Paul Ryan, il vice repubblicano che nega i diritti LGBT

La sterzata conservatrice di Mitt Romney, che dopo aver sconfitto nelle primarie gli avversari apparentemente più integralisti ha avuto un’escalation continua, ha portato la scorsa settimana alla scelta di un candidato vicepresidente che promette di fare a pezzi ogni singola conquista sociale che la presidenza di Barack Obama ha portato in questi quattro anni. Il partito repubblicano ha quindi scelto la strategia di sfondare a destra, dopo gli insuccessi delle iniziali aperture di Romney: il 26 aprile l’annuncio trionfante di aver nominato come nuovo portavoce un gay (ABC) e appena dieci giorni dopo il suo abbandono per la diffusa omofobia nel partito (Washington Post) bene illustrano questa parabola.

Paul Ryan (nella foto), il vice designato per la presidenza repubblicana, vuole smontare lo stato sociale pezzo per pezzo, benché ne abbia beneficiato egli stesso (Politico). Ma soprattutto si spende dichiaratamente contro il matrimonio omosessuale, continuando a ripetere ossessivamente che “Obama e Biden hanno detto che la famiglia è costituita da un uomo e una donna, quindi non capisco perché dovremmo parlare di quest’argomento“, benché sappia bene che le dichiarazioni a cui fa riferimento sono quelle della campagna elettorale di quattro anni fa, quando ancora il candidato democratico non aveva ancora sposato la causa omosessuale in modo così deciso (Huffington Post).

La scelta di Ryan è forse anche all’origine dell’accorata lettera che un uomo di quarant’anni ha indirizzato al proprio genitore repubblicano, in cui chiede di non votare un candidato che si oppone al riconoscimento dei diritti LGBTQ*. Sicuramente non sposterà grandi quantità di voti, ma sembra aver centrato lo scopo, se tra i commenti al blog dov’è pubblicata c’è anche quello del genitore che assicura che accontenterà il figlio, perché “sei mio figlio e ti amo e sostengo la posizione democratica sul matrimonio gay” (Huffington Post).

Intanto altri piccoli segnali autorizzano qualche moderato ottimismo sull’avanzamento nel percorso dei diritti LGBTQ* negli USA. Ha ormai fatto il giro del mondo l’annuncio dato ieri da Tammy Smith di essere lesbica: la donna, che è generale dell’esercito, diventa la prima graduata a fare coming out (Columbus Dispatch). Nella cittadina di Roswell, nel New Mexico, si è tenuto il primo Pride (KOB), che dovrebbe diventare itinerante dal prossimo anno: per uno stato del sud è un evento senza precedenti, sebbene il New Mexico sia fortemente orientato a favore di Obama nei sondaggi pre-elettorali (Huffington Post).

In Nevada un giudice ha convocato le associazioni gay per il 26 novembre per valutare la possibilità di modificare il divieto per i matrimoni gay, dopo la denuncia di una coppia secondo cui la legge, dice l’avvocato Tara Borelli, “marchia loro e i loro figli come cittadini di seconda classe” (Nevada Appeal). E in Arizona una coppia di uomini, dopo un’estenuante battaglia legale, ha adottato dodici bambini, sebbene la legge non preveda nello stato né i matrimoni omosessuali né tantomeno le adozioni: ma Steven e Roger non si sono arresi e possono ora dirsi legalmente padri di ben dodici figli (Daily Mail).

Naturalmente, al di là di quello che farà Obama se dovesse riuscire ad essere rieletto (Il grande colibrì), la strada è sempre lunga da percorrere. Ce lo ricorda la storia raccontata da Abby Clayton su Kentucky.com, che dimostra come i giovani LGBTQ* sono sempre più facilmente vittime di bullismo.

 

Michele
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RASSEGNA STAMPA
Cronaca. Primo matrimonio omosessuale buddista: lesbiche si sposano in un tempio di Taiwan.
Cultura. Nascerà a Sydney il primo museo LGBT d’Australia: celebrerà lo storico Mardi Gras.
MOI. Libano, decine di persone manifestano a Beirut contro i test di verginità anale e vaginale.
Mondo. Cresce l’appoggio ai matrimoni omosessuali da parte degli stati federati dell’Australia.
Movimento. Grande manifestazione a Dublino (Irlanda) a favore dei matrimoni omosessuali.
Politica. Il PdL ribadisce il suo no al riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso.
Sessualità. UK, il 96% ha visto scene porno bareback, ma solo il 7% ha deciso di imitarle.

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