Tunisia, il sindacato degli imam favorevole ai diritti LGBT

studenti della scuola coranica di Kairouan
Studenti della scuola coranica di Kairouan, in Tunisia

La discussione sulla depenalizzazione dei rapporti omosessuali in Tunisia subisce un’incredibile accelerata: ora a parlarne non sono solo gli attivisti, i media e alcuni politici, ma addirittura una commissione ufficiale voluta dal presidente della repubblica. E arrivano persino benedizioni da parte degli esponenti religiosi musulmani. Lo stato nord-africano sta per aprire una nuova era nella storia dei diritti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) nel mondo arabo?

Riforme liberali per la Tunisia

Nello scorso agosto il presidente della repubblica tunisino, Beji Caid Essebsi, del partito laico socialdemocratico Nidaa Tunes (Appello della Tunisia), ha creato la Commission des Libertés Individuelles et de l’Égalité (Commissione delle libertà individuali e dell’uguaglianza; COLIBE), un organo consultivo formato da esperti a cui ha chiesto di avanzare delle proposte per realizzare la nuova costituzione del paese arabo, approvata nel 2014 dopo la rivoluzione. E la COLIBE nei giorni scorsi ha presentato un rapporto molto ricco di idee progressiste.

Tra le proposte avanzate ci sono, per esempio, la liberalizzazione dell’apertura di bar e ristoranti durante il mese di Ramadan, in cui le persone musulmane di solito digiunano, e l’abolizione della pena di morte, che comunque non è più applicata dal 1991. Ma a far discutere di più sono le riforme relative all’eredità e ai rapporti omosessuali.

Oggi in Tunisia le donne ereditano metà della parte che invece spetta agli uomini con lo stesso grado di parentela con il defunto. La COLIBE ha proposto di equiparare completamente sposi, genitori, figli e figlie, sorelle e fratelli. La riforma del diritto ereditario sarebbe particolarmente significativa perché nel paese quelle sull’eredità sono tra le pochissime norme ancorate alla tradizione religiosa.

La Commissione, inoltre, chiede l’abolizione dell’articolo 230 del codice penale, che condanna al carcere chi ha rapporti omosessuali, e di conseguenza anche dei “test anali“, esami clinici pseudo-scientifici con i quali si vorrebbe dimostrare l’omosessualità delle persone accusate di “sodomia”.

I religiosi musulmani sono divisi

La Coordination nationale pour défendre le Coran, la Constitution et le Développement Équitable (Coordinamento nazionale per difendere il Corano, la Costituzione e lo sviluppo equo) ha tuonato subito contro una “iniziativa incostituzionale e pericolosa“, puntando il dito contro il Parlamento europeo che, secondo l’organizzazione, si celerebbe dietro riforme che “minano la famiglia, minacciano la sua natura e rappresentano una violazione della sovranità dello stato“.

D’altra parte, però, l’islamologa Iqbal Gharbi ha negato che le proposte della COLIBE siano in contrasto con l’islam, ma ha detto che piuttosto riflettono un’interpretazione progressista dei precetti religiosi: “Nessuno ha il monopolio dell’interpretazione del Corano” ha ricordato.

Ma la presa di posizione più sorprendente è arrivata dal sindacato degli imam, che ha espresso un parere favorevole al lavoro della Commissione e ha ricordato molto laicamente che l’approvazione delle leggi spetta unicamente al parlamento. Il segretario generale dell’organizzazione, Fadhel Achour, è andato anche oltre: al giornalista radio che gli ha chiesto se fosse favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, ha risposto che “la liberalizzazione dei contratti di matrimonio permetterebbe a tutti i tunisini di sposarsi qualunque sia il loro orientamento sessuale“.

Pier Cesare Notaro
©2018 Il Grande Colibrì
foto: Christopher Rose (CC BY-NC 2.0)

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