Russia, ragazzo gay ucciso dalle torture dei naziskin?

Forse è anche un po’ colpa nostra. Da bravi occidentali attenti ai diritti umani ci siamo tanto indignati a leggere delle violenze che hanno colpito le persone LGBT in Russia prima e, soprattutto, dopo l’editto anti-propaganda gay di Putin, che non ci siamo nemmeno preoccupati di quello che postavamo e ripostavamo sui social network. I visi e i corpi di quei ragazzi, a volte poco più che bambini, torturati da bande di neonazisti li abbiamo esposti anche noi. Senza preoccuparci di cancellare la riconoscibilità dei loro volti. E diffondendone i connotati abbiamo finito con il fare il gioco dei loro aguzzini, i quali mettevano foto su Twitter e video su YouTube per documentare le loro azioni (che, come ogni buon antifascista sa, si compiono solo quando i naziskin sono almeno cinque per ogni vittima).

Così, sia pure in percentuale infinitesima – e fatte salve le nostre migliori intenzioni – siamo finiti ad essere complici di quella violenza che cercavamo e credevamo di combattere. E potremmo essere anche un po’ corresponsabili della morte di M.D., uzbeko, uno dei giovani simbolo di questa storia, la cui fotografia ha invaso Facebook, Twitter e gli altri social network nelle ultime settimane (spesso senza che si sia pensato di renderlo irriconoscibile come nell’immagine qui pubblicata).

Il ragazzo, vittima come molti altri di un gruppo neonazista che nasconde (o confonde?) la propria omofobia con il nome di Оккупай-педофиляй! (OccupyPedofilia), sarebbe deceduto proprio a causa delle numerose torture subite. Ad annunciarlo a spectrumhr.org, la prima fonte ad aver documentato questa ondata di violenze, è stato il dottor Valentin Degtyarev, che secondo il sito sarebbe un attivista per i diritti umani, ma di cui non si riesce ad avere alcuna informazione: la vaghezza della fonte è la sola speranza, al momento, che la notizia non sia fondata.

Ma intanto, quale che sia la sorte di M.D., le torture e le umiliazioni continuano e i video sono caricati senza sosta come dimostra il sito buzzfeed.com, che ne mostra un campionario impressionante oscurando – a differenza di molti altri – i lineamenti delle vittime, almeno nelle anteprime fotografiche.

E alle violenze dei neonazisti si vanno ora a sommare quelle perpetrate da membri dell’esercito, come dimostra il video pubblicato su zyalt.livejournal.com in cui un giovane viene strattonato e malmenato sulla piazza del Palazzo della marina di San Pietroburgo da un gruppo di militari paracadutisti che sono poi stati resi innocui da un intervento della polizia. La sola colpa dell’attivista, biasimato anche dall’autore dell’articolo (che pure non sembra contrario ai diritti per le persone LGBT), è di aver sventolato una bandiera arcobaleno.

Ma anche se l’omofobia russa invade ogni giorno nuovi spazi e rischia di prendersi tutta l’attenzione mediatica, sviando le proteste per tutte le altre iniziative autoritarie del nuovo “zar” Putin (ilgrandecolibri.com), va segnalato che non sempre questo genere di crimini resta impunito. E’ accaduto per esempio nel distretto di Voronezh che un omosessuale dichiarato, Pavel Lebedev, abbia vinto la sua causa contro il suo aggressore Dennis Zaitsev, condannato a due mesi di lavori forzati. Nonostante però la comprensibile soddisfazione di gayrussia.eu, va segnalato che la condanna fa riferimento ad una semplice aggressione, mentre il movente omofobico è stato rigettato dalla corte.

 

Michele
Copyright©2013ilgrandecolibri.com

Coerentemente con quanto detto nelle prime righe, continuiamo a non pubblicare immagini o link a siti che propongano il volto delle vittime delle violenze, eccezion fatta per quanto accaduto in una contestazione pubblica su una piazza di San Pietroburgo. Ed evitiamo anche di offrire i riferimenti dei siti neonazisti che diffondono quest’odio, credendo che – nella doverosa denuncia delle loro violenze – sia assolutamente da evitare qualsiasi tipo di pubblicità a questo genere di vigliacchi.

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7 commenti

    • Chissà com'è arrivato al nostro blog questo simpatico e coraggioso anonimo…
      Non posso dire che non mi ispiri sentimenti di reciprocità, perché uno così è vano sperare di farlo ragionare.
      Ma ovviamente la risposta è un'altra: mettici la faccia, esponi le tue idee (o le "ragioni" del tuo odio, o qualunque cosa che assomigli ad un ragionamento anche se lo so che è chiederti tanto) e poi ne parliamo. Buoni tutti ad andare in cinque contro uno con mazze da baseball e coltelli, io ne ho piena l'anima del fatto che oltre che idioti siete anche degli schifosi vigliacchi…

  • Tutti gli esseri umani devono sempre pagare per la stupidità, nessuno si può dare la colpa di quello che succede in Russia, nessuno può sperare che l'ignoranza e la follia svaniscano dal mondo, quella russa è solo una legge stupida e senza una logica, l'omosessualità non morirà mai, moriranno moltissimi omosessuali in questa battaglia, poi scenderanno nel silenzio già vissuto in passato per continuare a sopravvivere nei secoli e nei millenni, tornando un giorno fuori alla ribalta sperando in persone eterosessuali che usino quella massa grigia che si chiama cervello, un essere come Putin o Hitler all'epoca, volevano cose che non si possono ottenere, l'omosessuale nasce da eterosessuali quindi fino a che esisterano eterosessuali ci saranno omosessuali con o senza diritti, ma ci sarano.
    Una cosa che non sono pienamente convinto, moltissimi eterosessuali più deboli verranno circondati da eterosessuali folli obbligati a fare quello che viene fatto a fare ad omosessuali con falli finti etc venendo etichettati dal mondo come gay senza per forza esserlo ma nessuno ci pensa che se io ho un gruppo troppo elevato di persone intorno faccio quello che vogliono sperando in bene che io sia gay etro o trans…. poi diciamo la verità, molti di quelli compreso i lider ci vanno pure a letto facendo del sesso con loro per "purificarli" peccato che è un perfetto atto di omosessualità il loro, ovvio è un mio pensiero ma non credo che sia molto lontano dalla verità… il maschio è porco fossero solo donne forse no, ma i maschi se li fanno prima o dopo averli torturati.

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