Piccoli schermi, grandi stereotipi: in tv i soliti cliché

Non sono un consumatore accanito del mezzo televisivo eppure è innegabile che in ogni programma di livello medio (poco medio o decisamente basso), di quelli che giungono all’italiano che utilizza il medesimo strumento come unica forma di acculturamento, non mancano situazioni in cui sia presente una persona omosessuale. Potrei fare numerosi esempi, ma trovo eccellente quello che può considerarsi uno dei salotti trash per eccellenza: “Forum“, storica trasmissione del mezzogiorno televisivo. Sotto la sapiente arte di Barbara Palombelli non mancano un giorno sì e l’altro pure contenziosi i cui protagonisti sono omosessuali. L’immagine denota lo stereotipo per eccellenza: soprattutto maschio, tendenzialmente discotecaro, amante maniacale del corpo e del divertimento, desideroso di far sesso in modo ossessivo-compulsivo.

Dall’altra parte, una famiglia in crisi affronta questa tremenda calamità che è piombata nelle loro vite: genitori in lacrime, mogli che scoprono di essere state ingannate, amicizie tradite, fidanzate sconvolte perché hanno perso il loro uomo che ormai uomo non è più. Poi interviene il pubblico parlante (ma non pensante) e giù tutto ciò che giunge come messaggio sfalsato, lontano dal compito che uno strumento pubblico dovrebbe avere di veicolare la semplice ordinarietà dell’esistenza quotidiana. Voglio sottolineare che non posso nemmeno lontanamente immaginare come si possa sentire la persona che rappresenta la nostra comunità. Io proverei imbarazzo ad essere crocefisso per essere me stesso. Ma, insomma, io mi presto ad essere insultato in pubblico per essere semplicemente come sono?

E ancora: tutti noi possiamo sentirci rappresentati da queste immagini? Non credo, anzi parlo per me e rispondo decisamente di no. Ma rendiamoci conto: anziani, casalinghe, studenti sono il pubblico che mastica queste trasmissioni e le utilizza nella crescita di figli e nipoti o nelle relazioni con i compagni veicolando il messaggio introiettato. In molti casi non ci sono elementi di confronto con altre realtà, non c’è un bagaglio culturale che possa indurre a comprendere cosa possa significare semplicemente essere desiderosi di poter esprimere il proprio orientamento sessuale. E non sopporto di vedere solo immagini edulcorate e frivole di cosa significa vivere la propria omosessualità.

Non è così!

Non è così!

Vivere con il proprio compagno (o compagna, ovviamente, ma essendo gay permettetemi di godermi l’uso del maschile in questo caso senza colpa) significa declinare un amore, condividere con lui ogni giorno le piccole gioie di vita quotidiana e i tanti dolori. Significa essere liberi di svegliarsi al mattino con gli occhi gonfi superando alla grande il trauma della canottiera con il disordine, la spesa da fare, le bollette, i conti che non tornano. E le liti, le riappacificazioni, lo stress, la felicità di un bacio mentre porti le buste della spesa. E poi l’amore, quel rotolarsi nel letto, sentirsi corpo unico con l’altro, con quello scambio reciproco che consente davvero di allontanare il mondo per perdersi.

Io vorrei ascoltare questo anziché veder declinate da mattina a sera macchine del sesso pompate 24 ore su 24 che sembrano vivere di aria con contorno di piume e paillettes. Non so, forse saranno i miei quarant’anni, sarà la banalità che certe rappresentazioni simboleggiano, ma credo che queste siano davvero responsabilità personali dei membri della comunità che si prestano a calcare quelle situazioni caricaturali che, dai tempi del “Vizietto”, ci hanno perseguitato. Dovremmo essere noi omosessuali ad apprendere la capacità di dire basta ad essere utilizzati per fini di audience e lotte politiche in talk show da macelleria sociale.

All’inizio ho fatto l’esempio di “Forum”, ma potremmo fare tranquillamente zapping su ogni rete e in ogni fascia oraria e trovarci in situazioni simili. Sicuramente potrei essere contestato, ma offriamo carne fresca da buttare nelle fauci dei vari Adinolfi, Alfano, Giovanardi. Voglio ascoltare vita quotidiana, non crisi isteriche per la discoteca o maratoneti del sesso come se stesse per giungere la fine del mondo.

Voglio parlare di quotidianità, di ciò che siamo, aneliamo, vogliamo. Non facciamoci usare dai media per riprodurre il sistema degli stereotipi attraverso un’amplificazione degli stessi che diventa boomerang. Non so voi, ma io tutti i giorni spero giunga un messaggio diverso, spero che cessi questo scellerato patto tra vittime e carnefici ma, ahimè, constato che nulla cambia mentre i nostri diritti sono sempre più impantanati

 

Gianfranco
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2 commenti

  • Io constato due disastri che si riducono in due parole: 1) Immobilità. …. dalla milo che fece un enorme scandalo quando ospitò una coppia gay negli anni '80 a oggi la situazione é evoluta poco. negli ultimi 20anni poi non si é smossa di una virgola anzi per certi aspetti é peggiorata e non poco.

    20 anni fa come oggi il modello resta in larga misura quello del "processo" all'omosessualità. In questo l'italia é unica in europa occidentale. complimenti! viva samantha indeed.

    2) silenzio.
    quanto detto rientra in un quadro più ampio: tra i movimenti per i diritti civili del mondo occidentale la campagna per i diritti civili in italia rientra nella lista di quelli con meno successo…… se dopo oltre 40 anni di cosiddetto "movimento LGBT" non si ottiene nulla uno penserebbe che forse questo potrebbe portare a un dibattito sul bilancio e magari a riconsiderare la strategia adottata. no?

    macché!

    silenzio e il corollario di questo silenzio é inevitabilemente adattarsi alla realtà e così si finisce per esempio a avere gente che pensa che non ci sia un problema nel modo in cui la tv italiana parla e dibatte di omosessualità

    invece il problema c'é (e se non viene fatto nulla ci sarà ancora tra 10, 20 anni).

    come é un problema non avere ottenuto NULLA e non avere neppure la prospettiva di ottenere qualcosa (finché governa il PD non c'é speranza)

  • Cherie, ma i discotecari esistono, non li puoi nascondere, ed esistono le checche e sono meravigliose… poi esistono i noiosi logorroici pedanti studiosi come me… ma non faremmo mai audience… D'altra parte, il modello di casalinga o di lavoratore, di studentessa o di giovane presentato dalla nostra televisione non è meno stereotipato…qualunque sia l'orientamento sessuale. Perfino i vecchi sono tutti arzilli e non depressi o incazzati come spesso capita per natura… ALLLORA BASTA IPOCRISIA… evviva lo stereotipo gay… ed evviva SAMANTHA

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