Transgender, sempre più diritti: il mondo è alla svolta?

L’ultimo numero di Time, il settimanale più importante del mondo, con in copertina Laverne Cox, attrice e attivista transgender americana, sta facendo parlare molto anche i media italiani. “La svolta transgender” titola il giornale, spiegando che la lotta delle persone trans è “la prossima frontiera per i diritti civili in America” (time.com). Intanto in un vagone della metropolitana di Atlanta, in Georgia, due uomini hanno iniziato a filmare e insultare due donne transessuali, per poi aggredirle fisicamente: nel video caricato online*, che ha raccolto milioni di visitatori e centinaia di commenti transfobici, non si sa se rimanere più angosciati per la sorte di una delle due donne, picchiata ferocemente e lasciata completamente nuda, o per la reazione delle decine di altre persone presenti sul vagone, indifferenti o intente a girare filmini con gli smartphone. I due aggressori, comunque, sono stati arrestati (ajc.com).

La svolta per i diritti delle persone trans negli Stati Uniti, insomma, è forse inevitabile, ma è ancora lontana. Almeno a vedere quanto succede nelle metropolitane. O sulle strade dei quartieri più poveri: a New York, a pochi chilometri dalla scintillante e gay-friendly Manhattan, tantissime transessuali latino-americane, additate come peccatrici nelle chiese e cacciate dalle famiglie, sono costrette a prostituirsi. Il loro tasso di povertà (28%) è sette volte più alto della media statunitense (theguardian.com). Per fortuna non mancano buone notizie, come la cancellazione del divieto che impediva al programma di assicurazione medica pubblico Medicare di coprire le spese per il percorso di transizione delle persone transessuali (terapie ormonali, sedute psicologiche, operazioni chirurgiche; thinkprogress.org).

Restando nell’ambito della chirurgia, bisogna segnalare le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e di altre agenzie delle Nazioni Unite per “eliminare la sterilizzazione forzata, coercitiva o comunque non volontaria“, violenza alla quale molti stati costringono le persone intersessuali e transessuali (who.int). Intanto il governo d’Israele ha deciso di abbassare l’età minima stabilita dalla legge per sottoporsi all’operazione di rettificazione chirurgica del sesso e di facilitare le pratiche burocratiche. Questa buona notizia, però, contrasta con la scarsa esperienza delle strutture ospedaliere del paese, dove l’ultima operazione di questo tipo è avvenuta ben due anni fa: le persone transessuali israeliane, dunque, sono ancora costrette a rivolgersi a cliniche straniere (haaretz.com).

Ma è il subcontinente indiano ad aver fatto i passi avanti più decisi e sorprendenti: Pakistan, India e Nepal hanno riconosciuto ufficialmente il “terzo sesso” delle hijra (persone la cui identità è simile a quella delle trans MtF) e sviluppato politiche a loro favore. In India, dove sono state reclutate le prime poliziotte transgender (livemint.com), nell’ultimo censimento quasi 500mila persone si sono dichiarate del terzo sesso, un numero molto inferiore alle stime (circa tre milioni), ma sorprendentemente alto se si tiene conto dello stigma sociale ancora forte (come nel confinante Pakistan: vice.com) che si riflette in tassi di disoccupazione e analfabetismo più alti rispetto al resto della popolazione. D’altro canto ben 55mila famiglie non hanno avuto problemi a dichiarare di avere un figlio appartenente al terzo sesso (indiatimes.com).

Altri motivi di speranza, nel frattempo, arrivano dai paesi a maggioranza musulmana del sud-est asiatico: mentre Egitto e Kuwait hanno recentemente arrestato in massa transessuali e “travestiti” (ilgrandecolibri.com), giovedì in Malesia una corte potrebbe invalidare le norme che considerano reato l’indossare abiti femminili per le persone geneticamente maschili perché violano i diritti fondamentali delle transgender. “Stiamo sfidando la costituzionalità delle leggi statali ispirate alla sharia: non era mai stato fatto” spiega orgogliosamente l’attivista trans Thilaga Sulathireh (buzzfeed.com). E in Indonesia la scuola coranica LGBT-friendly creata dalla waria (transgender MtF) Mariyani (ilgrandecolibri.com) ha riaperto, per la gioia di dozzine di fedeli, un mese dopo la morte della sua carismatica fondatrice (thejakartapost.com).

 

Pier
Copyright©2014ilgrandecolibri.com

 

* Non pubblichiamo il link al video originale per rispetto delle vittime.
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