Senegal, attivista LGBT diventa ministro, ma tradisce

Non è raro, purtroppo, che dall’Africa ci arrivino brutte notizie e sorprese sgradite. Ma la nomina di Sidiki Kaba a ministro della giustizia in Senegal aveva illuso un po’ tutti: il noto attivista per i diritti umani aveva infatti già da tempo richiesto la legalizzazione dell’omosessualità nel paese, dove oggi gli atti sessuali “impropri o contro natura” sono puniti con pene fino a cinque anni di carcere. Purtroppo l’attivista ha evidentemente lasciato spazio al politico, nella peggiore delle accezioni di questa parola, e qualche giorno fa Sidiki Kaba ha rilasciato un’intervista in cui sconfessa la sua richiesta di quattro anni fa (“Parlavo a nome dell’associazione che rappresentavo“) e si dice in linea con la politica del resto della classe dirigente (“Sono un ministro della giustizia che lavora nel contesto di un governo e che esprime le sue opinioni attraverso quelle del capo di stato che si applicano a coloro che lo servono“). Insomma, un’autentica doccia fredda e un brusco stop alle speranze (thepost.co.za).

Ma come spesso succede dal continente africano le informazioni che giungono sono una peggiore dell’altra: dalla rielezione di Mugabe in Zimbabwe (allafrica.com) all’assalto, in Uganda , a una lesbica corsa in aiuto di una donna bisessuale che le avrebbe telefonato chiedendo soccorso, anche se nelle ricostruzioni si è fatta strada anche l’ipotesi di un vero e proprio agguato nei confronti della attivista (dailyxtra.com).

Ma le notizie più inquietanti vengono dall’Africa centro-occidentale. In Congo , a pochi mesi dall’imprigionamento illegale e dallo stupro dell’attivista Joseph Saidi, presidente di Rainbow Sunrise, una “casa sicura” in cui vivevano ventuno giovani LGBT è stata demolita a colpi di machete dalla polizia e dai vicini e la lesbica che li ospitava è stata avvelenata dopo aver subito violenze fisiche e verbali ed aver trovato successivamente rifugio da amici (www.gaystarnews.com).

In Camerun le violenze non sono da meno. Ad appena sei settimane dall’omicidio di Eric Lembembe, attivista gay e direttore esecutivo della CAMFAIDS (Fondazione camerunense per l’AIDS; ilgrandecolibri.com) e dopo la marcia anti-gay che ha avuto luogo a Yaoundé (76crimes.com), nuove minacce sono state portate ad altri attivisti e a semplici utenti di internet collegati a siti gay come GayRomeo, che si sono sentiti promettere la morte per la loro immoralità. Intanto uno dei componenti della commissione nazionale per i diritti umani ha avvisato gli attivisti, in procinto di partecipare ad una riunione delle Nazioni Unite in Svizzera per denunciare le violenze, che “chi chiede aiuto all’estero non deve aspettarsi di essere al sicuro, una volta tornato in patria” (76crimes.com).

E mentre in Zambia una coppia detenuta da cinque mesi rischia la pena capitale perché, secondo un’accusa mossa senza alcuna testimonianza (e che dovrà essere “provata” solo da test anali), sarebbe colpevole di sodomia (amnesty.fr), grazie al Sudafrica riusciamo ancora una volta a mantenere viva qualche speranza. Mentre giunge la notizia che, nonostante gli attacchi alle leggi sull’uguaglianza, verrà introdotta una norma di condanna dei crimini d’odio per proteggere le persone LGBT (dailymaverick.co.za), la Unilever ha deciso di ritirare una pubblicità della sua margarina Flora, che era stata messa sotto accusa perché giudicata omofobica (thedrum.com).

Dalla Nigeria , patria del cinema africano che usa gay e lesbiche a profusione – sia pure (ufficialmente) per condannarli (ilgrandecolibri.com) – arriva invece una notizia surreale: uno studente universitario dell’università di Lagos, Chibuihem Amalaha, avrebbe dimostrato scientificamente l’improprietà del matrimonio gay. Considerato che il giovane si attribuisce la primogenitura dello studio di un’eclissi solare del 2006, l’attribuzione alle piogge acide del cancro alla pelle e un’infinità di ricerche, scoperte e invenzioni (thisdaylive.com), possiamo sorridere pensando che solo qualche religioso bigotto potrà dargli credito.

Per fortuna dal paese arrivano anche esempi di persone con la testa sulle spalle, come l’attivista Yemisi Ilesanmi, coordinatrice della Nigerian LGBT Community, che ha appena pubblicato il libro “Freedom to Love for All: Homosexuality Is not Un-African” (Libertà di amare per tutti: l’omosessualità non è estranea all’Africa). Ilesanmi, intervistata dalla rivista Tell Magazine, (tellng.com), ha risposto ad una domanda sul fatto che i nigeriani potrebbero non accettare i diritti per i gay dato che considerano l’omosessualità un peccato con queste parole: “Che i nigeriani lo accettino o meno, i diritti LGBT sono diritti umani. A meno che si riesca a provare che omosessuali, bisessuali e transessuali non sono esseri umani, beh, allora non esiste ragione per privarli dei loro diritti umani fondamentali“.

 

Michele
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