Euroscettici e Russia: una Santa Alleanza contro i gay

All’indomani del voto europeo che ha sancito un balzo in avanti di gruppi contrari alle politiche economiche dell’Unione e, in molti casi, ai diritti di alcune o molte minoranze, un paese membro dell’UE come la Slovacchia approva il divieto di matrimoni omosessuali nella costituzione, con una maggioranza schiacciante (102 favorevoli, 18 contrari) che è forse ancor più preoccupante della nuova negazione di diritti alle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) in un paese dell’est continentale (businessweek.com). Le organizzazioni gay del paese e l’ILGA (ilga-europe.org) avevano sperato in ben altro esito del voto, che va in direzione contraria alle norme comunitarie, ma il vento antieuropeo ha incoraggiato molti partiti a percorrere la via più populista, cercando il favore della pancia del paese, che è il ventiquattresimo europeo in pochi anni a definire costituzionalmente il matrimonio come l’unione tra uomo e donna, mentre 27 riconoscono in qualche forma le unioni civili.

Se questo accade, con il voto favorevole di un partito socialdemocratico (da notare che nessun candidato slovacco alle europee aveva sottoscritto il patto dell’ILGA – ilga-europe.org – in favore dei diritti civili), in un paese in cui un sondaggio del 2012 mostrava dati incoraggianti (47% di favorevoli alle unioni civili dello stesso sesso, 38% di contrari, sebbene non esistesse alcuna forma di riconoscimento per le unioni al di fuori del matrimonio; skynews.com), non stupisce che da est arrivino altri segnali inquietanti.

Ancora una volta a dare l’esempio è la Russia: sebbene le leggi proibiscano la propaganda omosessuale, una manifestazione si è svolta alla fine di maggio a Mosca nei pressi del municipio, dove un’auto è passata sventolando bandiere arcobaleno trasmettendo la canzone vincitrice dell’Eurocontest festival “Raise like a phoenix” di Conchita Wurst. Le due donne a bordo della vettura sono state immediatamente arrestate (novayagazeta.ru).

Ma questo è solo un esempio delle numerosissime discriminazioni che subiscono le persone LGBT nella Russia di Putin: molte altre sono ben raccontate da Tatiana Vinnichenko, direttrice dell’associazione Rakurs, in un’intervista a thedailybeast.com. Una serie di misure che colpiscono ben oltre i semplici divieti di fare propaganda e che sanciscono la volontà di negare una vita vera e propria alle persone, a cui si nega accesso alle scuole, alle banche, agli uffici.

E per colpire due bersagli con una sola accusa, tra le trovate della propaganda putiniana spunta l’argomento del regime ucraino diretto da nazisti gay (wtvm.com): un’accusa paradossale (è vero che nel governo provvisorio dell’Ucraina è rappresentato anche il partito di estrema destra Svoboda, ma non c’è nessun esponente, nemmeno di altre formazioni,  che abbia simpatie per il movimento LGBT), che però può spiegare i numerosi episodi di violenza contro persone omosessuali nell’est del paese, come quello che ha colpito un club gay di Donetsk, vittima delle violenze dei separatisti (kyivpost.com), o come quelli contro organizzazioni per i diritti civili, riportati dal rapporto dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani dello scorso 15 maggio (ohchr.org).

Intanto la politica moscovita contro i diritti LGBT tenta di fare rete con quei movimenti euroscettici di cui accennavamo all’inizio che meglio si intonano alle proprie strategie (ilgrandecolibri.com): nei giorni scorsi a Vienna si è svolto infatti un incontro segreto, organizzato dall’oligarca russo Konstantin Malofeev, già tra i promotori del congresso mondiale delle famiglie inizialmente in programma a Mosca per il prossimo settembre (ilgrandecolibri.com), con alcuni esponenti di questi movimenti, tra cui rappresentanti del FPÖ (Partito della libertà austriaco, populisti di destra) e del FN (Fronte nazionale, partito neofascista francese), di cui era presente la nipote del fondatore, Marion Marechal-Le Pen. Ma non mancavano esponenti di movimenti da Spagna, Bulgaria, Croazia, Georgia, Russia e Svizzera (tagesanzeiger.ch).

Un piccolo summit organizzato per salvare l’Europa dal liberalismo e dai diritti ai gay: un’altra inquietante conferma di come sul nostro continente, non solo da est, non spiri una buona aria.

 

Michele
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1 commento

  • L’Unione Europea si è sempre distinta per le politiche di uguaglianza. Quella di questi anni ha traballato fin troppo. L’Europarlamento dovrà cambiare qualcosa.

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