Prof omofobi nelle scuole USA, qualcuno si ribella

Destin Holmes, 14 anni, jeans larghi e berretto da baseball, si era iscritta alla Magnolia Junior High School di Moss Point (Mississippi) per imparare qualcosa e qualcosa, purtroppo, ha imparato davvero. Sin dal primo giorno i compagni l’hanno chiamata “la cosa” o “lui-lei”, mentre gli insegnanti, più elegantemente, le si rivolgevano al maschile, incuranti delle sue proteste. Erano gli stessi insegnanti, d’altra parte, a vietarle di entrare nei bagni femminili e ad escluderla quando organizzavano gare dividendo la classe per sesso. Dopo due mesi di inferno, Destin ha tentato il suicidio. A quel punto, un responsabile della scuola reagì alle proteste del padre della ragazza, con parole chiarissime: “Io non voglio lesbiche schifose in questa scuola“. Ora Destin studia a casa, con sua nonna. Darà gli esami da privatista.

La storia di Destin è talmente allucinante da sembrare unica, e invece non è neppure rara. Il Centro legale sulla povertà nel sud (SPLC) ha raccolto numerose testimonianze di persecuzioni simili in quell’istituto e in altri della zona. I responsabili scolastici, denuncia l’associazione, non solo “ignorano costantemente le gravi e generalizzate molestie subite dagli studenti LGBT“, ma addirittura colpevolizzano, insultano e puniscono le vittime di bullismo. Se tutto questo non dovesse immediatamente cessare, l’organizzazione anti-discriminazioni è pronta a far partire una denuncia a livello federale.

Intanto l’Unione americana per le libertà civili (ACLU) sta combattendo contro un altro istituto superiore, la Sultana High School di Hesperia (California), dove sembra regnare un’omofobia forse un po’ meno spietata, ma altrettanto malevola. Qui il personale docente e amministrativo della scuola è accusato di usare un linguaggio omofobico. Ad esempio, un insegnante avrebbe detto ad un proprio alunno: “Sei gay e nessuno vuole stare con te“.

Qui, però, una ragazza come Destin non si sarebbe ritrovata completamente sola: alcuni studenti, infatti, hanno dato vita ad una Alleanza gay-etero, nonostante i ripetuti tentativi della scuola di ostacolare le attività del gruppo. Qui ora alcune studentesse, per sfidare l’omofobia dell’istituto, vorrebbero partecipare al ballo di fine anno indossando uno smoking e un ragazzo, invece, ha annunciato che arriverà con scarpe con il tacco. I responsabili della scuola hanno già fatto sapere che ammetteranno al ballo solo gli studenti con un abbigliamento giudicato tradizionalmente conforme al loro genere. Tutto ciò “viola il diritto alla libera espressione degli studenti e rappresenta una discriminazione di sesso e di genere proibita dalle leggi statali e federali“, denuncia l’ACLU.

I media americani in questi giorni hanno anche raccontato la storia di Caylend Childs, studente di una middle school (scuola media inferiore) di East St. Louis (Illinois). Il ragazzino, che i bulli avevano già gettato nelle pozzanghere di urina di un bagno nei mesi scorsi, ha passato tutta una giornata scolastica con la scritta “frocio” sul collo, tracciata da un compagno con un pennarello indelebile. In questo caso, però, i responsabili educativi hanno promesso che faranno di tutto per individuare il colpevole e punirlo (Fox2now).

Per fortuna negli Stati Uniti  stanno diventando sempre più numerose le scuole attente al tema dell’uguaglianza e ai bisogni dei propri studente LGBTQ*. Ad esempio Grant Magazine, il giornalino della Grant High School di Portland (Oregon), racconta con orgoglio la storia dei bagni unisex della propria scuola, creati per evitare disagi agli studenti transgender e accolti con soddisfazione dall’Alleanza gay-etero dell’istituto. Prima dei bagni unisex, racconta un ragazzo trans, “non bevevo liquidi dalle 6 del mattino alle 3.30 del pomeriggio. Se dovevo bere, andavo nei bagni delle ragazze: preferivo sentirmi a disagio lì che terrorizzato nel bagno dei ragazzi“.

Eppure, sebbene i casi positivi siano in costante aumento, il quadro generale delle scuole USA rimane fosco: secondo la “Ricerca nazionale sul clima scolastico 2011”, pubblicata sei mesi fa dal Network per l’educazione gay, lesbico e etero (GLSEN), l’82% degli studenti LGBTQ* afferma di essere stato insultato a scuola, il 38% di essere stato molestato fisicamente e il 18% di aver subito veri e propri assalti. Otto transgender su dieci e sei omosessuali su dieci ritengono che la scuola sia un luogo pericoloso per la propria incolumità. E pensano anche che sia un’istituzione disinteressata, considerando che solo il 40% degli studenti LGBTQ* ha denunciato ai responsabili scolastici almeno una volta le molestie o violenze subite da compagni omofobi o transfobi.

 

Pier
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