotografie trovate su Instagram: un miliziano baffuto in reggiseno, un altro scoperto in burqa, un terzo, apparentemente molto giovane, malamente truccato. Informazioni e immagini sono state subito riprese in tutto il mondo, anche da giornali autorevoli e da media LGBT: la notizia è sembrata molto “bizzarra” o “disgustosa” e, per sottolinearne l’aspetto “divertente”, spesso e volentieri si è deciso di accompagnarla con commenti spiritosi (?), che poi non sono altro che le solite battute offensive che le persone transgender subiscono ogni giorno.

Ma la notizia presenta qualche grosso problema. Innanzitutto – anche se ilgiornale.it scrive, con scarsa coerenza: “Le foto tolgono qualsiasi ombra di dubbio. L’account Instagram, tuttavia, non è stato ancora verificato. Ma la notizia trova conferme da ambienti vicini all’esercito iracheno” – è semplicemente una bufala. Basta una semplice verifica per scoprire che le fotografie, che non sono decorative ma rappresentano la fonte e l’essenza stessa della notizia, non raffigurano quello che ci stanno dicendo Mirror e gli altri media.

L’unica fotografia che è stata scattata davvero in Iraq è quella dell’uomo baffuto in reggiseno (in alto): si tratterebbe davvero di un terrorista, affiliato a non si sa quale gruppo, che stava cercando di scappare via travestito da donna e che sarebbe stato fermato dall’esercito a sud di Baghdad. Peccato che l’immagine risalga almeno al luglio 2008, come dimostra questo articolo di akhbaar.org. La fotografia è stata poi riutilizzata decine di volte in diversi paesi del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale per raccontare la bufala, sempre uguale e sempre nuova, di nemici in fuga catturati dalle abili truppe amiche nonostante avessero cercato di farsi passare per inoffensive donzelle: il racconto è uno spunto succoso per denigrare i propri avversari attraverso battute machiste.

bufala travestiti isis 2La seconda fotografia, quella dell’uomo sotto un burqa (di fianco), circola online almeno dal luglio 2014: l’abbiamo trovata pubblicata più volte in diversi post di quel periodo scritti su alcuni forum pachistani (di cui non diamo il link perché contenenti anche immagini molto cruente) dedicati alla lotta a Tehrik-i-Taliban Pakistan (Movimento talebano del Pakistan). Secondo quanto scrivono questi internauti (senza però dare riferimenti verificabili), la persona ritratta sarebbe un terrorista appartenente a questo gruppo, catturato nei pressi del confine tra Pakistan e Afghanistan nel corso di una vasta operazione dell’esercito di Islamabad iniziata a giugno dell’anno scorso. Alcuni interventi sostengono addirittura che la foto documenterebbe un arresto avvenuto nel 2010, senza fornire però dettagli verificabili.

La terza foto, con il giovane truccato (che non riportiamo, non sapendo chi sia la persona ritratta), è quella con la storia più difficile da ricostruire. Sicuramente circola almeno dal settembre 2013 (nahimi.dk) e da allora è stata usata molte volte da siti vicini al dittatore siriano Bashar Al-Assad. Le diverse fonti raccontano storie molto diverse: il ragazzo sarebbe un combattente dell’Esercito libero siriano che fuggiva fingendosi una donna; sarebbe un omosessuale che donava prestazioni sessuali al gruppo terrorista Fronte Al-Nusra; sarebbe un ragazzino violentato dalle milizie dell’opposizione al regime. Se i siti concordano nel dire che la fotografia sarebbe stata scattata in Siria, la maggior parte delle storie è evidente propaganda tesa a screditare il nemico associandolo al travestitismo e all’omosessualità.

E qui si profila il secondo grosso problema. La notizia dei terroristi en travesti piace tanto, un po’ perché attira nuovi lettori e un po’ perché permette di mettere in cattiva luce i “malvagi”. Cosa, quest’ultima, buona e giusta, se fatta con metodi corretti. Al di là del fatto che le notizie false possono trasformarsi in un pericolosissimo boomerang nelle mani di gente che ha dimostrato di destreggiarsi con infinita abilità nel mondo dell’informazione e della disinformazione, preoccupa la scelta di rispondere ad un’organizzazione che uccide le persone omosessuali e transgender con una propaganda dai chiari accenti omofobici e transfobici. Sicuramente non si costruisce così un futuro post-ISIS rispettoso anche delle minoranze sessuali.

 

Pier
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