“Cari omofobi tunisini, ecco perché ricordate i nazisti”

L'immagine di Hitler esposta in un liceo tunisino

Molti tunisini non fanno altro che giudicare la comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) [Nawaat] senza neppure sapere che, dalla notte dei tempi, l’omosessualità è sempre stata culturalmente molto presente nella società arabo-musulmana. Inoltre, tante icone della musica classica araba adorate da tutto il popolo, come la diva egiziana Umm Kulthum [Lemag], non si facevano problemi a mostrare il proprio orientamento sessuale in pubblico. Ma allora perché giudicare o condannare lesbiche, bisessuali e omosessuali? Dopotutto questi individui non sono diversi da noi. Di cosa hanno paura gli omofobi? In Tunisia negli ultimi anni l’omofobia non ha smesso di fare rumore diffondendosi sul web. Tra commenti carichi d’odio e pubblicazioni scioccanti, lo spettacolo delle derive comportamentali ha raggiunto il parossismo. Il peggio deve ancora arrivare?

GLI IDEALI DEL TERZO REICH IN FIORE

Evidentemente, nella nostra giovane democrazia, bisogna credere che è insolito, per non dire atipico, dimostrare più fermezza nei confronti di certi omofobi che hanno accumulato al tempo stesso dissenteria verbale, stitichezza cerebrale, maschilismo e bigottismo. Quando le stupidaggini arrivano a frotte, si finisce per chiedersi se questo povero paese non sia destinato a sostenere le cretinate di alcuni dei suoi cittadini. Bisogna dire che il mese di aprile 2016 resterà senza nessun dubbio negli annali della storia burlesca della Tunisia.

E tutto porta a credere che gli ideali del Terzo Reich (la Germania nazista; ndr) stiano germogliando un po’ dappertutto, tanto nel mondo quanto nel nostro paese. Certamente in Tunisia non siamo ai livelli di Alba Dorata in Grecia né dei casi emblematici di Ucraina e Serbia, dove nazionalismo fa rima con neonazismo. E tuttavia anche nel nostro paese si vedono i primi frutti, e non vi sto raccontando balle né ci sto facendo un pesce d’aprile. E’ vero, in questo mese tutte le bugie sono ammesse ma, in questi 30 giorni in cui è dolce dormire, l’attualità ci ha servito solo patate bollenti.

LE NAZI-GOLIARDATE DEGLI STUDENTI

A Gerba il 18 aprile 2016, giorno degli esami di educazione fisica, un evento ha scioccato più di una persona e soprattutto la comunità ebraica tunisina. L’isola dei sogni, che ospita sulle sue terre la sinagoga della Ghriba, la più antica d’Africa in cui si sta per svolgere il famoso pellegrinaggio ebraico, quel giorno è stata teatro di una sbandata deplorevole. Un gruppo di giovani isolani candidati al diploma di maturità 2015-2016 ha commesso l’atto abietto di brandire uno stendardo ispirato alla bandiera rossa, bianca e nera della Germania nazista in cui le braccia della svastica terminavano con delle chiavi inglesi, con riferimento alla loro sezione tecnica [Public].

Sempre nel quadro delle famose “dakhla” (rituali di iniziazione studenteschi; ndr), un anno fa in un liceo di Jendouba un centinaio di allievi immaturi si è radunato tumultuoso ai piedi di un gigantesco striscione raffigurante Adolf Hitler mentre faceva il saluto fascista davanti all’attuale bandiera tedesca: uno scandalo ampiamente riportato dalla stampa internazionale [Franceinfo].

OMOFOBIA IN TV E SUI SOCIAL NETWORK

Ultima ma non ultima, poi, dopo le rivelazioni della spazzatura dei “Panama papers”, tocca ora all’omofobia mostrare tutta la propria bruttura al grande pubblico: prima sugli schermi della trasmissione Klem Ennes (La gente parla) per due settimane di seguito, poi sulle bacheche di Facebook attraverso fotografie che mostrano cartelli che proibiscono alla comunità LGBTQI (e anche agli atei) l’accesso a locali commerciali (un ristorante e un internet point) o di prendere, senza mezzi termini, un taxi.

Tra le cafonate di Maktoub boy (Il ragazzo della provvidenza), alias l’attore Ahmed Landolsi, e l’ipocrisia del cantante strampalato Walid Tounsi [Il Grande Colibrì], il prestigio degli intellettuali tunisini ha subito, grazie ai nostri confratelli del canale TV Al Hiwar Ettounsi (Il dialogo tunisino), un pesantissimo colpo di clava. Che Dio sia lodato! Per fortuna la coraggiosa e giovane attrice Raafa Ayadi ha salvato i mobili del circolo degli artisti scomparsi (video sotto).

2016 – 1938: RITORNO AL PASSATO

Tuttavia i cartelli omofobici condivisi sul social network di Mark Zuckerberg ci hanno riportati, stranamente, all’anno 1938, quando Hitler e i suoi scagnozzi hanno adottato misure per rompere “ogni legame sociale e fisico degli ebrei con la popolazione tedesca”. Da quel momento in poi, che ci si trovasse in Germania o nei paesi occupati dalla Wehrmacht (l’esercito nazista; ndr), l’accesso alle scuole pubbliche e alle università, ai ristoranti, ai parchi gioco riservati ai bambini, ai cinema, ai teatri e ai centri sportivi venne vietato agli israeliti, che in molte città non poterono più accedere ad alcune zone etichettate come “ariane”.

Peggio ancora: alcuni nostri connazionali dimenticano che il tristemente celebre capo delle SS, Heinrich Himmler, diresse con la benedizione del Führer “persecuzioni sempre più severe contro gli omosessuali durante il Terzo Reich. Invece le lesbiche, non essendo considerate una minaccia per la politica razziale nazista, non furono generalmente perseguitate”. Inoltre “alcuni ‘esperti’ nazisti ritenevano che l’omosessualità fosse una malattia curabile e misero a punto una politica di ‘cure’ basata su lavori forzati e umiliazioni”, secondo gli archivi dello statunitense Holocaust Memorial Museum (Museo memoriale dell’Olocausto) di Washington.

ARRIVEREMO A UN “HEIL” OMOFOBICO?

Ma guardate un po’, non vi vengono in mente le dichiarazioni di un certo sheikh che ha sostenuto mercoledì scorso sugli schermi di Klem Ennes l’ipotesi che l’omosessualità sia una “malattia” che può curata? Di fronte a questi fatti ci dobbiamo aspettare un remake della Notte dei cristalli (strage nazista anti-ebraica del 9 novembre 1983; ndr) sotto i nostri cieli? E, già che ci siamo, perché non autorizzare l’adozione di un simbolo come il triangolo rosa (simbolo che indicava i gay nei lager; ndr) per distinguere gli omosessuali?

Onestamente: ma quanto bisogna essere rincoglioniti per eccitarsi nel dimostrare un tale odio per l’altro? Evidentemente il mia culpa di questi energumeni non arriverà domani! E non è escluso che vedremo alcuni di loro abbandonare il nostro “3asslema” (saluto in dialetto tunisino; ndr) per un “heil” (saluto nazista; ndr) omofobico!

I SILENZI E LE IPOCRISIE DELLA POLITICA

In questi giorni, nella cacofonia di un’eterna transizione democratica, i nostri politici fanno tutto il possibile per farsi vedere e rivedere sul piccolo schermo e alimentare sempre di più il chiacchiericcio catodico, ma quando si tratta di dare un calcio al formicaio e risanare l’agorà, il netturbino si lamenta di un reumatismo articolare acuto e ostenta la propria disabilità. Nel frattempo, dall’epoca coloniale, l’assai controverso articolo 230 del codice penale (criminalizzazione dei rapporti omosessuali; ndr) non ha smesso di accumulare record di longevità e in cambio, dalle parti dell’emiciclo del Bardo (il parlamento tunisino; ndr), nessun progetto di legge sembra spuntare per sanzionare gli atti d’odio o le incitazioni all’odio, comprese le dichiarazioni e le azioni omofobiche [Nawaat].

Quello che disturba in tutto questo è che qui in Tunisia i nostri politici devono capire che non basta assumere, a intermittenza, la parte di “Mastro Lindo”. Bisogna anche smetterla con tutto ciò che puzza e sbarazzarsene una volta per tutte, altrimenti precipiteremo nel (dis)amore ai tempi del colera.

 

Abdel Aziz Hali per Nawaat
giornalista e blogger tunisino
traduzione di Pier
©2016 Nawaat – Il Grande Colibrì
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