Sotto il petrolio niente: i diritti non sono solo LGBTQ*

Due immagini affiancate: due ragazzi omosessuali impiccati in Iran e due mani maschili che si stringono teneramente durante il Pride canadese. Potrebbe essere un poster molto efficace se l’intento fosse quello di difendere e diffondere i diritti delle persone LGBTQ* nel mondo. Peccato che la campagna pubblicitaria canadese di Ethical Oil (sito), di cui abbiamo già dato notizia nella rassegna stampa di ieri (leggi), abbia come scopo quello di vendere il petrolio dell’Alberta e di convincere la popolazione a sostenere la creazione di nuovi pozzi petroliferi in aree naturali che finirebbero devastate.

Di fronte ad una svendita così sconcia della dignità delle persone, alla fine si riduce quasi ad un dettaglio il fatto che Ethical Oil sia sostenuto da larghe frange del neo-conservatorismo canadese, cioè da politici (a partire da Alykhan Velshi, musulmano ma fervido sostenitore della politica estera di Bush junior) che, fino a ieri, si esprimevano a favore dell’abrogazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, della cancellazione di ogni riferimento alla comunità LGBTQ* nei documenti ufficiali, della deportazione dei richiedenti asilo omosessuali perseguitati in patria (con l’incredibile motivazione che basterebbe non farsi notare troppo – non scheccare, in altre parole – per evitare di essere identificati come gay ed essere condannati a morte).

Al di là dell’ipocrisia dei proponenti, folgorati sulla strada della trivella, risalta la mancanza di etica nell’usare l’immagine di due omosessuali impiccati (ma anche di una donna lapidata e di teschi di darfuriani abbandonati nel deserto sudanese) per sostenere propri interessi economici. Non che ci sia nulla di cui sorprendersi: non sono forse stati proprio interessi legati al controllo e allo sfruttamento del petrolio a sostenere dittature che lasciano i propri cittadini nella fame e nell’ignoranza e a provocare guerre sanguinose con il massacro di migliaia e migliaia di civili innocenti?

Certo è molto meno etico bombardare un corteo nuziale solo perché a qualche decina di migliaia di chilometri qualcuno lo ha scambiato per un convoglio di terroristi; ed è molto meno etico indicare i cadaveri fumanti seppelliti sotto una casa fatta saltare in aria e definirli “danni collaterali” di una bomba intelligente alla quale è saltata qualche rotella… A far confronti, l’uso spregiudicato e impietoso di fotografie di morti sembra quasi una piccola meschinità da petrolieri ricchi nel portafogli e miseri nel cuore. Ma a volte sono cose “piccole” a gettare luci più nitide sugli aspetti più bui delle ideologie…

Le finalità di Ethical Oil sono chiarissime, basta volerle vedere, e hanno il colore nero del petrolio e porpora dei mille dollari canadesi. La proposta è palese: fregatene degli interessi che ci stanno dietro, fregatene delle implicazioni ecologiche e di politica internazionale, fregatene dell’etica e dell’estetica, pensa solo ai diritti LGBTQ* – e quindi compra il nostro oro nero, lascia perdere il petrolio di chi uccide gli omosessuali (i bombardamenti nelle guerre per controllare il petrolio non sono molto importanti: uccidono popolazioni che sono notoriamente omofobe). E’ una proposta che può suonare assurda, se sviscerata ed esplicitata, ma che risulta molto convincente quando è veicolata in forme implicite, come nel caso di Ethical Oil.

D’altra parte, quanti sono stati sedotti dall’invito (fregatene della libertà, fregatene della democrazia…) a schierarsi a favore delle dittature arabe, da Mubarak a Ben Ali, perché garantivano tranquillità agli omosessuali (balla colossale, ma fregatene anche della verità) di fronte a manifestanti che chiedevano lavoro e diritti (e che, guarda caso, mettevano in pericolo i potentati locali legati a doppio filo con i grandi interessi economici – e petroliferi – occidentali)? Quanti sono stati sedotti dall’analisi semplicistica (fregatene dei palestinesi, fregatene dei muri…) che spinge molte persone LGBTQ* a schierarsi con il governo israeliano di estrema destra solo e unicamente perché in Israele gli omosessuali non sono perseguitati(1)?

Il pericolo è proprio questo: che la lente di lettura LGBTQ* diventi una lente di ingrandimento attraverso la quale tutto il campo di analisi della realtà viene occupato pressoché unicamente dalla realtà particolare vissuta dalle persone LGBTQ* o, come avviene spesso, dalla realtà di un orientamento sessuale che viene assurdamente scisso e separato dalla stessa vita delle persone LGBTQ* (ecco ad esempio il paradosso degli analisti occidentali che sostenevano il regime di Mubarak per difendere le lesbiche ed i gay d’Egitto, mentre i gay e le lesbiche in Egitto erano in prima fila in piazza Tahrir; leggi l’articolo su Il grande colibrì).

Una comunità LGBTQ* armata di lente di ingrandimento è una comunità inefficace, perché incapace di dimostrare che sta portando avanti non gli affari propri ma una battaglia che riguarda tutti, ed è soprattutto una comunità eticamente insostenibile, perché insozza con elementi di partigianeria l’universalità dei diritti umani. Alla lente di ingrandimento occorre sostituire una lente bifocale, cioè la volontà e la capacità di guardare il mondo tanto da lontano quanto da vicino, di considerare i diritti LGBTQ* non come il fine ultimo che giustifica ogni mezzo, ma come un elemento essenziale ed imprescindibile per la costruzione di un mondo migliore per tutti.

 

Pier
Copyright©2011PierCesareNotaro

(1) Non è intenzione di questo articolo indicare come giusto lo schierarsi a favore di Israele o della Palestina. Proprio perché si vogliono evitare discorsi semplicistici (e lo schierarsi senza se e senza ma è quasi sempre frutto di semplicismo), qui si evita di sparare conclusioni in due righe.

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6 commenti

  • Caro Antonio D. forse sarebbe meglio che tu rileggessi il vangelo. Scopriresti che Cristo non ha detto una parola contro gli omosessuali e anzi, a ben vedere, c'è un caso alquanto dubbio (il ragazzino nudo che scappa quando lo arrestano) e perfino una benedizione da parte di Cristo di una coppia gay (il fatto del centurione). certo, nella traduzione di quel brano la chiesa traduce la parola "pais" dell'originale con "servo". peccato che "pais" però significhi ragazzo. inoltre traduce l'originale "agape" con "fede" anche se "agape" significa "amore". modificare il testo per adattarlo alla propria idea si chiama ipocrisia e, nel vangelo, l'ipocrisia è decisamente condannata.

  • Bell'articolo. Il fatto che i gay abbiano a cuore (in genere) solo i propri diritti, così come quasi ogni altra minoranza pensa spesso solo a se stessa, aiuta coloro che governano nazioni ed economie a lesinare diritti anzichè elargirli.
    Per Antonio D.: non so in che mondo vivi, ma dire che la guerra non viene fatta per il petrolio è avere le fette di salame sugli occhi …

  • ci sono state guerre per difendere l'olio e oppressi: siete bugiardi e antidemocratico! in italia, berlusconi è il problema, ma sinistra ha lasciato tanto sciocco come il mondo intero! carlos

  • Dovreste pensare di più a chiedere il perdono del Signore invece che perdere tempo a denunciare complotti immaginari!

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