Il sesso nel cinema arabo, tra stereotipi e coraggio

L'attrice tunisina Durra Zarrouk, nota per ruoli osé

Agli inizi del ventesimo secolo, il filosofo Etienne Souriau classificò il cinema come settima arte nel suo schema generale delle arti, basandosi sulle caratteristiche sensoriali. Dal suo debutto nella nostra vita sociale come intrattenimento, il cinema ha sempre avuto il suo ruolo nell’evoluzione generazionale trattando diversi argomenti di attualità che toccano da vicino le nostre vite quotidiane.

Appena dopo le proiezioni del famosissimo filmato cinematografico dei fratelli Lumière il 28 dicembre 1895 a Parigi, l’Egitto ha prontamente preceduto il resto del mondo arabo aprendo la sua prima sala cinematografica ad Alessandria e dopo un mese, il 28 febbraio 1896, al Cairo. L’anno successivo uno dei primi reporter della storia del cinema, l’algero-francese Félix Mesguich, sotto commissione dei fratelli Lumière ha prodotto e proiettato i suoi cortometraggi pubblicitari ad Algeri.

Nel 1897 il regista tunisino Albert Samama Chikli ha aperto anche lui il primo cinema tunisino nella capitale, contemporaneamente a quello di Fès in Marocco. Negli anni successivi si aggiunse la Siria con la prima sala ad Aleppo nel 1907, Baghdad nel 1909 e Damasco nel 1912. Nonostante la veloce diffusione di quest’arte innovativa in tutto il mondo arabo, grazie alle diverse collaborazioni con l’Europa e soprattutto con il cinema italiano, l’Egitto è stato il leader delle maggiori produzioni cinematografiche arabe fino al giorno d’oggi.

Sin dai primi film prodotti nel mondo arabo, il cinema ha portato da subito alla comunità non soltanto il divertimento e lo svago, ma anche la realtà dei veri problemi sociali, parlando delle occupazioni occidentali, delle guerre civili, dei regimi dittatoriali, fino alle primavere arabe. Il cinema arabo ha trattato problematiche politiche, tradizionali e anche religiose, spalancando dibattiti, offrendo diversi punti di vista e affrontando alcuni tabù delle comunità arabe, come ad esempio il discorso del sesso.

Avreste mai immaginato che il cinema egiziano aveva già alzato la polvere sulle questioni legate al sesso e alla prostituzione dentro la società locale con un film intitolato “Al-tariq al-masdud” (La strada chiusa), proiettato nelle sale del Cairo nel lontano 1957?

Nella trama del film, Faiza (personaggio interpretato dall’attrice Faten Hamama) è la figlia minore di tre sorelle; dopo la morte del padre si trova a dover scappare dalla madre e dalle sorelle che hanno trasformato la casa in una casa di prostituzione. Faiza si trasferisce dal Cairo in campagna per ricostruirsi una buona reputazione vivendo una vita semplice e rispettosa. Viene assunta in una scuola femminile dove incontra una insegnante lesbica con la quale inizia una storia d’amore platonico, con qualche scena erotica, parallelamente alla storia che conduce con un ragazzo di campagna che si era innamorato di lei…

Nel 1927, ancor prima dei film audiovisivi, il regista egiziano Ibrahim Lama pubblicò il suo lungometraggio muto che intitolò “Bacio nel deserto” : è la storia di un cavaliere che vive nel deserto che salva una bellissima straniera occidentale di nome Hilda, facendola innamorare di lui. Badr, il protagonista che cerca di discolparsi dalle accuse di omicidio per aver ucciso il proprio zio, si trova a combattere contro la sua stessa famiglia per poter sposare Hilda.

Alcune scene dei baci appassionati tra Badr e Hilda provocarono talmente il senso di pudore dell’opinione pubblica che in seguito hanno generato un rifiuto di contenuti sessualmente spinti da parte del Ministero degli interni, che censurò le produzioni cinematografiche contenenti personaggi lussuriosi che sembravano giustificare l’accettazione della prostituzione femminile, come il film “Ma’sat al-hayat” (La tragedia della vita) prodotto nel 1929, che parla di una ballerina giocherellona che pur di arricchirsi truffa due fratelli entrambi innamorati di lei.

Parlando di ruoli accattivanti, la promettente attrice tunisina Durra Zarrouk ha dichiarato in una trasmissione libanese che accetterebbe ruoli osé come la lesbica o la prostituta nel caso in cui le fossero offerti dai registi [Al Bawaba]. La famosa artista è stata già criticata, ma anche apprezzata, per il ruolo di Dalal nel telefilm egiziano “Sijn An’nisaa” (La prigione delle donne) trasmesso sul canale televisivo MBC nel 2014: a causa dei problemi economici della sua famiglia, Dalal decide di accettare il lavoro in un night club come prostituta professionista.

Durra ha anche affermato che le interessa la rappresentazione di una fetta della comunità che è sempre rimasta nascosta e che non sarebbe onesto da parte sua dare un’immagine soltanto positiva ai suoi personaggi [Donia Al-Watan]. Proprio per questo intende scegliere i suoi ruoli futuri per l’importanza che deve avere quella parte della società che soffre da sempre in silenzio.

Nonostante la comunità araba attualmente non sia molto aperta e forse nemmeno pronta ad affrontare i suoi tabù sul sesso, il cinema (soprattutto quello egiziano) ha avuto il coraggio di rappresentare la sessualità nella società araba con ruoli assegnati a grandi attori e attrici che hanno saputo trasmettere al pubblico le reali situazioni che vivono alcune persone in relazione al mondo del sesso sia etero che omosessuale.

Infatti, dagli anni Trenta fino al 1944 circa, il cinema arabo egiziano ha trasmesso l’immagine della prostituta come importazione occidentale affidando i ruoli delle truffatrici e delle donne facili a personaggi europei e americani ed escludendo la donna araba dal dibattito sessuale. Però, dopo la proiezione del film “Leila” nel 1942, dove la protagonista ama e si fa amare senza mai farsi toccare dal suo amato, il cinema arabo per la prima volta offrì una visione che rimase impressa nei decenni successivi, un concetto binario dei rapporti di amore che rappresenta il dispregio verso la donna che fa sesso e la venerazione di quella che sceglie l’amore vergine.

Infine, dagli anni Settanta il cinema ha trattato e discusso l’omosessualità inserendo elementi chiave nonché differenti rappresentazioni tra ruoli comici e drammatici di personaggi sia femminili che maschili. L’ultimo film che ha avuto molta eco tra il pubblico, prodotto nel 2013 dalla casa cinematografica Amal, si intitola “Asrar a’iliya” (Segreti di famiglia) e racconta la storia di un giovane adolescente gay che frequenta ancora il liceo, mostrando le difficoltà che affronta all’interno della propria famiglia musulmana e con la società di oggi tra incontri online e storie d’amore unilaterali.

Lyas
©2016 Il Grande Colibrì

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2 commenti

  • GRAZIE Ferdinando, vista la complessità dell’argomento ho preferito dare qualche spunto e informazioni in più, ma forse in futuro ci saranno approfondimenti che riguarderanno la storia del cinema di ogni paese arabo separatamente.

  • Sono molto interessato alla vostra rivista ” il grande colibrì ” specie per quanto attiene al cinema e letteratura araba . L’ articolo di Lyas mi è sembrato molto utile anche se avrei preferito un maggior approfondimento !

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