Gay di destra: la coerenza dei repubblicani LGBT

Forse i matrimoni tra persone dello stesso sesso non fanno male a nessuno, ma sono da respingere come  la poligamia ed il consumo di droghe: motivazione ufficiale con cui Kris Kobach, governatore del Kansas, ha spiegato alla convention di Tampa (Florida) il secco no del partito repubblicano statunitense al riconoscimento delle nozze omosessuali. Una goccia in più che si aggiunge al mare di omofobia (tra emendamenti costituzionali contro le unioni gay e velate promesse di finanziamento per i gruppi che promuovono in Africa la pena di morte per le persone LGBTQ*: Il grande colibrì) che sta caratterizzando l’importante evento politico che incoronerà Mitt Romney come candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

E pensare che lo stesso Romney, quando nel 1994 si candidò nel Massachusetts per un posto da senatore, aveva scritto ai Log Cabin Republicans (LCR), l’associazione dei repubblicani omosessuali fondata nel lontano 1977: “Sono più convinto che mai che, dal momento che cerchiamo di stabilire la piena uguaglianza per i cittadini americani omosessuali, io potrò garantire una leadership più efficace del mio avversario. […] Io posso e voglio“. Oggi, diciotto anni dopo, Romney, “banderuola perfettamente lubrificata“, come è stato soprannominato, ha cambiato completamente idea pur di tentare di sedurre gli integralisti cristiani.

Di fronte ad un leader così poco affidabile e soprattutto ad una piattaforma programmatica che ha individuato nell’odio omofobico una delle priorità assolute del partito repubblicano, si è di nuovo posto il classico dubbio: si può essere contemporaneamente gay e di destra? E, soprattutto, lo si può essere contemporaneamente e coerentemente? I gruppi degli omosessuali repubblicani in questi giorni hanno cercato coraggiosamente di giustificare la propria risposta affermativa. Hanno cercato di farlo: ognuno giudichi se ci sono riusciti…

I Log Cabin Republicans in queste primarie avevano provato a lanciare un proprio candidato, Fred Karger, che verrà ricordato, più che per il suo programma politico, per i bagnini sexy che facevano gli addominali in spiaggia nel suo video promozionale (YouTube). Il gruppo ha poi tentato a Tampa, insieme ai Giovani repubblicani per la libertà di sposarsi, di dissuadere il Grande vecchio partito (Grand Old Party; GOP) dall’assumere posizioni troppo omofobiche. Tutto invano. E così, nonostante la speranza che nei prossimi anni le cose possano cambiare, gli LCR bocciano la piattaforma programmatica repubblicana con parole di fuoco (?): “Brutta e dannosa” (NPR). Quindi non faranno campagna elettorale per Romney e per il suo ancor più omofobo vice Paul Ryan? Calma: devono ancora pensarci, no?

In fondo, rifiuto del matrimonio omosessuale a parte, i Log Cabin Republicans sono d’accordo su tutto il resto del programma del partito, comprese tutte le proposte che manifestano intolleranza nei confronti di altri gruppi (immigrati in primis). In fondo, anche gli LCB si professano difensori di una rigida lettura conservatrice dei valori della famiglia (cioè, spiegano, niente poligamia, niente coppie aperte, soprattutto niente aiuti pubblici ai figli di genitori poveri). In fondo, soprattutto, il gruppo si ritrova, proprio ora che sembrava aver guadagnato un po’ di attenzione mediatica dopo 35 anni di gavetta, scavalcato da un’altra associazione gay (con qualche rara iscritta lesbica), GOProud, nata nel 2009 da una scissione proprio dai Log Cabin Republicans.

Quest’ultimo gruppo è riuscito a riunire centinaia di persone e decine di delegati repubblicani, tra cui addirittura un leader dei Tea Party, per un megaparty in un bar gay di Tampa: un successo inaspettato che è stato subito sfruttato dal direttore di GOProud, Jimmy LaSalvia, per… ribadire come la sua associazione sia l’unica organizzazione gay davvero conservatrice e che gli altri omosessuali sedicenti repubblicani non sono mai riusciti a dar vita ad una festa di queste proporzioni (The New York Times). Insomma, l’obiettivo numero uno sembra essere quello di fare le scarpe ai Log Cabin Republicans, mentre diritti e libertà delle persone LGBTQ* sono dettagli a cui non pensare mentre si sorseggia un drink e si ascolta della buona musica.

LaSalvia, d’altra parte, durante la festa è stato chiarissimo nell’affermare che per la sua associazione l’unica priorità è la crisi: “Prima di poterti sposare, devi avere un appuntamento. E lo sanno tutti che senza un lavoro non puoi avere un appuntamento“. Questo fine pensatore ha quindi deciso di schierarsi senza se e senza ma al fianco di Romney, ritenendolo capace di assicurare agli USA una rapida e forte crescita economica. Non ha quindi esitato nell’assicurare a Romney l’endorsement proprio e della propria associazione, anche al costo di spaccarla in due: nel direttivo di GOProud la sua linea è passata con soli quattro voti su sette ed è stata determinante la scelta dei membri eterosessuali (Metro Weekly).

Nel frattempo, tanto per ribadire quale sia il pensiero della destra, in California i repubblicani si sono schierati, per fortuna senza risultati, contro il divieto di sottoporre i bambini alle “terapie di conversione” (vere e proprie torture psicologiche, e non solo, per “abbandonare” l’omosessualità; Los Angeles Times) e prossimamente si schiereranno contro l’intitolazione di una nave militare all’attivista gay Harvey Milk (Los Angeles Times).

Insomma, non resta che sperare nella vittoria di Barack Obama, anche se la scelta di chiamare Timothy M. Dolan, cardinale di New York, per una preghiera alla convention del partito democratico desta numerose perplessità (The New York Times): il religioso è infatti noto per le sue posizioni ultraconservatrici, per il suo netto no ai matrimoni omosessuali e al diritto di abortire, per la sua battaglia contro la riforma sanitaria dell’amministrazione Obama. Incrociamo le dita…

 

Pier
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