L’omosessualità e il matrimonio nella storia dell’islam

Scià Abbas I il Grande con il suo amante (XVII secolo)

Da quando, il 26 giugno 2015, la Corte suprema degli Stati Uniti ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, vari gruppi religiosi hanno reagito alla sentenza. Gli americani musulmani, gruppo minoritario negli USA, hanno fatto fatica a trovare una posizione comune. Alcuni hanno condannato esplicitamente la sentenza, altri hanno sollecitato un’accettazione più esitante della decisione della corte. Conscio della posizione precaria delle minoranze negli Stati Uniti, l’imam Suhaib Webb ha incoraggiato una prospettiva sfumata di rispetto e sostegno politico alla sentenza, pur riconoscendo i dilemmi teologici ed etici dei musulmani conservatori [youtube.com]. Un gruppo di pensatori e attivisti afgano-americani ha assunto una posizione di accettazione ancora maggiore in un panel online in cui ha manifestato il proprio sostegno alla sentenza e alla comunità LGBT nel suo complesso [youtube.com].

Lo scrittore Reza Aslan e l’attore Hasan Minhaj hanno scritto su religiondispatches.org una lettera aperta agli americani musulmani per incoraggiare accettazione e tolleranza, ricordando ai musulmani che anche loro sono una minoranza negli Stati Uniti e che dovrebbero difendere i diritti delle altre minoranze. La lettera ha suscitato sorpresa e alcuni hanno attribuito la posizione degli autori all’influenza occidentale. In America ed Europa c’è la tendenza a rappresentare i musulmani come fermamente contrari ai matrimoni omosessuali, ma – come ora vi spiegherò – posizioni come quella di Reza e di altri come lui evidenziano in realtà parti dimenticate della storia islamica: proprio come per il cristianesimo, la storia delle relazioni omosessuali nell’islam è molto più complessa di quanto si potrebbe credere.

Innanzitutto dobbiamo riconoscere che, anche se le relazioni e le persone omosessuali sono sempre esistite, secondo studiosi come Michel Foucault l’omosessualità come identità è emersa in parallelo all’eterosessualità nell’epoca moderna. Allo stesso modo, si può sostenere che l’omofobia stessa sia una paura prevalentemente moderna legata alle ansie sulla mascolinità nei contesti nazionalisti. Il Corano stesso non parla direttamente di omosessualità, ma si riferisce a pratiche specifiche.

Per quanto riguarda le relazioni tra persone dello stesso sesso, i musulmani citano i tristemente famosi versetti coranici sul popolo di Lot (Sura VII, I muraglioni, 80-84), che alcuni studiosi moderni, proiettando in questi versetti sensibilità moderne, interpretano come una condanna dell’omosessualità. Altri studiosi, invece, contestualizzano questi versetti attraverso le “Storie dei profeti” (Qisas Al-Anbiya) di Kisai, una biografia commentata dei profeti islamici in cui la storia di Lot viene riferita come condanna della corruzione che aveva infettato il popolo di Lot, popolo portato da una carnalità bestiale a commettere stupro e sodomia; in altre parole, non sarebbe una condanna diretta della sodomia.

In realtà il Corano approva la diversità dei desideri quando afferma che Dio ha creato diversi compagni per l’umanità (Sura XXX, I bizantini, 21). Inoltre il Corano usa un immaginario omoerotico nel descrivere il paradiso come pieno di servitori maschi ed eternamente giovani, così attraenti che “quando li vedrai, li paragonerai a perle sparse” (Sura LXXVI, L’essere umano, 19; v. anche Sura LII,  Il monte, 24).

Dobbiamo anche considerare la vita del profeta Maometto ed il fatto che sua moglie, Umm Salama, aveva un servitore omosessuale o intersessuale, Hit. Oltre a Hit, dobbiamo citare anche Tuways e Al-Dalal: queste persone, conosciute con il nome di “mukhannathun” (مخنثون), erano considerate compagni di Maometto, suoi discepoli e amici. I mukhannathun sono stati anche le guardie della tomba di Maometto, dopo la sua morte.

Relazioni e storie d’amore tra persone dello sesso sesso sono esistite in tutta la storia della civiltà islamica, già a partire dal VII secolo. Il famoso poeta persiano Rumi ed il padre della poesia classica islamica, Abu Nuwas, hanno scritto versi che inneggiavano alla bellezza dei giovani maschi: negli imperi medievali abbaside, ottomano e safavide, i canoni di bellezza nelle opere poetiche e artistiche ruotavano intorno all’aspetto giovanile e desiderabile dei giovani uomini.

Certamente anche le donne ricevano lodi, ma i canoni di bellezza si concentravano prima di tutto su un concetto di giovinezza equiparato alla vitalità e al desiderio. In molte poesie scritte da Rumi, da Abu Nuwas e da tanti altri autori, questo concetto era incarnato da giovani maschi, ai quali però erano attribuite qualità femminee, evidenziando la natura fluida della mascolinità e della femminilità.

Califfi come Al-Amin, nel califfato abbaside dell’VIII secolo, si sono legati in relazioni con altri uomini ed i testi raccontano come guerrieri come Abu Muslim, che ha rovesciato la dinastia ummayade, andassero a letto con i loro paggi. Anche se senza dubbio sono esistiti periodi di oppressione e gli studiosi hanno dibattuto ansiosamente se certe azioni dovessero essere permesse o proibite, nel complesso la civiltà islamica non solo ha tollerato le storie d’amore tra persone dello stesso sesso, ma le ha anche accettate.

Nella tradizione letteraria arabo-musulmana non sono altrettanto diffuse le prove testuali relative a relazioni omosessuali tra donne, tuttavia resta ampiamente provato il fatto che queste relazioni fossero tollerate e che ricevessero anche elogi: per esempio, la “Enciclopedia del piacere” (Jawami al-Ladhdha), scritta da Abul Hasan Ali nel X secolo, racconta la storia di corteggiamento e amore tra due donne, Hind Bint Al-Nurman e Al-Zarqa.

Alcuni periodi della storia islamica si sono caratterizzati per una maggiore accettazione rispetto ad altri e dobbiamo anche riconoscere che c’erano differenze tra una regione e l’altra, ma nella storia ha prevalso decisamente la tolleranza. Quando il famoso studioso marocchino Muhammad Al-Saffar fece un viaggio in Europa nel XIX secolo, fu sorpreso dalla scoperta che gli europei consideravano ripugnante il corteggiamento omosessuale, che, al contrario, era accettabile nel mondo islamico. E infatti questa accettazione del corteggiamento e delle storie d’amore tra persone dello stesso sesso era utilizzata dagli scrittori cristiani e orientalisti europei come una prova del presunto lassismo morale dell'”Oriente”.

Ecco alcuni esempi di rappresentazioni artistiche di relazioni omosessuali maschili. L’immagine di apertura, opera del XVII secolo di Muhammad Qasim, rappresenta lo scià safavide Abbas I con il suo amante e coppiere. La miniatura qui sotto è tratta da un manoscritto dei “Sette troni” (Haft Awrang) di Jami che risale al XVI secolo: sono ritratti un giovane uomo con i suoi spasimanti.

arte islamica gay 1
Giovane con spasimanti di Jami (XVI secolo)

Qui sotto, l’acquarello di Aqa Mirak Tabriz di epoca safavide (XVI secolo) rappresenta due giovani principi che sono amanti.

arte islamica gay 2
Giovani principi innamorati di Aqa Mirak (XVI secolo)

Queste pitture ottomane, risalenti al XIX secolo, sono tratte da “Sawaqub al-Manaquib” e ritraggono i rapporti sessuali tra un uomo ed il suo coppiere.

Sesso anale nel Sawaqub al-Manaquib (XIX secolo)
Sesso anale nel Sawaqub al-Manaquib (XIX secolo)
Sesso anale nel Sawaqub al-Manaquib (XIX secolo)
Sesso anale nel Sawaqub al-Manaquib (XIX secolo)

La realtà culturale e sociale delle relazioni omosessuali nell’islam è stata insabbiata nella riflessione storiografica. Coloro che desiderano imporre un’unica interpretazione della religione, ignorano secondo le proprie convenienze questi aspetti della storia islamica per proporne un racconto che è frutto dei loro pregiudizi. Anche se l’esistenza storica di relazioni amorose tra persone dello stesso sesso è un fatto inconfutabile, il loro racconto è nascosto sotto il tappeto e la storia di tolleranza viene nascosta per proporre, al suo posto, una descrizione dell’islam come fede omofobica ed aggressiva.

Al di là di questa storia complessa, nell’islam la definizione del matrimonio e delle relazioni consentite è evoluta (ed è un fatto evidenziato dagli storici del matrimonio in generale). Molti musulmani di oggi celebrano il matrimonio tradizionale tra un uomo e una donna con l’intenzione di formare una famiglia, ma questa definizione è piuttosto diversa da quanto afferma il Corano.

Il Corano acconsente al piacere sessuale, ma anche alla poligamia (Sura IV, Le donne, 3). Inoltre, proprio come la Bibbia, agli uomini è concesso avere delle concubine, chiamate “ma malakat aymankum” (ما ملكت ايمانكم), cioè “quelle che le vostre mani destre posseggono” (Sura IV, Le donne, 24; v. anche Sura XXIII, I credenti, 5-6). Oggi la definizione di matrimonio nell’islam è molto diversa: persino gran parte dell’islam ortodosso non promuove attivamente il concubinato e la maggior parte dei musulmani non pratica la poligamia. Nel corso della storia l’interpretazione islamica del concetto di matrimonio ha subito un’evoluzione, è cambiata, e quello che chiamiamo “matrimonio tradizionale” è tutt’altro che un’istituzione immutabile.

E’ importante capire questa storia, che non era stata praticamente messa in discussione fino all’emergere da un lato dei salafiti, interpreti letterali e puritani, e dall’altro degli islamofobi. La Scrittura, verosimilmente, non cambia, ma il coinvolgimento del credente nei confronti della Scrittura è in una evoluzione costante che va di pari passo con le condizioni storiche in cui vive. E’ importante ricordare la storia di tolleranza e accettazione nell’islam: Reza e gli altri non sono necessariamente “occidentalizzati” e in ogni caso stanno valutando la questione attraverso un’analisi interna alla storia dell’islam.

Riconoscendo che ci sono altri modi di rappresentare il matrimonio e le relazioni omosessuali e che questi modi sono già incorporati nelle loro tradizioni religiose, i musulmani – e non solo loro – dovrebbero scrollarsi di dosso l’idea che il concetto di “matrimonio tradizionale” sia unico e monolitico e dovrebbero, invece, celebrare la diversità consentita all’interno delle loro scritture sacre.

 

Ali A. Olomi
Ali A. Olomi è storico, scrittore e dottorando all’Università della California, Irvine
Traduzione di Pier da islamicommentary.org
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