#NoteDagliIslam. Turchia in guerra: chi è il nemico?

Le notizie di questa settimana:
Turchia – Ankara in guerra contro ISIS e PKK
Iran – Cosa cambia dopo l’accordo sul nucleare?
Fondamentalismo – I finanziamenti dei sauditi
Tunisia – Legge sul terrorismo: e i diritti umani?
Corano – La copia più antica è nello Yemen

Turchia – Ankara in guerra contro ISIS e PKK. Il governo turco inizia a bombardare il gruppo terroristico Stato islamico, ma ci sono dubbi sulle sue intenzioni: è solo un alibi per poter attaccare il PKK?

Non è solo l’ISIS a causare l’escalation di tensione ai confini est e sud-est della Turchia: è anche il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), fuori legge, che ha rotto il cessate il fuoco di fatto in vigore da tre anni e ha iniziato ad uccidere le forze di sicurezza turche. Il lato ironico della storia è che ISIS e PKK combattono tra loro in Siria e in Iraq, ma sembra che abbiano iniziato ciascuno per conto proprio una nuova ondata di attacchi contro il governo turco. Questi attacchi coincidono con l’accordo tra Turchia e USA per una cooperazione più intensa contro l’ISIS e altre “organizzazioni terroristiche” in Siria e in Iraq, che include l’uso della base aerea turca di Incirlik. E tutti questi sviluppi avvengono mentre la Turchia è impegnata nel processo di formazione di una coalizione di governo o di ritorno alle urne, che complica ancor di più il quadro. [hurriyetdailynews.com]

Per anni c’è stata una pace tacita tra Ankara e l’ISIS, ma ora sono alle corde. Migliaia di articoli e studi avevano concluso che questa guerra si sarebbe fatalmente scatenata e che Ankara avrebbe pagato caro il suo ritardo. Eppure i precedenti che avrebbero dovuto mettere in allerta i turchi sono molti, a partire dal Pakistan, che ha protetto Al-Qaida prima di diventarne vittima. Per la Turchia la situazione è complicata, perché l’ISIS attacca i curdi facendo leva sull’odio etnico che li colpisce, tanto tra gli arabi quanto tra i turchi. Ankara, quindi, si è affrettata a dichiarare guerra per evitare che l’ala militare del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) potesse trarre vantaggio da quanto succede ai curdi. Il governo turco si trova così nell’incredibile posizione di condurre una lotta per difendere i curdi contro un’organizzazione che lui stesso ha contribuito a sviluppare. [alhayat.com]

La lotta contro l’ISIS è solo un alibi per indebolire il PKK ed i suoi alleati e per, in fin dei conti, impedire il progetto di unificazione dei tre cantoni curdi siriani? L’equazione “niente bombardamenti contro l’ISIS senza bombardare il regime siriano” è stata sostituita dall’equazione “niente bombardamenti contro l’ISIS senza bombardare i curdi”. Il tutto senza uno scontro diretto con il regime di Assad. La complessità della situazione turca, che deve gestire contemporaneamente la lotta contro tre nemici (Assad, i curdi del PKK e l’ISIS) spiega in parte questo cambiamento politico. Cambiamento molto rischioso per Ankara: da una parte c’è il rischio di un movimento di contestazione da parte dei curdi di Turchia (più di 15 milioni di persone), dall’altra c’è il pericolo di attentati dell’ISIS che dispone di cellule dormienti in Turchia. [lorientlejour.com]

Iran – Cosa cambia dopo l’accordo sul nucleare? Dopo l’accordo di Vienna sul nucleare iraniano, escono rafforzati i riformisti o i conservatori? E le tensioni in Medio Oriente aumenteranno o diminuiranno?

Beneficeranno dell’accordo nucleare riformisti, moderati e centristi. Come si insegna la storia, soprattutto durante la repubblica islamica, ogni volta che le nostre relazioni con l’Occidente sono state ostili e tese, sono aumentate molto le pressioni su oppositori, critici, dissidenti, giornalisti ed intellettuali. D’altronde, ogni volta che le relazioni con l’Occidente si sono leggermente rasserenate, la situazione per i critici è leggermente migliorata. All’inizio le forze conservatrici radicali potrebbero mobilitarsi per dimostrare che la situazione non cambierà a favore di oppositori, critici, liberali ed intellettuali, ma credo che a lungo termine l’atmosfera politica in Iran si aprirà gradualmente grazie al riavvicinamento con l’Occidente, e con gli USA in particolare. E, secondo me, l’anti-americanismo ne esce indebolito: è stata messo in dubbio ed è finito in un vicolo cieco. [theguardian.com]

La proliferazione nucleare suscita inquietudine. Il più grande risultato ottenuto dalla comunità internazionale negli ultimi 70 anni è stata la capacità di controllare il demone nucleare. Il successo più significativo di Israele nell’ultimo mezzo secolo è stato conservare il monopolio nucleare. Se l’accordo di Vienna sarà rispettato, si preserveranno questi due risultati: sarebbe ottimo. Ma se l’accordo si rivelerà impreciso e non si potranno attuare i meccanismi di controllo, il Medio Oriente diventerà una regione estremamente pericolosa e un’immensa ombra si profilerà sul futuro di Israele. Un altro motivo di inquietudine è l’assenza di un cambiamento ideologico: l’Iran ha goduto di un salvataggio economico e ha guadagnato legittimità internazionale senza essere costretto a smantellare la propria infrastruttura nucleare o ideologica. [haaretz.com]

Di solito si evocano due scenari. Il primo è quello del cavallo di Troia: i paesi occidentali sperano che l’accordo provochi cambiamenti interni in Iran, perché apertura economica e investimenti dovrebbero migliorare la vita degli iraniani. Il secondo consiste nel sostenere che sono i falchi ad uscire rafforzati da questo accordo: continueranno a finanziare la loro politica espansionista invece di impegnarsi in riforme politiche ed economiche. Ma non si realizzerà né uno scenario né l’altro: ci sarà invece un mix dei due. Intanto il clima regionale continuerà ad essere caratterizzato dalle tensioni confessionali, con la formazione di una “coalizione sunnita” per contrastare le ambizioni iraniane in Iraq, Siria, Libano e Yemen. Senza dimenticare la paura esistenziale di Israele di fronte alla possibilità che l’Iran si doti della tecnologia nucleare militare nei prossimi dieci anni. [almodon.com]

Fondamentalismo – I finanziamenti dei sauditi. WikiLeaks svela come l’Arabia Saudita finanzi la diffusione del fondamentalismo islamico (wahhabismo e salafismo) in tutto il mondo, compresa l’India.

Per decenni l’Arabia Saudita ha versato miliardi di petrodollari ad organizzazioni islamiche ideologicamente allineate in tutto il mondo, praticando tranquillamente una diplomazia del libretto degli assegni per portare avanti i propri obiettivi. Ma un tesoro di migliaia di documenti sauditi, recentemente pubblicato da WikiLeaks, rivela con sorprendente ricchezza di dettagli come lo scopo del governo negli ultimi anni non sia stato solo diffondere la propria versione rigorista dell’islam sunnita, ma anche danneggiare il suo principale avversario, l’Iran sciita. I documenti provenienti dal ministero degli esteri dell’Arabia Saudita illustrano una quasi ossessione nei confronti dell’Iran: i diplomatici in Africa, Asia ed Europa controllano le attività dell’Iran nei più piccoli dettagli e le principali agenzie governative cospirano per limitare la diffusone dell’islam sciita. [nytimes.com]

Fonti del ministero degli interni indiano ritengono che il governo saudita sia preoccupato per l’influenza crescente della comunità sciita in India e per la vicinanza crescente tra Iran e India. “Per contrastare la crescente influenza sciita, una certa parte dell’establishment saudita ha diffuso il wahhabismo in India” dice un funzionario ministeriale. Negli ultimi tre o quattro anni, c’è stata un forte aumento dei predicatori wahhabiti venuti a condurre seminari in India. Il funzionario ha messo in guardia: “Non ci sono dubbi: il wahhabismo è sempre più forte nel nostro paese, in particolare in Kerala, soprattutto a causa della radicalizzazione di molti giovani locali che vanno in Arabia Saudita in cerca di un lavoro. Il Kerala ha dato segni di una radicalizzazione profonda: è l’unico stato in cui sono apparsi manifesti di lutto per la morte di Osama Bin Laden”. [sunday-guardian.com]

Tunisia – Legge sul terrorismo: e i diritti umani? Il parlamento tunisino ha approvato una nuova legge anti-terrorismo, criticata per l’introduzione della pena di morte e per il rischio di repressione politica.

Le nostre organizzazioni non vogliono sottovalutare la necessità di una risposta forte in materia di sicurezza e di repressione degli atti terroristici che si moltiplicano in molti paesi, tanto a nord quanto a sud del pianeta. Tuttavia, una retorica e politiche pubbliche che mirino a mettere in opposizione sicurezza e rispetto dei diritti umani sono inadeguate per raggiungere l’obiettivo di proteggere i cittadini e i corpi delle forze armate. Alcuni articoli della legge quadro sulla lotta contro il terrorismo e sulla repressione del riciclaggio di denaro sono contrari alle nomi internazionali di protezione dei diritti umani. [lettera aperta di Amnesty International, Article 19, ASF, Carter Center, FIDH, HRW, OMCT, REMDH e RSF al parlamento tunisino pubblicata su fidh.org]

La legge contro il terrorismo ed il riciclaggio di denaro è stata partorita nel dolore, dopo i due attacchi terroristici del Bardo e di Sousse, che hanno preso di mira i civili, ed il gran numero di altri attacchi contro i militari e le forze di sicurezza tunisine. Bisogna anche ricordare che una legge non può essere, da sola, la soluzione a tutti i mali, ma è solo il punto di partenza di una strategia globale. La Tunisia deve sicuramente prendere ogni misura per lottare contro il terrorismo e per garantire la sicurezza ai propri cittadini, ma un antico detto afferma che in tempo di guerra le leggi sono mute. La Tunisia è in tempo di guerra, ce lo ripetono ogni giorno i nostri responsabili politici, e speriamo che non ci siano abusi. Il ricatto “sicurezza in cambio di libertà” non dovrebbe esistere. E soprattutto non dimentichiamoci che chi ha votato “sì” non l’ha fatto contro il terrorismo… [businessnews.com.tn]

Corano – La copia più antica è nello Yemen. Lo scoop sulla copia del Corano più antica al mondo ritrovata all’università di Birmingham è sbagliato: il record lo detiene una copia conservata in Yemen.

La stampa sembra non sapere che una copia del Corano risalente al decennio 640-650 contenente circa metà dell’intero libro è stata scoperta da una squadra tedesca a Sanaa, in Yemen, due decenni fa. Anche se l’ordine dei capitoli è diverso rispetto a quello stabilito in seguito, il testo non mostra differenze significative rispetto al Corano odierno, dimostrando che la religione islamica ha salde fondamenta nella storia. I frammenti più antichi di un manoscritto del Nuovo testamento risalgono al 125 d.C. e i manoscritti interi sono ancora più tardi. Invece ora abbiamo gran parte del Corano scritta tra i 10 e i 20 anni dopo la morte del profeta musulmano, cosa che non può essere affermata per il cristianesimo. Credo che prima o poi troveremo anche versioni molto antiche del Nuovo testamento: voglio solo sottolineare l’importanza storica del ritrovamento in Yemen. [juancole.com]

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