Omofobia in Africa, l’Etiopia discute di pena di morte

Non capita di frequente che le notizie provenienti da un intero continente destino tutte preoccupazione e timore, ma è quello che succede oggi scorrendo i giornali che provengono dall’Africa e si occupano di questioni legate al mondo LGBTQ*.

E’ d’obbligo cominciare dall’Etiopia , perché è da qui che si rincorrono le voci più allarmanti: nell’ex colonia italiana si profila all’orizzonte una legge contro l’omosessualità che potrebbe prevedere anche la pena capitale. La nuova normativa sarebbe il risultato di un workshop tra membri del governo, leader religiosi ed altri esponenti pubblici che ha avuto luogo ad Addis Abeba la scorsa settimana (Gay Star News).

Ma nella severità della proposta non è difficile intravedere la firma dei leader religiosi, specialmente gli evangelisti, che stanno da tempo seminando odio e omofobia nel paese e in tutto il continente, con la creazione di specifiche associazioni anti-gay (Bikya News) e l’aiuto economico e strategico delle sette statunitensi che riversano i loro pregiudizi su altri continenti nel momento in cui sembrano avviate alla sconfitta in patria (Il grande colibrì).

Il bigottismo dei cristiani americani che finanziano le campagne omofobe africane, del resto, è ben rappresentato dal film “God Loves Uganda“, in cui si presenta come si svolge il lavoro di questi nuovi missionari, testimoni di una fede cieca verso il rispetto dei diritti umani e sorda agli elementari principi d’amore che dovrebbero animare il cristianesimo.

Restando nei territori che fecero ignobilmente parte dell’impero italiano, si apprende che l’Eritrea avrebbe espulso un insegnante italiano in servizio ad Asmara a causa del proprio orientamento sessuale, essendo il docente omosessuale. L’insegnante, palermitano e sposato in Spagna con un ragazzo cileno, è rientrato improvvisamente dopo che l’Ambasciata italiana lo ha informato che la sua espulsione era stata richiesta in quanto “individuo pericoloso e potenzialmente destabilizzatore dell’ordine morale e pubblico del Paese” ed era quindi presumibile che ci fossero rischi per la sua incolumità. L’associazione Certi Diritti ha sollevato il caso chiedendo chiarimenti ai Ministri degli Interni e degli Esteri ed all’UNAR.

Non va certo meglio nello Zambia , dove l’ossessione contro gli omosessuali danneggia in modo sensibile le possibilità di contenere la diffusione del virus HIV: poche settimane fa l’attivista di un’associazione per i diritti umani Paul Kasonkomona è apparso in tv chiedendo di decriminalizzare le unioni tra persone dello stesso sesso ed è stato immediatamente arrestato (Il grande colibrì). Anche cercare di combattere la diffusione della malattia, che si espande più che in ogni altro stato è considerato pericoloso e contro i principi del paese, sebbene il dibattito sulla decriminalizzazione abbia visto anche voci governative e dell’ex presidente Kenneth Kaunda. Ma ogni simile opinione viene nascosta o tacitata e i rapporti tra persone dello stesso sesso continuano ad essere puniti con condanne di 15 anni di carcere (The Atlantic).

Del resto il vicepresidente del Paese, Guy Scott, appena tornato dai funerali della lady di ferro Margaret Thatcher, ha ribadito le sue posizioni contro i diritti per i gay, che secondo lui sarebbero condivise persino da molti omosessuali dello Zambia, spiegando con molto realismo che l’arresto di Kasonkomona poche settimane prima era stato fatto per tranquillizzare gli evangelisti sul fatto che non si possono impunemente affrontare certi argomenti (The Guardian). Nella stessa intervista Scott denigra il Sudafrica, sostenendo che si tratta di un paese arretrato, anche se non dice che questa sua opinione possa dipendere dal fatto che la patria di Mandela sia l’unico Paese africano a riconoscere i matrimoni omosessuali.

Comunque, per non essere da meno, anche il Sudafrica si dimostra più omofobo nei fatti di quanto non sia nella legislazione. Molti giornali hanno ripreso nei giorni scorsi la terribile notizia di un campo di correzione per giovani effeminati non molto distante da Johannesburg, dove le torture e le violenze sono all’ordine del giorno, tanto che a portare alla ribalta delle cronache il fatto è stata la morte di un quindicenne che era stato incatenato al proprio letto (The Telegraph).

Meno attenzione ha ricevuto l’ennesima uccisione di una lesbica, questa volta a Daveyton: un rituale che si sta ripetendo troppo spesso e a cui le autorità non sembrano dedicare sufficiente attenzione (O-blog-dee-o-blog-da). E praticamente sotto silenzio è passata la minaccia di espulsione di un bambino da una scuola se le mamme lesbiche non si separeranno (Times Live).

 

Michele
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4 commenti

  • Mi rattrista molto il pensiero del fatto che la Sudafrica abbia ancora dei terribili casi di forte omofobia, nonostante la legalizzazione dei matrimoni gay. Anche se certamente diminuita rispetto al passato, l'omofobia è ancora molto radicata pesantemente in quel paese.
    E quindi risulta che la Sudafrica sia molto diversa civilmente rispetto all'europa, ad alcuni paesi dell'Oceania e all'America. ma allora, civilmente, qual'è la causa di tutto questo?
    Prima di tutto, la Sudafrica è come gli altri stati africani un paese piuttosto ancora povero sul piano culturale, piuttosto che sul piano economico. In altre parole, vi è ancora la crisi dell'analfabetismo e cioè la poco cultura sulla lettura e sulla scrittura. E quindi gli sudaricani sono sempre poco informati delle diverse realtà contemporanee, talmente da far dilagare l'ignoranza e persino la superstizione. (Ad eccezione della costa della fascia costiera settentrionale, dove invece ci sono molti miglioramenti). Dico anche la superstizione, perchè purtroppo molti popoli si lasciando condizionare e persuadere facilmente dalle credenze dei missionari religiosi. (sappiamo benissimo che in realtà nel passato l'omosessualità era più tollerata, ma l'arrivo del cristianesimo aveva fatto cambiare le regole. e così tempo dopo accusano ignobilmente l'europa per aver diffuso la cultura omosessuale di "origine" occidentale.).
    Quindi, in pratica, vi è ancora una fortissima influenza religiosa, che spesso si approfitta della ingenua ignoranza causata dalla povertà e dall'analfabetismo. Come accade ai molti paesi poveri, e non solo L'Africa. Nei paesi più evoluti culturalmente sono invece migliorate le cose con il mondo Lgbt….
    La sudafrica avrebbe dovuto perciò risolvere prima il problema della crisi culturale, e poi la questione dei diritti civili. E invece è accaduto il contrario, e questo non permette di facilitare la vita dei Lgbt…
    E poi la notizia della legalizzazione delle nozze gau, ha fatto adirare i religiosi sudafricani talmente da far pressare la popolazione con le loro folli predicazioni infondendo false ed assurde credenze sull'omosessualità, facendo così aumentare la paura e la tensione verso il diverso.

    • Nothing of so interesting, Dan: just write us and, as we have already done, we correct it.
      p.s.: as I show you in our private chat, according to Google News Bikya has published his article before you. So, the "mistake" is easily explained 🙂

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