Russia, l’omofobia sui media – 1. Lo zigzag di Putin

Russia, l’omofobia sui media:

  1. Lo zigzag di Putin
  2. Fenomeni da circo

Non esistono principi secondo i quali dovremmo creare nella società la xenofobia nei confronti di qualcuno, incluse le persone con orientamento non tradizionale“. Ad affermarlo non è un qualche sostenitore dei diritti LGBT, ma… Vladimir Putin (nella foto)! Durante l’incontro con i partiti extra-parlamentari, svoltosi il 20 novembre 2013, ha insistito che la legge, da lui firmata pochi mesi fa, non sarebbe rivolta contro i gay, le lesbiche, i bisessuali e i transgender: il suo scopo sarebbe solo e soltanto evitare la propaganda fra i minorenni. Questa dichiarazione non arriva a sorpresa: Putin aveva già cercato di smorzare i toni, parlando il 28 ottobre in merito alle prossime Olimpiadi in Russia .

Nel discorso con cui ha salutato l’arrivo del presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach, ha dichiarato: “Faremo tutto il possibile per far stare bene a Sochi i partecipanti e gli ospiti, a prescindere dalla loro appartenenza nazionale o razziale o dal loro orientamento sessuale” (ilgrandecolibri.com; vesti.ru). Quando si tratta di “vendere” la propria immagine all’estero, il quadro diventa roseo e i toni si ammorbidiscono.

Diverso è il discorso rivolto all’interno del paese. Una decina di giorni prima Putin parlava con i membri di “Valdaj”, un circolo di discussione politica, e non ha esitato a contrapporre le famiglie tradizionali e la fede alle famiglie omogenitoriali e a Satana (rg.ru). Sembra proprio che ci sia una certa incoerenza ideologica nelle posizioni della persona che sta al governo. Come si riflette nella vita reale? In questa inchiesta in due puntate vogliamo presentarvi una panoramica di riflessi mass-mediaci di questa posizione ambigua.

Gli episodi contrastanti accaduti a novembre dimostrano che, per ora, non si tratta della dittatura che controlla e reprime ogni dissenso: paradossalmente, a volte è proprio la legge a frenare gli attacchi violenti. O, per lo meno, ci si può appellare a lei sperando di vedere difese le proprie ragioni.

12 novembre: sul canale tv nazionale Rossija 1 è andata in onda “Spezial’nyj korrispondent” (youtube.com), la trasmissione di Aleksandr Mamontov dedicata alle inchieste giornalistiche d’autore. Questa edizione è incentrata su un reportage contro gli “omosessualisti“, girato da Aleksandr Buzaladze, dal titolo Лицедеи (pron. “licedei”), che potrebbe essere tradotto con la parola “commedianti” e sottintende un elemento d’inganno, di falsità. Fra il ridicolo e l’orrendo è anche la scenografia dello studio: il muso di un coniglio bianco con un sorriso malefico e due occhi imbevuti di sangue è un chiaro riferimento a una denominazione colloquiale dei giovani gay, chiamati “coniglietti“.

Nella trasmissione il grado di assurdità si alza anche rispetto alle trasmissioni analoghe del passato: si afferma, ad esempio, che il meteorite caduto a Cheliabinsk quest’anno era un ammonimento divino contro l’eventuale emancipazione della comunità gay in Russia; che i fantasmatici “nazionalisti cristiani ucraini” sono segretamente legati alla comunità LGBT russa e “compiono atti sovversivi e lottano per l’annessione del sud della Russia all’Ucraina“; oppure che l’arcobaleno sulle confezioni di latte e sulle copertine dei manuali scolastici è “quel loro arcobaleno“, caratterizzato da “colori caotici“, che serve ad abituare di sottecchi il bambino alla normalità dell’omosessualità.

Dopo la proiezione del reportage c’è una discussione dai toni insolitamente violenti, in cui i difensori della comunità LGBT (fra i quali nessuno appartiene personalmente a questa categoria) vengono zittiti al primo tentativo di concludere la frase. Il conduttore e i suoi amici scomodano i massoni, danno degli schizofrenici ai partecipanti dei Pride, confondono l’incesto con il rapporto omosessuale e chiedono a Maria Arbatova, una rispettata scrittrice, se le piacerebbe fare l’amore con la propria figlia.

Fra i partecipanti si nota Michail Degtiarev, deputato della Duma e vice-presidente del Comitato sulla scienza e sulle tecnologie moderne, che ha proposto di istituire un servizio statale di consultazioni psicologiche anonime per gli omosessuali che vogliono guarire dall’omosessualità. Nel corso del litigio, il giornalista americano Michael Bohm, opinion editor di themoscowtimes.com, viene aggredito verbalmente e minacciato.

La reazione non si fa attendere: il giorno dopo l’avvocatessa Masha Bast, transessuale MtF (dal maschile al femminile), leader dell’Associazione degli avvocati russi per i diritti umani, ridicolizzata nel video, avanza una protesta ufficiale, denunciando la trasmissione come fascista (rusadvocate.com). Lo stesso giorno Igor Kochetkov della Rete LGBT russa, anche lui intervistato e poi presentato in modo distorto nel video, dichiara che farà causa contro l’uso di linguaggio d’odio durante la trasmissione. Bohm, forse più realista, si limita a registrare un breve video (youtube.com) in cui chiede alle persone che l’hanno insultato di “non gettare l’onta su di sé e sulla Russia agli occhi di tutto il mondo“.

18 novembre: un sito storico della comunità LGBT, gay.ru, viene sottoposto ad una verifica ufficiale. Più volte le organizzazioni omofobe di San Pietroburgo avevano chiesto al Roskomnadzor (Servizio federale di sorveglianza nell’ambito di comunicazione, tecnologie informatiche e comunicazioni di massa) di controllarlo. Alla fine, quando il controllo viene effettuato, l’ente preposto passa al vaglio ogni pagina del sito e… non trova nulla da eccepire! “In presenza del contrassegno ‘per maggiorenni’, non sono state riscontrate basi per l’apertura di un’inchiesta giudiziaria contro i proprietari del sito” dichiara il rappresentante del Roskomnadzor (gay.ru).

A riprova dell’arbitrarietà dei criteri con cui si valutano le informazioni, altre volte la legge è stata applicata sul serio, provocando la chiusura di piccole testate indipendenti. Lo stesso Roskomnadzor ha fatto chiudere le trasmissioni russe del canale BBC Entertainment e si è limitato ad un ammonimento al canale TV EuroKino che aveva proiettato “Les chansons d’amour” di Christophe Honoré, classificandolo come “musical gay“.

A settembre è stato multato il giornale Moldoj dal’nevostochnik per aver pubblicato un’intervista ad Aleksandr Ermoshkin, un insegnante di scuola licenziato perché omosessuale, reo di aver affermato: “La mia stessa esistenza è una prova efficace della normalità dell’omosessualità“. Secondo gli esperti del Roskomnadzor, questa frase è contraria alle leggi della logica, perciò al giornale è stata inflitta una multa salata.

È stata costretta a chiudere anche la storica rivista patinata dall’eloquente titolo Queer, ma la colpa non è da attribuire al governo: all’inizio del 2013 alcuni distributori delle riviste hanno smesso di vendere la rivista, anche se imballata in plastica opaca e contrassegnata 18+, citando la propria fede cristiana come motivo del rifiuto.

Viene risparmiato un sito carico d’informazioni sulla vita della comunità LGBT, un misto di attualità, saggistica, nudi artistici e pubblicità. Invece un albo da colorare suscita negli stessi giorni l’ira delle organizzazioni nazionalistiche. Si tratta di “Misha e le sue mamme alle Olimpiadi”, album ideato e stampato dalla società americana FCKH8 (fckh8.3dcartstores.com). Racconta la storia di un bambino che viene alle Olimpiadi con le sue due mamme, si diverte, trova nuovi amici, assiste alle violenze, molto sorpreso. L’idea del libro è riassunta nell’ultima riga: “Sogno una Russia in cui la mia famiglia sarà trattata come tutte le altre, come in altri paesi“.

Che cosa c’entra un libretto pubblicato negli USA con la Russia? L’intenzione, stando alle fonti russe, era di distribuire 10mila copie dell’album fra i bambini che verranno a vedere le gare olimpiche. Chiaramente, se fosse vero, tale gesto avrebbe suscitato l’effetto opposto al desiderato, perché prima di arrivare nelle mani dei bambini, il libricino sarebbe cestinato dalla stragrande maggioranza dei genitori, che avrebbero avuto la prova tangibile di come l’Occidente malvagio cercherebbe di mettere le mani sui loro figli.

Aleksej Zhuravlev, deputato nella Duma dal partito putiniano “Russia Unita”, ha inviato una lettera ufficiale al Roskomnadzor, chiedendo di verificare il caso e di fermare la propaganda dei rapporti omosessuali rivolta ai bambini durante le Olimpiadi. Secondo lui questo libro è “un velato manuale dell’amore omosex” (izvestia.ru). L’organizzazione cristiana Narodnyj Sobor, invece, punta più in alto: il ripristino dell’articolo penale che punisce l’atto omosessuale fra adulti consenzienti. Stanno raccogliendo le firme “per impedire la violazione brutale della legge sul divieto di propaganda della pederastia fra i bambini, pianificata per il periodo dei giochi olimpici“.

A proporre questa mozione è Anatolij Artiuh, assistente del famigerato politico putiniano Vitaly Milonov, che non teme il ridicolo affermando: “Le misure amministrative per fermare le azioni pubbliche del movimento dei pederasti, volte alla seduzione e alla perversione dei nostri figli, nella maggior parte dei casi vengono sabotate dai burocrati responsabili dell’osservanza della legge: per questo noi chiediamo a tutte le forze sane della nostra società, a tutte le organizzazioni politiche, sociali, patriottiche e religiose, a tutti i genitori e i futuri genitori di mettere le proprie firme sotto la richiesta di ripristinare nel codice penale della Federazione russa l’articolo contro la sodomia, e di aggiungere l’articolo contro la propaganda della pederastia e della pedofilia negli spazi sociali, inclusi social network, mass media ed internet” (narodsobor.ru).

Alla propria firma Artiuh aggiunge il titolo altisonante di “coordinatore dell’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani Lega della difesa di moralità” e di una non meglio specificata “Coalizione delle organizzazioni dei genitori, dei veterani e dei partiti di San Pietroburgo“.

Tanto rumore per un libricino da colorare?

Leggi anche la seconda parte dell’inchiesta: Fenomeni da circo

 

Marina
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