Il voivodato della Piccola Polonia è uno dei governi regionali polacchi che ha votato una delle risoluzioni “contro l’ideologia LGBT”: se non abrogata, questa deliberazione potrebbe costare all’amministrazione pubblica circa due miliardi di euro in finanziamenti dell’Unione Europea, dopo che la Commissione UE si è dichiarata decisamente contraria a questi provvedimenti (dalla sua adesione nel 2004, la Polonia ha ottenuto finanziamenti europei per più di 190 miliardi di euro, mentre il contributo è stato di circa 60). Il presidente dell’assemblea locale è Jan Tadeusz Duda, vicino a Prawo i Sprawiedliwość (Diritto e giustizia; PiS), partito nazionalista al potere in Polonia dal 2015, e padre dell’attuale presidente della repubblica Andrzej Duda.
In un’intervista con la giornalista Renata Grochal per la versione polacca del settimanale Newsweek, Jan Duda ha parlato delle politiche che riguardano le persone LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali): “Abbiamo usato l’espressione ‘ideologia LGBT’ per farla breve. Avremmo dovuto dire ‘propaganda dell’ideologia di genere’. Intendiamo con quell’espressione il pensiero secondo il quale si possa entrare nell’ambiente delle persone non eteronormative pensando di trovarsi meglio. Noi crediamo che una persona debba lavorare su se stessa, capire quelle che sono le sue condizioni naturali e usare le sue caratteristiche biologiche per ottenere quello che molti di noi vogliono: una casa calda, dei figli e una famiglia”.
“Contagio gay”
Quando Grochal ha fatto notare che un orientamento sessuale non può essere cambiato, Duda ha risposto: “Ho letto in un articolo su Science Magazine che, su uno studio condotto su 500miula persone non eterosessuali, dall’8 al 25% di loro aveva queste caratteristiche per questioni genetiche, il resto per ragioni ormonali e culturali. E i fattori culturali sono l’effetto della promozione di certe tendenze. Quindi, semplicemente, l’omosessualità è contagiosa”.
“Non possiamo permettere questo tipo di comunicazione perché siamo convinti che possa portare danni dal punto di vista sociale – ha aggiunto ancora il politico – Guardate i film su Netflix, ad esempio. Se non c’è un gay, il film non viene fatto. Questo è qualcosa che viene imposto ai produttori. Si cerca di creare l’impressione che essere gay sia figo, ma non lo è perché ci sono seri problemi associati a questa condizione”.
Bufale a gogò
A proposito degli atti violenti contro le minoranze sessuali, per Duda “questi episodi sono rari nel nostro paese. Il modo in cui la presunta discriminazione verso la comunità LGBT viene esagerata, e la loro richiesta di privilegi [si riferisce alla proposta di una legge sulle unioni civili; ndr] potrebbero fare arrabbiare” qualche elemento violento.
Per finire, Jan Duda si unisce al coro di quei (pochi) politici che iniziano a parlare di “Polexit”, vale a dire di uscita della Polonia dall’Unione Europea. “Se vengono usati i soldi dell’UE per ricattare chi ha un diverso approccio alla famiglia [in realtà si critica la richiesta di escludere le tematiche LGBTQIA+ dalla vita pubblica; ndr], significa che è ora di iniziare a domandarsi se fare parte di questa unione valga o meno la pena. Quando i bambini verranno portati via dai loro genitori e verranno messi nelle scuole della sinistra, perché la sinistra pensa che la famiglia sia tossica, cosa potremo fare?”. “Ma nessuno ha mai proposto davvero qualcosa del genere” ha fatto notare Grochal. E Jan Duda ha concluso: “Sarà la prossima richiesta del Parlamento Europeo”.
Alessandro Garzi
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Alessandro Garzi: “Ho sempre avuto un interesse per i diritti civili. Al momento, cerco di capire qualcosa sulle politiche verso le persone LGBTQIA+ nei paesi dell’Europa centrale ed orientale, e di far conoscere cosa sia l’orientamento asessuale e il mondo che lo circonda” > leggi tutti i suoi articoli



