Papa più perbene coi gay, Tutu va all’inferno con loro

Se monsignor Vitus Huonder, vescovo di Coira, vede in pericolo “l’essenza stessa della fede“, il suo collega alla diocesi di Basilea, monsignor Felix Gmür, parla confusamente di una “zona grigia“: in Svizzera  un articolo dell’edizione domenicale del quotidiano Neue Zürcher Zeitung sta facendo scalpore e sta mostrando tutta la gamma delle reazioni che l’omosessualità riesce a provocare tra i cattolici. Secondo il giornale, che ha realizzato un’inchiesta con la collaborazione della “Associazione dei dipendenti omosessuali all’interno della Chiesa cattolica”, almeno una ventina di preti in tutto il paese benedice le coppie omosessuali, con grande felicità di tutti i parrocchiani. Huonder si infuria, Gmür farfuglia che “non si può rifiutare una benedizione a nessuno“. Le porte della chiesa si aprono o restano chiuse?

La domanda che si stavano ponendo i fedeli svizzeri ora è diventato un quesito che interessa i cattolici di tutto il mondo dopo le esternazioni di papa Francesco. Rivolto ai giornalisti che lo riaccompagnavano in volo dal Brasile al Vaticano , Bergoglio ha affermato: “Se uno è gay e cerca il Signore, chi sono io per giudicarlo? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli“. E così i giornali adoranti hanno potuto gridare al miracolo di un pontefice che ama persino gli omosessuali.

Il punto di riferimento, in realtà, rimane ancora il Catechismo, che non approva “in nessun caso” gli “atti di omosessualità“, mentre chiede di evitare “ogni marchio di ingiusta discriminazione” nei confronti delle persone che presentino “tendenze omosessuali profondamente radicate“, ma che preferiscano rinunciare alla sessualità e vivere una vita di castità. Sotto il piano dottrinale non sembra cambiare nulla, anche se, ad essere ottimisti, si può intravedere qualche spiraglio per un miglioramento dal punto di vista della comunicazione mediatica.

Perché Francesco I sembra molto attento a cosa comunica ai media e a come lo comunica. La gestione dei rapporti con la stampa è eccezionale. E infatti anche questa volta i giornali si sono inchinati in adorazioneRepubblica.it nel titolo sottolinea solo le aperture vere o presunte (gay e divorziati), mentre nel testo dell’articolo riesce addirittura a sostenere che il papa avrebbe avvertito “implicitamente” [sic!] i giornalisti “del rischio dell’omofobia che corrono certi fustigatori dei costumi degli altri“. Solo liberoquotidiano.it smonta l’immagine di un papa progressista. E non a caso: per il quotidiano berlusconiano un “papa buono” da incensare è un papa omofobo…

Intanto i fedeli rischiano di essere sempre più adoranti, ma anche sempre più smarriti. Avrebbero bisogno di risposte un po’ più chiare. “Sia il vostro parlare sì, sì; no, no“, chiedeva Gesù (Matteo 5, 37) e sempre più cristiani stanno dicendo un sì senza ambiguità alle persone omosessuali e transessuali. Per tutti loro un esempio grandioso di amore cristiano è l’arcivescovo anglicano sudafricano  Desmond Tutu, che proprio in questi giorni ha dichiarato: “Io non adorerei un dio omofobo. Mi rifiuterei di andare in un paradiso omofobico. Direi: ‘Mi spiace, piuttosto preferisco andare nell’altro posto’” (washingtontimes.com). Di fronte all’inferno pieno d’amore di Desmond Tutu, il paradiso di Francesco sembra scolorire in un mesto purgatorio…

 

Pier
Copyright©2013ilgrandecolibri.com

 

Rettifica. Nella prima versione di questo articolo si attribuiva a papa Francesco la seguente frase: “Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene”. Questa frase, riportata da alcune agenzie stampa e da alcuni quotidiani, in realtà non è stata pronunciata.

* * *

Riportiamo con grande piacere l’interessante commento alle parole di Desmond Tutu che abbiamo raccolto da Gianni Geraci, portavoce del Gruppo del Guado (gaycristiani.it) di Milano.

Quello che dice l’arcivescovo Tutu è in linea con la predicazione di Gesù così come viene ripresa nei testi del Nuovo Testamento. Come ci fa capire bene l’autore della prima lettera di Giovanni, la condizione per essere raggiunti dalla luce divina incui consiste il Paradiso è quella di amare tutte le persone che lì incontreremo, senza escludere nessuno.

Ma se odiamo i nostri fratelli, ci allontaniamo da quella luce e torniamo nelle tenebre (1 Gv 2, 9), perché l’odio per il fratello ci allontana da Dio che è luce e in cui non ci sono tenebre (1 Gv 1, 5), ci porta a mentire, perché anche se diciamo di essere in comunione con Dio e odiamo il nostro fratello la verità non è in noi (1 Gv 1, 6) e ci fa camminare nelle tenebre, perché le tenebre hanno accecato i nostri occhi (1 Gv 2, 11).

Chi non può accettare un Paradiso in cui vengono accolti anche gli omosessuali rischia di finire all’Inferno, non perché Dio lo ama di meno, ma perché sarà lui che, accecato dall’odio, non sarà in grado di riconoscere l’amore di Dio.

 

Gianni
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14 commenti

  • Terence … leggendo ci starebbe anche che Max sia Gay … comune le cose che scrive le potrei aver scritte pure io (e sono gay) e non mi pare facciano la morale a nessuno. Solo cita testi del catechismo… senza neppure dire che ne pensa.
    Forse c'è stato un po' di fraintendimento.

    Comunque sulla castità .. bel tema! Ci starebbe un bell'approfondimento di cosa ne pensano le diverse religioni!

    Io per me mi accontento di pensare che castità non è uguale ad astinenza o sacrificio … ma ha a che fare piuttosto con il vivere la sessualità senza violenza e senza usare l'altro.

  • Max, mi spiace, di solito non insulto e non giudico, un giorno, spero capirai che la tua è una posizione tanto da intellettuale e poco adeguata alla realtà. Il punto di vista del papa è interessante ma è come una goccia in un oceano di bisogno, totalmente inadeguata. Per quanto riguarda la sintesi non so, so solo che queste parole della Chiesa non sono adeguate a guardare o ad aiutare la nostra condizione. Mi auguro che ci sia davvero un'altra vita più libera in cui non ci siano più ingiustizie come quelle di cui inconsapevolmente molti di voi si fanno portavoce.

  • Terence tu ovviamente esprimi giudizi su di me non conoscendomi minimamente ne conoscendo la mia storia. Ma io comprendo la tua incazzatura solo credo sbagli bersaglio insultando me che sto semplicemente spiegandoti quello che insegna la Chiesa a proposito della castità o prendendotela con il Papa che ha delineato un punto di partenza diverso da questa morale con il quale guardare all'omosessualità nella Chiesa.

    Io sono un semplice credente e pur non essendo omosessuale vivo quotidianamente le difficoltà di essere coerente con gli insegnamenti della Chiesa eppure so che non posso dipingermi il modello di Chiesa a me più congeniale. Sarebbe forse tutto più semplice ma anche tutto meno autentico.

    Ti auguro di poter trovare la sintesi più corretta e coerente tra la tua legittima vita affettiva e spirituale.

  • Terence le coppie sposate sono chiamate alla castità anche nella loro vita di sposati. Ti cito, in coda, il catechismo (CCC 2348-2349).

    Poi la morale cristiana può piacere o non piacere ma si è cristiani per chiamata e scelta di vita non per obbligo. Io se, da sposato cattolico, posso sentire una ingiustizia il vivere la castità dentro il mio matrimonio semplicemente comincerò a chiedermi davvero se voglio continuare a sentirmi cattolico o meno. Se invece non sono cattolico e non voglio esserlo credo mi importi molto poco degli insegnamenti di morale sessuale della Chiesa.

    Per questo precisavo che Papa Francesco fa un discorso diverso. Non parte dalla morale sessuale per mettere al centro la persona come figlio di Dio.

    Questa la citazione dal Catechismo della Chiesa Cattolica per quanto riguarda la castità di ogni battezzato (anche sposato)

    2348 Ogni battezzato è chiamato alla castità. Il cristiano si è rivestito di Cristo, 233 modello di ogni castità. Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a condurre una vita casta secondo il loro particolare stato di vita. Al momento del Battesimo il cristiano si è impegnato a vivere la sua affettività nella castità.

    2349 « La castità deve distinguere le persone nei loro differenti stati di vita: le une nella verginità o nel celibato consacrato, un modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio solo, con cuore indiviso; le altre, nella maniera quale è determinata per tutti dalla legge morale e secondo che siano sposate o celibi ». 234 Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità nella continenza:

    « Ci sono tre forme della virtù di castità: quella degli sposi, quella della vedovanza, infine quella della verginità. Non lodiamo l'una escludendo le altre. […] Sotto questo aspetto, la disciplina della Chiesa è ricca ». 235

    • Volevo ringraziare anch'io Max per le precisazioni. Io sono abbastanza d'accordo con Terence che non vede una grande libertà per i gay. Ma è fuor di dubbio che – sic stantibus rebus – un cambiamento si annuncia (non è ancora in atto) e non sembra solo un'operazione di maquillage. Vedremo col tempo se cambierà davvero ma almeno sembra un buon inizio.
      Certo è che quando si trovano tante fonti concordanti non è facile riconoscere un'informazione errata. Ma è un ottimo stimolo per farlo avere lettori così attenti e preparati. Anche se personalmente per me la scelta più naturale è stato salutare la chiesa cattolica parecchi anni fa…

    • Max tu parli perchè hai la bocca per parlare o come si dice dalle mie parti "il culo pieno". E' bello fare la morale a chi è povero e dirgli di non rubare, a chi è omosessuale di non provare e sperimentare anche fisicamente a vivere l'amore per una persona. Tu hai la pancia talmente piena che non ti accorgi neanche della giusta fame dei tuoi fratelli. Ti auguro un figlio omosessuale perchè tu possa sperimentare fino in fondo e nella tua carne cosa vuol dire per lui. Parleresti di meno e soffriresti di più. Comunque la gente come te non fa che allontanare le persone dalla Chiesa. Volete fare un ghetto? Il "resto di Israele"? Gli eletti illuminati? Fatelo, ma non vi rendete conto che fate parte solo di un club di fortunati e questa NON è carità. Quanto a me mi fate allontanare sempre più dalla Chiesa e preferisco l'inferno piuttosto di stare con gente come voi che imponete pesi e regole a gente che non li può portare, che dite "posso sentire una inguistizia vivere la castità nel mio matrimonio" (che ne sai tu di cosa vuol dire non potersi neanche sposare??? che ne sai di cosa si prova a non poter avere una famiglia o dei figli per condizione e non per scelta??? )Smettila di fare la morale agli altri. Io mi dovrei sentire "accolto " come figlio di Dio cioè fratello tuo? Se Iddio mi ha fatto fare certi incontri e mi ha portato certi sentimenti e certe esigenze, quelle di legarmi a un uomo, perchè dovrei censurarle in continuo? Sabbe come se io ti dicessi che tu pure essendo stato attratto da tua moglie non PUOI metterti con lei. Tu lo hai fatto, ti sei messo con lei, io invece non posso se non allontanandomi dalla religione in cui sono nato e che amo! Perciò parli…perchè hai la bocca per parlare! E con questo basta per quel che mi riguarda, mi hai fatto incazzare abbastanza.

  • Max le coppie etero sposate non sono chiamate alla castità all'interno della coppia stessa, anzi il rapporto sessuale fa parte del sacramento. I gay sono SEMPRE E COMUNQUE chiamati alla castità anche se si innamorano di un uomo e gli sono fedeli. Quindi Max se questa non è discriminazione è comunque ingiustizia. Se tu Max non la senti come tale sono affari tuoi, ma non edulcorare tutta la violenza che un omosessuale sente sulla propria pelle da una siffatta dottrina in cui ciò che si prova dentro deve essere castrato in continuazione. Con una siffatta accoglienza io mi ci pulisco il…

  • Colapesce e Max, avete ragione e vi ringrazio della segnalazione. Purtroppo mi sono fidato di agenzie stampa e giornali che davano versioni concordanti. E' vero che, per questo motivo, non era così semplice capire di essere in presenza di un falso e che alcune informazioni più precise e smentite hanno iniziato a diffondersi davvero solo dopo la pubblicazione di questo articolo, ma è altrettanto vero che probabilmente potevo verificare meglio le fonti. Me ne scuso e, appena mi sarà tecnicamente possibile, rettificherò l'articolo, come successo in un'altra occasione quando abbiamo pubblicato un'informazione errata.

  • Confermo il commento di cui sopra. Il papa non ha mai detto che i gay sono persi ne tantomeno che ci siano gay per bene e gay per male.

    Per evitare questa disinformazione macroscopica dovuta magari alla fregola di sparare sul Papa sarebbe bastato leggere, piuttosto che Libero (sic!) la trascrizione integrale della conferenza stampa sul sito del vaticano o la registrazione, sempre integrale, sul sito di avvenire.

    http://www.vatican.va/holy_father/francesco/speeches/2013/july/documents/papa-francesco_20130728_gmg-conferenza-stampa_it.html

    http://www.avvenire.it/Audio/Pagine/Audio.aspx?AudioId=148

    • Posso permettermi di dubitare della trascrizione? Quanto allì'audio, di cui si capisce pochissimo, puoi dirmi a che minuto parla dei gay? Si tratta di una registrazione molto disturbata, in parte non in italiano, di un'ora e venti minuti… Visto che l'hai ascoltata bene, puoi aiutarmi?
      Comunque i riferimenti al catechismo li ha fatti? Se li ha fatti (e né tu né l'anonimo commentatore che ti ha preceduto lo mettete in dubbio) la sostanza rimane quella: il gay buono è quello che pratica la castità, per gli altri c'è la punizione divina. Quindi il giudizio della chiesa e della sua guida suprema non cambia e non sembra esserci nessuna apertura, ma solo un cambiamento – sicuramente importante ma più formale che altro – di linguaggio.

    • Michele se segui la trascrizione con la registrazione vedrai che è fedelissima. La parte relativa ai gay si trova negli ultimi minuti della registrazione (mi pare da 1.18 circa) e della stessa parte troverai delle registrazioni video di ottima qualità (io l'ho rivista ieri sul'edizione digitale di RepubblicaSera).

      I riferimenti al catechismo li ha fatti e li ha fatti in questa misura: "Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega in modo tanto bello questo, ma dice – aspetta un po’, come si dice… – e dice: “non si devono emarginare queste persone per questo, devono essere integrate in società”".

      La questione della castità (che però Francesco nel suo intervento che stiamo commentando non cita) è una questione ampia dentro la morale della Chiesa e non riguarda solo i gay ma anche le coppie eterosessuali che sono, anch'esse, chiamate alla castità.

      Si possono fare tutte le critiche che si vogliono alla "dottrina morale" della Chiesa (che però poco c'entra con la questione delle discriminazioni sessuali visto che la stessa riguarda anche gli eterosessuali e le coppie sposate). Ma appare anacronistica farla proprio attaccando un Papa che, con evidenza, affronta il problema da un punto di vista diverso.

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