Dopo le nozze, quale futuro per il movimento LGBT?

Baci, abbracci, carri, musica, bandiere arcobaleno: il Pride di Parigi, che si è svolto sabato scorso, è stata la solita grande festa. Si festeggiava negli anni passati, quando le discriminazioni erano legge ed i diritti erano riconosciuti solo in parte, e si è festeggiato anche quest’anno, a un mese esatto dalla celebrazione del primo matrimonio tra due persone dello stesso sesso in Francia . Molti giornali e blog avevano annunciato la marcia come la grande rivincita sulla “Manif pour tous”, l’imponente scia di manifestazioni omofobiche, mentre altri lasciavano trapelare la paura di violenze da parte dell’estrema destra. Non c’è stata ombra di violenze (gli Hommen si sono limitati a issare uno striscione contro la “dittatura delle minoranze”), ma neanche di rivincita, almeno a guardare il numero dei partecipanti (Le Monde).

Per le strade della capitale francese, infatti, si è presentata “solamente” qualche decina di migliaia di persone. Nonostante il trionfo in parlamento, la capacità di mobilitazione del movimento LGBT, ancora una volta (Il grande colibrì), è apparsa inferiore rispetto a quella di cui è capace la sacra alleanza tra Chiesa cattolica, movimenti fascisti e centro-destra “moderato”. Il fronte omofobico, inoltre, è riuscito a superare egregiamente la sconfitta, a ricompattarsi dopo un forte sbandamento (Il grande colibrì) e a rilanciare la propria immagine con azioni di “attivismo alternativo” su tutto il territorio nazionale, dalle “veglie in piedi” alle “manifestazioni individuali” lungo il percorso del Tour de France (Le Figaro), passando per il centinaio di auto che domenica ha dato vita ad un gigantesco corteo a Parigi… (Le Dauphiné)

Pride sconfitto, allora? “Gay-flop“, come hanno subito attaccato gli Hommen? Conviene ricordare – perché anche nella comunità arcobaleno lo si dimentica facilmente – che il senso di un Pride non si esaurisce nei suoi numeri: la parata dell’orgoglio LGBT, con la sua libertà e i suoi colori, con le sue musiche e i suoi carri, non è solamente una manifestazione che rivendica rispetto e pari diritti per la “diversità sessuale”, ma è anche un modello di diversità politica e rivendicativa offerta come esempio all’intera società. La festa del Pride – sempre se rimane festa gioiosa e libertaria e non si svilisce in semplice manifestazione sobria e compiacente – non teme i numeri dei suoi nemici, perché, a differenza loro, garantisce uno spazio a tutti ed offre un esempio percorribile, democratico ed inclusivo per il futuro della collettività.

Il Pride parigino, in ogni caso, è stata anche l’occasione per fare il punto su una domanda che nella confinante Italia appare ancora a dir poco fantascientifica: quali nuovi obiettivi si deve porre il movimento arcobaleno francese dopo avere ottenuto per le coppie dello stesso sesso il riconoscimento  del diritto a sposarsi e ad adottare? Nicolas Gougain, portavoce di Inter-LGBT, ha ricordato che “un certo numero di nostre rivendicazioni non è stato soddisfatto” e ha fatto un veloce elenco: diritti delle persone transessuali, procreazione medicalmente assistita, lotta alle discriminazioni vissute nella vita quotidiana, arginamento dell’ondata di violenze sollevata dentro e intorno alle manifestazioni contro le nozze omosessuali…Ma a queste sfide lanciate alla politica, si aggiunge una questione forse ancora più spinosa: una volta raggiunto il grande obiettivo della legge sul matrimonio che è riuscito ad unire associazioni, attivisti e semplici cittadini e a sopire particolarismi ed egoismi, le forze finora mobilitate continueranno ad agire compatte? Oppure il fronte comune si sfalderà, con le “minoranze nella minoranza” che continueranno la lotta per un’uguaglianza da cui sono ancora escluse, mentre il resto della comunità omosessuale si addormenterà comodamente sugli allori? Nel clima di festa per i recenti successi, affiora ogni tanto un soffio di inquietudine

Da questo punto di vista, la situazione è forse più semplice negli Stati Uniti : se “la smobilitazione post-matrimonio di donatori e volontari è un rischio”, come ricorda Urvashi Vaid, studioso di tradizioni presso il Centro per il diritto del genere e della sessualità alla Scuola di giurisprudenza della Columbia (The Nation), è anche vero che la recente sentenza della Corte suprema sull’incostituzionalità della legge federale che escludeva i matrimoni omosessuali non rischia di essere vissuta come un punto di arrivo sul quale adagiarsi. Infatti, la sentenza non si tradurrà automaticamente nel riconoscimento delle nozze gay in tutta la federazione e anzi le associazioni dovranno continuare a combattere strenuamente stato per stato per ottenere questo diritto (Washington Post).

La speranza è che l’obiettivo ancora non raggiunto del matrimonio su tutto il territorio statunitense possa mantenere compatto un movimento che, nel frattempo, può immaginare il proprio futuro. La lista dei nuovi obiettivi anche qui è lunga (legge contro le discriminazioni sul posto di lavoro, divieto delle terapie riparative, riconoscimento delle coppie omosessuali nella legge sull’immigrazione, ecc…) e anche qui il grande rischio individuato da vari attivisti (The Nation) è che vengano lasciati indietro i più deboli e i più poveri (trans, immigrati, neri, minoranze religiose, detenuti, HIV-positivi, prostituti…). La proposta, pur implicita, è che il movimento LGBT torni a riconoscere di essere inevitabilmente di sinistra. Sarà davvero questo il futuro dell’arcobaleno?

 

Pier
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RASSEGNA STAMPA
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Islam. Francia, i maghrebini (e i cittadini di altri paesi) esclusi dai matrimoni omosessuali.
Mondo. Pride a San Pietroburgo: dopo l’attacco degli omofobi, la polizia arresta gli attivisti.
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Sessualità. Twitter, le pornostar gay festeggiano la sentenza della Corte suprema sulle nozze.

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