Transessuali in America, il coming out della discordia

Le persone trans hanno bisogno di un simbolo. Ma Bruce Jenner è la peggiore scelta possibile“: non usa mezze misure washingtonpost.com per affossare colui (Jenner intende continuare a parlare di sé al maschile finché non avrà completato la transizione) che poco prima era passato alla ribalta delle cronache per un’apparizione tv in cui svelava la propria transessualità. Ma chi è Jenner e quali sono le ragioni di un giudizio così netto? Partiamo dall’inizio: Jenner (in foto) è un attore famoso in tutto il Nordamerica, ma la sua fama iniziale si deve alla medaglia d’oro nel decathlon vinta alle Olimpiadi del 1976 a Montreal. Venerdì sera ha dichiarato a 20/20, sul canale ABC, di sentirsi donna e di aver iniziato il percorso che lo porterà a corrispondere fisicamente con ciò che sente di essere. La puntata del talk show ha avuto la più alta audience degli ultimi 15 anni, sfiorando i 17 milioni di spettatori sintonizzati (wcnc.com).

Gli attivisti guardano speranzosi a questo coming out. “Spero davvero che questo interesse verso la storia di Bruce incoraggerà le persone a considerare le sfide sociali ed economiche che le persone trans devono fronteggiare” ha commentato Nick Adams, uno dei portavoce di GLAAD, un gruppo di pressione LGBT che monitora l’attività dei media. “La storia di Jenner potrebbe portare alla luce, per esempio, il fatto che i giudici stanno ancora valutando se sia da proteggere dalle discriminazioni anche l’identità di genere, oltre al sesso biologico” ha spiegato John Thomas, professore alla Quinnipiac University School of Law che si è occupato delle battaglie legali delle persone trans, aggiungendo che l’intervista a Jenner “è stata un momento importante non solo culturalmente ma anche legalmente“.

In una realtà come quella statunitense, dove le discriminazioni e le violenze sono ancora all’ordine del giorno per le persone transgender – come dimostrano i tredici omicidi di trans nel 2014, i numerosissimi casi di bullismo scolastico, i numerosi suicidi, gli ostacoli che lo stato maggiore continua ad opporre affinché l’esercito diventi inclusivo anche di questa minoranza, le condizioni dei detenuti e le frequenti discriminazioni nell’uso dei bagni (mercurynews.com) – una storia come quella di Jenner sembrerebbe dunque una benedizione. Perché allora una parte della stampa sembra così ostile?

A suscitare perplessità, per il Washington Post, non è il passato sportivo di Jenner, ma quello televisivo: “Proprio mentre l’esperienza transgender comincia a diventare normale nella cultura americana, questo processo potrebbe essere interrotto e spazzato via dall’ultimo simbolo di anomalie e disfunzioni: la famiglia Kardashian [il serial interpretato anni fa dai numerosi membri del nucleo familiare che, al terzo matrimonio, aveva in Bruce Jenner il suo patriarca; NdR] Se ciò che il movimento transgender cerca è accettazione, associarsi con il circo Kardashian è l’ultima cosa di cui ha bisogno. Perché la televisione può aiutare a normalizzare la vita delle persone emarginate, ma è anche in gradi di sfruttare le loro difficoltà e di rafforzare gli stereotipi, riducendo la loro vita a mero intrattenimento“.

Se Bruce Jenner non è l’icona giusta per il movimento trans, malgrado il supporto ricevuto da tutti i membri (nella vita e in tv) del suo clan (nytimes.com), se ancora l’esercito americano stenta ad accettare le persone transessuali – molte di loro evitano semplicemente di dichiararsi o vengono “arretrate” di posizione, facendo loro evitare le missioni, mentre si completa l’inchiesta a cui vengono sottoposte nel caso siano scoperte, come nel caso del sergente Shane Ortega (washingtonpost.com) – forse la vera svolta potrebbe venire dalla potente ascesa del modello transgender che potrebbe finire sulla copertina di Men’s health, la rivista dedicata alla salute dell’uomo tradotta in tutto il mondo che ha sempre fatto della mascolinità la propria bandiera.

Quando ha deciso di partecipare alla votazione online lanciata su Yahoo per il modello da mettere in copertina, Aydian Ethan Dowling probabilmente nemmeno immaginava il clamore che lo avrebbe travolto: in pochi giorni ha avuto 40mila voti, circa il quadruplo del suo principale avversario. E se è vero che in queste votazioni il fattore emotivo ha un grosso peso (lo scorso anno la competizione venne vinta da un reduce dall’Iraq privo di un braccio e di una gamba), forse potrebbe essere proprio una persona normale come Aydian – più del teatrale e plurisposato Bruce – a fare la storia per il movimento transessuale (dailymail.co.uk).

 

Michele
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