Video omofobi dalla Russia: perché NON diffonderli

campagna contro i video omofobi neonazisti
Campagna contro i video omofobi neonazisti russi

I video di torture e umiliazioni contro gli omosessuali pubblicati dai gruppi neo-nazisti in Russia – Оккупай-педофиляй! (OccupyPedofilia) e non solo [Il Grande Colibrì] – sono sempre peggiori. Nei giorni scorsi alcuni contatti russi ci hanno segnalato una nuova serie di sequenze in cui uomini gay, adulti e minorenni (persino un dodicenne…), vengono braccati in pubblico o assaltati in abitazioni private, dove sono sottoposti a ogni tipo di umiliazione, dal ricevere insulti al doversi spogliare, dall’infilare la testa in water sporchi all’usare dildo. Sebbene sia evidente che alcuni di questi video non sono recenti, ad esempio perché compare la neve, sembra di trovarsi di fronte ad una escalation, come se questi gruppi avessero una riserva di video e li stessero pubblicando aumentando a man a mano il livello di violenza. Quasi a saggiare il limite fino al quale possono spingersi senza ficcarsi nei guai.

Purtroppo si notano mutamenti nei comportamenti filmati. Se prima la violenza fisica era molto rara, ora schiaffi, pugni e calci appaiono più frequentemente e, in un caso particolarmente drammatico, spunta anche un colpo di accetta su un giovane steso per terra, nella neve, a cui sanguina già il naso per un pugno. Inoltre, se nei video precedenti le persone erano costrette a confessare al telefono la propria omosessualità a genitori, mogli o colleghi, ora a volte queste ultime persone sono chiamate sul luogo delle violenze e invitate a infierire sulla vittima degli agguati. E’ un pessimo segno: pur augurandoci che l’impressione sia sbagliata, il timore è che esistano video persino peggiori. D’altra parte in passato l’estrema destra russa ha pubblicato online sequenze in cui attivisti comunisti o immigrati africani venivano uccisi…

Secondo i nostri contatti russi, alcune vittime, soprattutto giovani, si sarebbero già suicidate (sulla questione, tuttavia, non abbiamo potuto fare verifiche), altre, più adulte, starebbero cercando di trasferirsi nei villaggi più sperduti della Russia, ossessionati dall’idea di fuggire in un posto in cui non sia diffuso Internet. Il fatto che molti media tanto russi quanto stranieri stiano diffondendo i video di propaganda nazista senza curarsi di rendere irriconoscibili i bersagli delle violenze rappresenta ovviamente un elemento di ulteriore pressione psicologica su persone già gravemente traumatizzate. Per questo nei giorni scorsi Il grande colibrì ha lanciato l’appello sottostante sui social network (l’invito è a scaricare l’immagine e a diffonderla).

La richiesta è quella di denunciare il più possibile quanto sta avvenendo in Russia, evitando tuttavia in ogni modo di rendere riconoscibili le vittime delle violenze (mentre mostrare il volto degli aggressori ci sembra assolutamente opportuno). Alcuni siti hanno compreso le motivazioni della nostra richiesta e hanno raccolto il nostro invito, cancellando alcuni video o ripubblicando le immagini dopo aver oscurato il viso delle vittime. Altri hanno deciso di continuare a diffondere sequenze filmate in cui gli omosessuali perseguitati sono perfettamente riconoscibili, adducendo una serie di motivazioni che ora vorremmo analizzare.

1. Effetto trauma. Per alcuni giornalisti, i video vanno mostrati così come sono perché la gente si interesserà al problema solo se potrà osservare senza filtri l’angoscia negli occhi dei ragazzini insultati, umiliati e picchiati. “Le persone devono chiudere il video con l’amaro in bocca e il vuoto nelle budella” ci ha spiegato un giornalista italiano. Le buone intenzioni sono comprensibili, ma occorre riflettere meglio: da una parte, se siamo così colpiti dall’angoscia di questi ragazzi non ha proprio senso agire in modo tale da suscitare in loro nuova e ulteriore angoscia, dall’altra è forse tempo che i media considerino il proprio pubblico e se stessi come un insieme di persone capaci di agire in modo ragionevole e responsabile e non solo di seguire i propri istinti.

2. Effetto zoo. “La situazione è estrema, dobbiamo violare la privacy di alcune persone per cercare di difendere tutti gli altri” argomenta un mediattivista americano. In altre parole: dal momento che li hanno già usati i neo-nazisti e che sono stati già traumatizzati da loro, usiamoli anche noi e aggiungiamo la nostra piccola dose di violenza a fin di bene. La motivazione è un po’ come quella per cui vengono costruiti gli zoo: alcune  antilopi finiscono in gabbia, ma in questo modo i bambini familiarizzano con questi animali e da grandi si adopereranno per proteggere i loro consimili in Africa… A parte il fatto che parliamo di esseri umani e non di animali, il fine è anche apprezzabile, ma il mezzo per ottenerlo è inaccettabile. Il pragmatismo va benissimo, l’utilitarismo eccessivo no.

3. Il discorso di Ponzio Pilato. La giustificazione più usata, incredibilmente, è: “Ma questo video lo hanno già pubblicato altri!”. A volte questi “altri” sono i neo-nazisti stessi, a volte sono i telegiornali degli amici di Putin, altre volte ancora sono siti occidentali. “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, diceva Virgilio a Dante, ma in questo caso occorre ragionare anche con loro, perché in gioco c’è la vita stessa di persone innocenti.

4. Empatia zero. Secondo alcuni le vittime delle violenze sarebbero del tutto indifferenti alla diffusione dei video. “Penso che alle vittime non importi nulla se delle persone gay o degli attivisti guardino queste immagini” spiega un militante inglese che si è messo a diffondere sui social network i video direttamente dal sito di OccupyPedofilia, offrendogli così preziosi backlink e, di conseguenza, aumentandone la visibilità anche sui motori di ricerca… Il collaboratore di un noto sito gay italiano addirittura argomenta così: “Quel ragazzo aveva interesse affinché quel video non lo vedessero giusto una manciata di persone: i suoi genitori, i suoi compagni di classe e magari i vicini di casa. Invece non gliene importerebbe nulla se anche tutti i 60 milioni di italiani avessero voglia di guardarsi quel video”.

La voglia o la capacità di mettersi nei panni delle vittime (persone comuni già enormemente traumatizzate ed impaurite, interessate solamente a essere dimenticate, non attivisti pronti ad affrontare qualsiasi vicissitudine per il bene della causa) è inesistente. Un attivista inglese sta già chiedendo di non segnalare i video violenti pubblicati su Facebook o YouTube “perché tutti devono vedere le cose gravi che stanno accadendo in Russia”. Poco importa se anche dalla Russia l’appello è a salvaguardare la riservatezza di queste persone, per alleviare la pressione già enorme che incombe su di loro. Ma la nostra priorità non può essere quella di aiutare gli omosessuali russi passando sui loro cadaveri.

 

Pier
©2013 Il Grande Colibrì
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3 commenti

  • che creino pure l'effetto emulazione, io sto in guerra da una vita contro i fasci ed i nazi, ci devono solo provare a venire da me a minacciarmi, gli pianto un calibro 9 in mezzo la fronte o una coltellata nella pancia. Sono sorci, vanno sterminati e buttati nelle foibe!!!

    • Certo che ora, protetti dal vendicatore anonimo, gli omosessuali in Russia devono sentirsi davvero più sicuri… Per fortuna c'è chi interpreta l'antifascismo un po' più seriamente, un po' meno da troll…

  • denunciare-denunciare- denunciare ma non pubblicare i video se questi li mettono in rete è perché vogliono creare l'effetto emulazione

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