Niente matrimoni tra persone dello stesso sesso nelle Filippine. Almeno per ora. La Corte suprema del paese asiatico ha bocciato all’unanimità una petizione che chiedeva di riconoscere il diritto a sposarsi delle coppie omosessuali, ma non tutto sembra perduto. La sentenza di rigetto, infatti, è stata motivata dal fatto che la petizione è partita da un giovane avvocato gay, Jesus Falcis, che in realtà non aveva nessuna intenzione di sposarsi. Mancando un caso concreto su cui esprimersi, i massimi giudici filippini hanno deciso di non pronunciarsi per presunte questioni tecniche.
Inoltre la Corte ha consigliato di rivolgersi ai tribunali di ordine inferiore, con parole molto dure nei confronti di Francis affidate al portavoce Brian Keith Hosaka: “Dimenticare i rudimenti essenziali della procedura giudiziaria e del decoro – o peggio, pretendere di conoscerli, ma in realtà solo per sfruttarli attraverso la propaganda – e poi buttarsi a capofitto nell’ardua impresa del contenzioso costituzionale è un tradimento sprezzante degli alti standard della professione legale“.
L’impressione di alcuni esperti, come il professore di diritto costituzionale Dan Gatmaytan, è che la Corte avrebbe potuto deliberare senza grossi problemi “tecnici” e che ha trovato solo delle scuse per evitare di prendere una decisione controversa sul piano politico. Sul piano giuridico, invece, è lo stesso tribunale supremo a spiegare che “la costituzione non definisce né limita il matrimonio sulla base di sesso, genere, orientamento sessuale, identità o espressione di genere“. Ma i massimi giudici delle Filippine, un po’ codardamente, hanno preferito lasciare la patata bollente in mano ai loro colleghi di rango inferiore. Chi ha davvero tradito gli “alti standard della professione legale”, allora?
Pier Cesare Notaro
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