Sophie Labelle: “Ecco com’è nato il fumetto Assigned Male”

disegnatrice trans canadese sophie labelle
La disegnatrice transgender canadese Sophie Labelle

In questi ultimi anni la comunità transgender in tutto il mondo sta iniziando a far sentire la sua voce come non è mai successo prima. Tra tutte queste voci, tuttavia, una si distingue in particolar modo: quella di Sophie Labelle. Insegnante, disegnatrice del web comic “Assigned Male” (Assegnat* maschi*), attivista trans canadese, dotata di immenso carisma e umanità, dall’inizio del 2018 è in tour per tutta Europa e instancabilmente ha partecipato a incontri su incontri – in Italia è stata a Bologna, Padova, Ferrara, Firenze e Roma – incontrando i fan, firmando i suoi albi e raccontando la sua esperienza da disegnatrice.

Ho avuto l’occasione di incontrarla a Ferrara il 16 maggio all’evento moderato da Raffaele Baldo, tradotto da Irene Pareschi e organizzato in cooperazione da Gruppo Trans Bologna, TransFer e Arcigay Ferrara, ed è stata una delle esperienze più incredibili della mia vita.

Partenza a scuola

Sophie Labelle, originaria del Canada francofono, ci racconta di come abbia iniziato quasi per caso a disegnare: facendo vignette per il fratello, che aveva fondato un club nella sua scuola, sulle sue avventure con i professori. Queste vignette presto diventano famose nella sua città e contribuiscono ad aumentare la sua autostima, soprattutto nel momento in cui, scherza, le viene diagnosticato “a serious case of The Gender” (un grave caso di gender).

Il suo coming out avviene a 13 anni e in seguito inizia a fare associazionismo e attivismo tra la gioventù LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) e nelle scuole. Le esperienze vissute insieme ai compagni di attivismo queer costituiscono l’ispirazione che la porterà alla prima stesura di “Assigned Male” nel 2014, in contemporanea al periodo in cui studia per diventare insegnante.

fumetto assigned male intervista in italiano
“Le persone dicono che le ragazze trans sono ‘nate in un corpo di ragazzo’. Ma io sono una ragazza e il mio corpo è mio. E quindi può essere solo il corpo di una ragazza. Le ragazze possono avere tutti i tipi di corpo”.

Ha lavorato come insegnante in scuole con bambini transgender e gender non-conforming, proprio grazie al suo essere a sua volta transgender, prima di “transizionare” da insegnante a disegnatrice, dice facendo un gioco di parole con il termine “transizione” riferito al percorso medico. Da qui inizia l’avventura di Sophie – e dei suoi personaggi: Stephie e Ciel.

Un pubblico interno

Assigned Male si configura subito come un’inusuale rappresentazione della comunità trans e queer. Prima di tutto, il suo pubblico è la stessa comunità trans e queer, nonostante in molti scambino erroneamente le vignette come un tentativo di educare chi sta al di fuori della comunità.

Rivolgendosi ad un pubblico “interno”, Sophie ha la possibilità di fare (auto)ironia su sensazioni e vissuti che le persone trans conoscono molto bene, potendo apprezzarne quindi l’humor. In questo modo, si rafforza e potenzia la presa di potere delle persone trans sulle proprie vite e sulla società, rivendicando anche la possibilità di non dover ricadere sempre sui più cupi aspetti della medicalizzazione, liberandosi dalla sensazione di essere quasi in dovere di dare spiegazioni alle persone cisgender o di soddisfarne la curiosità.

Qui viene invece mostrato un modo diverso di raccontare la comunità trans: invece che svelare i segreti più privati o le transizioni mediche dei personaggi, viene raccontato un gruppo di ragazzini queer che escono, si divertono, socializzano, ridono e scherzano. Anche perché – ci confida – non ha mai avuto una grande immaginazione fantasy, ma la sua creatività è sempre stata legata proprio al descrivere momenti di quotidianità.

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“Stephie, sei una ragazza transgender, quindi prima di parlare del premio che hai vinto, ci puoi raccontare un po’ la tua transizione?”. “No, per niente”.

“Magari solo qualche dettaglio commovente…”. “Non ne ho voglia: le vite trans non sono a vostro uso e consumo”.

Un racconto diverso

Fin da quando ero piccola – prosegue – ho sempre sentito una mancanza di rappresentazione“: è per questo che ha deciso di diventare lei stessa un modello significativo per la comunità trans, da quando veniva considerata un “ragazzo effemminato” fino al suo ruolo fondamentale di insegnante. “È difficile avere nella società modelli trans per i bambini, o che essi abbiano uno spazio per potersi esprimere e sperimentare“.

È questo desiderio di rappresentazione ad aver costituito il carburante che le ha concesso di continuare a scrivere e disegnare, e ha intenzione di continuare a farlo fino a che non ci sarà abbastanza rappresentazione, anche se non crede avverrà mai nel corso della sua vita (ma se mai dovesse accadere è già pronta ad appendere la matita al chiodo e mettersi in sedia a dondolo con la sua pipa per raccontarci della guerra dei meme del 2016).

Il fumetto ha ricevuto dalla comunità queer un grande feedback positivo, nonostante sia stata accusata più volte di essere cis-fobica (“Non sono cis-fobica! – si difende Sophie – È solo che tutte le persone transfobiche che ho conosciuto erano cis, ma è solo una coincidenza!“), mentre il feedback esterno è stato più ambiguo.

Bersaglio d’odio

Tra le persone che mostravano la propria gratitudine per il tempo che, secondo loro, Sophie impiegava a educarle su tematiche trans, l’ondata di odio ricevuta da gruppi neo nazisti per la “propaganda gender” e le TERF (1) che ritengono Sophie, in quanto donna trans, uno “strumento del patriarcato per invadere i luoghi femminili“, nessuno sembra aver colto quello che la disegnatrice sembrava comunicare.

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“Bambini transgender?! Ok, ma se poi cambiano idea?! I bambini potrebbero capire male e pensare che i loro genitori li appoggeranno indipendentemente da quello che diventeranno!”

Sui suoi haters è stata fatta una lunga digressione: Sophie Labelle ha raccontato di come sia stata costretta a traslocare dopo che un gruppo neonazi aveva hackerato il sito, aveva scoperto il suo indirizzo e anche la scuola in cui lavorava e si era poi messo in contatto con il preside, dicendo che “una pericolosa attivista trans” lavorava lì, per sentirsi rispondere: “Sì, è per questo che l’abbiamo assunta“.

In un’altra occasione, dopo che il contrattacco dei suoi fan era riuscito a far bannare un gruppo, ha ricevuto centinaia di messaggi e minacce di morte via email, costringendola anche a cancellare una presentazione dell’albo “Dating Tips” in programma: la notizia, diffusa da alcuni giornalisti, ha fatto sì che i suoi albi siano andati sold out in tempo record – “Thank you, haters!” (Grazie a voi che mi odiate!).

Tuttavia, nonostante questi brutti incidenti, i suoi hater si sono sempre rivelati fonte di estrema ispirazione per le sue vignette, che trattano molto di questi temi, costituendo una parte fondamentale del processo che ha portato Sophie a diventare la disegnatrice che è adesso.

Parlando del suo futuro, Sophie è stata chiara: vuole prima di tutto finire le ultime date del tour, e poi tornare a casa! Dopodiché ha intenzione di continuare a creare, lavorando al seguito del suo web comic e a un racconto in lingua inglese.

Nicholas
©2018 Il Grande Colibrì
foto: Sophie Labelle

(1) L’acronimo sta per “Trans Exclusionary Radical Femminist” (Femminista radicale che esclude le persone trans), ma che è stato sostituito con il più politically uncorrect “Trans Exclusionary Radical Fucker” (Stronza radicale che esclude le persone trans).

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