Anche se i gay si sposano, a scuola regna l’omofobia

Quando pensiamo alla situazione LGBTQ* e ad alcuni stati occidentali che hanno adottato legislazioni e politiche che riconoscono esplicitamente le unioni delle persone omosessuali, dovremmo sempre considerare, oltre al peso netto dei diritti civili, anche la tara di tradizioni ataviche di discriminazione e di comportamenti che rischiano di vanificare, almeno in parte, il risultato delle lotte per l’uguaglianza. Vero è che le situazioni di cui ci occupiamo oggi hanno realtà variegate entro i propri confini e finanche legislazioni diverse regionalmente o diritti parziali. Ma è altrettanto vero che non siamo nell’est europeo dove spira il vento russo del proibizionismo anche contro la parola LGBT (ilgrandecolibri.com) o in uno dei paesi africani dove la semplice omosessualità può essere causa di condanna al carcere o alla morte (ilgrandecolibri.com). E che tutte le informazioni che vi offriamo come documentazione riguardano il sistema educativo.

Si comincia con gli Stati Uniti , la nazione che ha un presidente che ha fatto dei diritti LGBT una bandiera della propria amministrazione e dove una sentenza di giugno della Corte suprema ha cancellato l’impossibilità di estendere il matrimonio alle coppie dello stesso sesso. Si va dalla scuola cattolica che licenzia l’insegnante Ken Bencomo, appena dopo il matrimonio con il suo compagno, sebbene oltre duemila persone abbiano sottoscritto una petizione per chiederne la reintegrazione (dailybulletin.com), allo studente sedicenne dello Iowa AJ Betts che arriva al suicidio dopo vari episodi di bullismo, incluso un outing subito circa un anno fa (kcci.com), e finisce in fondo ad una lista che ormai comprende cinque nomi di ragazzi spinti a togliersi la vita negli ultimi cinque anni nella Southeast Polk High school di Pleasent Hill.

In mezzo a questi due estremi ci sono gli insegnanti omosessuali che sono i meno motivati nel combattere l’omofobia (tes.co.uk),  gli studenti che protestano perché non vogliono firmare un protocollo scolastico contro il cyberbullismo proposto dal distretto scolastico di Lodi, a Sockton in California (recordnet.com), che “violerebbe le loro liberta costituzionali“.

E, più in generale, c’è la fotografia di una generazione LGBT ancora in grande difficoltà, visto che, come osserva Louie Marven, direttore esecutivo del centro LGBT di Harrisburg, in Pennsylvania, “ci sono molti modi in cui le nostre vite si intersecano con l’economia ed eccone un altro: i giovani LGBT hanno meno probabilità di proseguire gli studi“. L’affermazione si basa sui costi” del coming out giovanile studiati dall’associazione: “Nella realtà la scuola può essere un luogo crudele per gli adolescenti che vengono allo scoperto. Spesso il prezzo che pagano è un’intera carriera. O, più concretamente, il loro intero futuro” (pennlive.com).

Cambiando continente e spostandoci agli antipodi, scopriamo – con la stessa inquieta sorpresa di theglobalmail.org – che in Australia  alcune scuole cristiane offrono un servizio di counselling per far superare agli studenti la loro eventuale attrazione per persone dello stesso sesso. I programmi sono analizzati nel dettaglio, sentendo varie voci delle scuole coinvolte, ma le conclusioni sono impietose e non sono affidate solo ad esponenti LGBT come Bob Brown, primo parlamentare gay australiano, che vorrebbe far perseguire penalmente queste scuole.

Ancora più importante pare infatti l’opinione di Kate Carnell, amministratore delegato di Beyond Blu, un’organizzazione che fornisce al pubblico informazioni sulla depressione: “Una parte del compito delle scuole dovrebbe essere quello di rendere gli studenti più forti e spingerli ad accettarsi di più. Questi programmi per diventare ex-gay sono dannosi ed espongono gli studenti LGBT di quelle scuole ad un rischio maggiore di depressione, ansia e addirittura, in alcuni casi, di suicidio“.

Purtroppo la legge australiana garantisce tuttora alle organizzazione libertà di discriminazione nel sistema scolastico, mentre l’ha rimossa nei servizi per gli anziani, anche se lo stato di Sidney sembra intenzionato ad intervenire al più presto in materia. E l’ex presidente dell’Alta corte di giustizia nazionale, Michael Kirby, ha suggerito ai genitori di iscrivere i propri figli in scuole statali, dove non rischiano di patire questo tipo di discriminazioni (theage.com.au).

Nel complesso, comunque, la gioventù australiana sembra essere un po’ più avanti della generazione che l’ha preceduta e che si è dimenticata in modo così clamoroso di tutelare la loro libertà di essere etero, gay, transessuali. Lo dimostrerebbe il risultato del sondaggio compiuto tra i giovani da tai.org.au, in cui il matrimonio omosessuale risulta essere tra gli argomenti più importanti.

Due buone notizie arrivano infine dalla vecchia Europa, e in particolare dal Regno Unito . In Scozia un bigotto appassionato di Twitter è stato condannato a pagare 40mila sterline ad un’insegnante ed attivista omosessuale contro cui aveva scatenato una campagna definendola pedofila (dailyrecord.co.uk). E i libri per bambini in uso nelle scuole primarie del regno dovranno parlare dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, per promuovere l’insegnamento della tolleranza tra i giovanissimi (telegraph.co.uk).

 

Michele
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