Perché gli ex-gay americani cercano rifugio in Israele

Terapie riparative per "curare" l'omosessualità

Versare tanti soldi per avere in cambio torture psicologiche, e a volte anche fisiche, e promesse che non possono essere mantenute: potremmo riassumere così la pratica delle “terapie riparative” (o “terapie di conversione”), totalmente antiscientifica e sempre più proibita, ma ancora tristemente di moda in molti ambienti religiosi. Chi propone queste cure miracolose giura di insegnarti la virilità, di estirpare dal tuo cuore i desideri omosessuali, di trasformarti in un “vero uomo”, che si sposerà con una donna, avrà figli e vivrà per sempre felice e contento. La verità è ben diversa: come hanno dimostrato varie ricerche, non solo queste terapie non funzionano, ma creano gravissimi danni. Per questo negli USA uno stato dopo l’altro sta vietando di sottoporre i minori a queste pratiche vergognose. Ma il movimento degli “ex-gay” ha già trovato un rifugio in cui emigrare: Israele.

LA CLIENTELA EBREA ORTODOSSA

“Dal momento che qui c’è una presenza religiosa così forte e – mi sembra – non è così diffuso il politicamente corretto, c’è maggiore apertura nei confronti di terapie di questo tipo” spiega lo psicologo ebreo ortodosso Elan Karten che, trasferitosi dagli Stati Uniti, ora promette di curare gli adolescenti gay in Israele. A fare il suo stesso lavoro, secondo le stime, ci sarebbero altre decine di “psicoterapeuti”, spesso autoproclamati, e varie organizzazioni religiose. Tra queste spicca Jews offering new alternatives for healing (Ebrei che offrono nuove alternative di guarigione; JONAH), un gruppo che a dicembre è stato costretto alla chiusura in New Jersey e che si è rifugiato in Israele.

Ormai famiglie ebree ortodosse di tutto il mondo mandano i propri figli omosessuali a farsi “curare” in Israele, anche se, in realtà, il paese non accoglie proprio a braccia aperte gli stregoni del movimento ex-gay: il ministero della salute consiglia di non affidarsi a queste terapie perché scientificamente dubbie e pericolose e anche la Israel psychological association (Associazione psicologica di Israele; IPA) si è dichiarata contraria, anche se la sua presa di posizione a molti è sembrata debole. La legge, però, permette queste pratiche anti-scientifiche e pochi hanno il coraggio di denunciarle: le vittime, infatti, appartengono a famiglie religiose omofobe che creerebbero enormi problemi a chi ammettesse di essersi sottoposto a queste terapie, e quindi, in definitiva, di essere omosessuale [Philly].

USA, VIETATE LE TERAPIE ANTI-GAY

I tentativi di modificare l’orientamento sessuale delle persone sono inefficaci, ma in realtà questo è il problema minore: dietro alla rassicurante espressione “terapie riparative” si nascondono terribili pratiche di violenza morale, psicologica e spesso anche fisica. Inoltre, come hanno documentato alcuni studi, i ragazzi con genitori che rifiutano e cercano di cambiare il loro orientamento omosessuale o bisessuale sono più propensi a tentare il suicidio, a cadere in depressione e a iniziare a consumare droghe. Per questo le più grandi e importanti organizzazioni che si occupano di salute mentale condannano fermamente queste pratiche pericolose.

Proprio sulla spinta delle denunce dell’American psychiatric association (Associazione psichiatrica americana) e dell’American Psychological Association (Associazione psicologica americana) alcuni stati negli USA hanno deciso di proibire per legge di sottoporre i minori a terapie riparative. L’ultimo stato a introdurre questo divieto proprio negli ultimi giorni sono state le Hawaii [TBO], che vanno ad aggiungersi a California, Washington, Illinois, New Jersey e Oregon. E una legge analoga è in discussione in Virginia [Gay RVA]. Infine il governatore di New York, Andrew Cuomo, ha annunciato misure per vietare queste terapie per i minori e ostacolarle per gli adulti: “Le terapie di conversione sono una pratica di odio profondamente sbagliata e contraria a tutti i valori di questo stato” [Washington Blade].

EX-GAY: MENO VISIBILI, MA PERICOLOSI

La proibizione di queste torture spacciate per medicina è ovviamente un’ottima notizia, ma non deve farci dimenticare che il problema delle terapie riparative è tutt’altro che risolto. Il movimento degli ex-gay continua a mietere vittime in mezzo mondo, dall’Italia all’Australia, dove alcune chiese evangeliche e sinagoghe propongono cure ed esorcismi ai genitori di ragazzi omosessuali [The Age]. E persino dagli Stati Uniti arrivano cattive notizie, oltre ai viaggi “terapeutici” in Israele. In Oklahoma, infatti, la deputata repubblicana Sally Kern ha presentato una proposta di legge a difesa delle terapie riparative, purché non si ricorra a “elettroshock o terapia elettroconvulsivante, tecniche di contatto manuale, esposizione a pornografia o terapia di induzione del vomito” [Oklahoma].

A questo punto possiamo essere ottimisti o è più realistico uno sguardo negativo? La risposta non è facile. L’impressione di molti è che, almeno nei paesi occidentali, sempre meno persone si rivolgano agli stregoni del “riorientamento sessuale”, ma forse questa impressione è solo l’effetto del crollo di visibilità del movimento ex-gay dopo la chiusura di Exodus International, la struttura ombrello che riuniva centinaia di gruppi e pseudo-terapeuti in tutto il mondo. C’è una sola certezza: come previsto in una lunga analisi sulle nuove strategie del movimento ex-gay pubblicata da Il Grande Colibrì, oggi è diventato molto più difficile capire come e dove si muove chi propone le terapie riparative. E nel buio e nel silenzio continuano ad agire mostri travestiti da psicoterapeuti.

 

Pier
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