L’intersessualità è una condizione poco conosciuta in tutto il mondo: con questo termine si indica in generale il fatto che i caratteri sessuali (primari o secondari) di una persona non corrispondono pienamente alle definizioni comuni di maschile e femminile. L’intersessualità può avere molte cause e manifestarsi in molti modi, a volte sin dalla nascita. In questo caso, spesso la persona intersex è sottoposta in tenerissima età a interventi chirurgici solo per “normalizzare” la situazione, imponendo in modo arbitrario un sesso o un altro. Questa decisione può provocare gravi problemi con la crescita, quando la persona intersex può sviluppare caratteristiche fisiche e/o psicologiche che non si accordano con il sesso imposto.
Ignoranza e confusione
L’ignoranza sull’intersessualità è globale e non risparmia paesi africani come lo Zambia. Qui i genitori di figli intersex raccontano il proprio disorientamento di fronte all’annuncio della nascita di un neonato il cui sesso viene definito “ambiguo”. Questa presunta ambiguità, nel nostro mondo profondamente binario, viene vista come una vergogna e per questo padri e madri si aggrappano volentieri alla promessa di ristabilire “ordine” con un intervento. Poi, però, le cose possono andare molto diversamente: una madre racconta lo sconcerto di fronte alla pelosità crescente della figlia adolescente operata a 5 anni per farne una “femmina al 100%”. E il dolore di fronte al bullismo dei compagni che, per questo motivo, la considerano lesbica.
Se questi problemi sono comuni alla persone intersex di tutto il mondo, Italia compresa, in un paese come lo Zambia diventano ancora più gravi: la confusione tra l’omosessualità e l’intersessualità, che pure non ha nulla a che fare con l’orientamento sessuale, ha implicazioni pesanti quando si considera il fatto che i rapporti omosessuali sono puniti con 14 anni di carcere (come previsto dalle leggi coloniali imposte dall’impero britannico, che il presidente zambiano l’anno scorso ha ribadito di non voler cancellare).
Attivismo in crescita
In questo contesto difficile, nel 2018 alcuni attivisti intersex hanno fondato la Intersex Society of Zambia, che per ora ha principalmente l’obiettivo di informare e sensibilizzare la cittadinanza, come spiega uno dei fondatori: “Prima di poter reclamare riforme legislative, c’è bisogno che le persone capiscano cos’è l’intersessualità. D’altra parte, i legislatori come potrebbero approvare una legge su qualcosa che non capiscono?“. In futuro l’associazione punta a un riconoscimento giuridico dell’intersessualità, anche sui documenti di identità, e norme che vietino la discriminazione sui posti di lavoro.
Intanto cresce l’attivismo politico anche a favore delle persone trans: le femministe locali hanno dedicato l’edizione di quest’anno della Women’s March al tema “Nessuna donna esclusa“. Come spiega l’organizzatrice Ann Holland, “ci concentriamo su donne trans, sex worker, rifugiate e disabili“. Gli slogan esibiti durante la manifestazione parlavano di autodeterminazione, pregiudizi sulle mestruazioni e lotta al matrimonio minorile, ma spiccavano anche frasi come “I genitali non determinano il genere” e “Le donne trans sono donne alla nascita e sempre“.
Pier Cesare Notaro
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