Trans: violenze e arresti in Uganda e Asia meridionale

La transfobia continua a mietere vittime in tutto il mondo. In Uganda, dove gli attacchi fisici a persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) sono quasi quotidiani, nei giorni scorsi una attivista trans, Beyonce Karungi, che stava rinchiusa in casa dopo aver ricevuto diverse minacce, è dovuta uscire ed è stata attaccata da 5 uomini che l’hanno picchiata brutalmente sul volto e sul corpo, con ripetuti calci sulla testa, ed è ora in attesa di sapere l’entità delle ferite riportate. Nel raccontare l’episodio, l’attivista spiega che gli aggressori le hanno detto che volevano ucciderla. Purtroppo la legislazione vigente (anche se non è ancora stata approvata una nuova norma più punitiva) continua a discriminare le persone omosessuali e transessuali e quindi rivolgersi alla polizia è non solo inutile, ma perfino dannoso, dato che offre ai poliziotti armi di ricatto nei confronti delle vittime delle violenze [oblogdeeoblogda.me].

Nel confermare e condannare questa escalation di violenza, l’associazione Sexual Minorities Uganda (SMUG) cerca di spiegare come sia stato possibile arrivare a questo punto, insistendo sul fatto che la delegittimazione delle vittime da parte delle autorità e una legislazione discriminatoria “fanno sentire i cittadini che minacciano, picchiano o, in qualche caso, uccidono una persona omosessuale o transessuale come dei vigilantes“, come ha confermato anche il responsabile esecutivo di Human Dignity Trust, Jonathan Cooper [pinknews.co.uk].

Se in alcune realtà la violenza è la più grave minaccia per l’incolumità delle persone LGBT, in molti paesi la situazione è comunque pericolosa per la repressione esercitata dalla polizia, come nel caso di Mardan, in Pakistan, dove tre transessuali che si esibivano a un matrimonio sono state portate via (insieme allo sposo e ad alcuni suoi amici) sabato scorso, nel corso della cerimonia. Lunedì un folto gruppo di transessuali ha inscenato una protesta davanti all’Associazione della stampa di Mardan, ottenendo così l’attenzione dei media sull’arresto arbitrario di alcuni esponenti della loro comunità [tribune.com.pk].

Miglior sorte avevano invece avuto le nove waria (persone biologicamente maschili, ma che assumono ruoli e vestiti femminili e che sentono di appartenere a un “terzo sesso”) che in Indonesia erano state arrestate perché, malgrado biologicamente maschi, vestivano abiti femminili: loro avevano ottenuto un rapido rilascio da parte della polizia [ilgrandecolibri.com].

Intanto, però, a Aceh, una regione indonesiana a cui dieci anni fa è stata concessa un’autonomia amministrativa che ora il governo islamista locale utilizza per diffondere il fondamentalismo religioso, un’interpretazione oscurantista e invasiva della sharia proibisce, tra le altre cose, il sesso omosessuale, che è invece legale nel resto dell’Indonesia. Questa legge colpisce anche le persone transessuali, come spiega l’attivista trans Echa, dirigente della sezione locale del gruppo di pressione LGBT Grigio viola e musulmana: “Credo che l’Islam sia molto tollerante su questi temi e credo in un Dio che ama. Chi ci discrimina non è Dio” [pri.org].

Come abbiamo raccontato su ilgrandecolibri.com nei giorni scorsi, anche nella vicina Malesia si sono registrate violenze e vessazioni transfobiche da parte della polizia, fiancheggiata dalla stampa in quest’opera di discriminazione.

Per fortuna, però, anche nei confronti delle persone transgender non tutto è uguale in ogni luogo. E così negli stessi giorni in cui si sono registrati questi tristi episodi, in India la transessuale Akkai Padmashali ha ricevuto il premio Rajyotsava per il proprio impegno nei servizi sociali: in quell’occasione ha dichiarato che questo riconoscimento è un segno di come lo stato certifichi l’esistenza delle persone transessuali e riconosca il movimento della società per i diritti civili [thehindu.com]. E un premio a una attivista transgender lo aveva dato anche il Parlamento europeo la scorsa settimana, conferendo a Lydia Foy il Premio del cittadino, per la sua battaglia pluridecennale per veder riconosciuta la propria identità di genere reale nei documenti ufficiali [ilgrandecolibri.com].

 

Michele
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