mercoledì 4 maggio 2016

Gay, gay-friendly, omofobi: mille modi di essere imam

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Tutte le notizie LGBT dall'Arabia Saudita
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Ora anche in Australia un imam ha dichiarato pubblicamente la propria omosessualità: non è famoso come l'algerino Ludovic-Mohamed Zahed [ilgrandecolibri.com] o l'americano Daayiee Abdullah [ilgrandecolibri.com], ma anche Nur Warsame sta facendo parlare di sé. Il religioso, di origini somale, si è raccontato a sbs.com.au: "Riconciliare la spiritualità con la sessualità è un percorso molto difficile. Devi proteggere il nome dalle tua famiglia, della tua comunità di origine. Nel mondo musulmano o nelle comunità islamiche è difficile fare coming out perché c'è troppo da perdere e da rischiare: rischi persino la vita, perché secondo una scuola di pensiero islamico conservatrice l'omosessualità si affronta con l'omicidio". Il gesto di Warsame è stato apprezzato soprattutto dai giovani musulmani omosessuali, sempre più visibili e desiderosi di riconoscimento, come la laburista Sophie Ismail.

lunedì 2 maggio 2016

"Cari omofobi tunisini, ecco perché ricordate i nazisti"

"Cari omofobi tunisini, ecco perché ricordate i nazisti"
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Tutte le notizie LGBT dalla Tunisia
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Molti tunisini non fanno altro che giudicare la comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) [nawaat.org] senza neppure sapere che, dalla notte dei tempi, l'omosessualità è sempre stata culturalmente molto presente nella società arabo-musulmana. Inoltre, tante icone della musica classica araba adorate da tutto il popolo, come la diva egiziana Umm Kulthum [lemag.ma], non si facevano problemi a mostrare il proprio orientamento sessuale in pubblico. Ma allora perché giudicare o condannare lesbiche, bisessuali e omosessuali? Dopotutto questi individui non sono diversi da noi. Di cosa hanno paura gli omofobi? In Tunisia negli ultimi anni l'omofobia non ha smesso di fare rumore diffondendosi sul web. Tra commenti carichi d'odio e pubblicazioni scioccanti, lo spettacolo delle derive comportamentali ha raggiunto il parossismo. Il peggio deve ancora arrivare?

sabato 30 aprile 2016

"Ecco come noi tunisini affrontiamo l'ondata omofoba"

"Ecco come noi tunisini affrontiamo l'ondata omofoba"
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Tutte le notizie LGBT dalla Tunisia
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Il dibattito sull'omosessualità in Tunisia è un braccio di ferro che, comunque andrà, avrà enormi influenze sul rispetto delle minoranze sessuali e, più in generale, sui processi di laicizzazione in Africa settentrionale e in Medio Oriente. Per questo è così importante sostenere il movimento tunisino con la raccolta fondi di Ponte Arcobaleno [ilgrandecolibri.com]. E per questo è così importante sentire la voce di chi combatte in Tunisia. Fadoua Braham, avvocatessa di molti giovani accusati di "sodomia", e Nadhem Oueslati, attivista dell'associazione DAMJ, saranno a Torino il 6 maggio alle 18 (ospiti del Gay and Lesbian Film Festival per un incontro al Cinema Massimo in via Verdi 18) e a Milano il 7 maggio alle 18 (ospiti di Ponte Arcobaleno per un dibattito alla Casa dei diritti in via De Amicis 10; facebook.com). Ed è proprio Oueslati l'autore dell'articolo che pubblichiamo qui sotto.

venerdì 29 aprile 2016

Omofobia in Tunisia: scuola chiusa, dibattito aperto

Omofobia in Tunisia: scuola chiusa, dibattito aperto
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Tutte le notizie LGBT dalla Tunisia
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Mentre prosegue la raccolta fondi lanciata da Ponte Arcobaleno, il coordinamento di gruppi e di singoli attivisti che sta portando avanti iniziative a sostegno delle persone LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) in Tunisia, con l'obiettivo di fornire assistenza legale e sostenere le persone ancora in carcere nel paese nordafricano [clicca qui per fare una donazione e metti "mi piace" su facebook.com], la situazione appare in rapida - e a volte contraddittoria - evoluzione. Mentre l'ex mufti della repubblica Hamda Saied dichiara che l'omosessualità non è conforme all'islam e alla natura e che chi difende questo genere di pratiche alimenta l'estremismo di alcuni [shemsfm.net], qualche commerciante e qualche tassista ha esposto su porte e finestrini cartelli in cui afferma di non avere intenzione di "servire clienti omosessuali".

mercoledì 27 aprile 2016

Bangladesh, chi protegge gli assassini di laici e gay?

Bangladesh, chi protegge gli assassini di laici e gay?
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Tutte le notizie LGBT dal Bangladesh
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Sono ormai parecchi mesi che gli attacchi nei confronti di liberi pensatori, laici e non allineati insanguinano a morte il giovane stato del Bangladesh, ma all'amara descrizione della situazione, proposta dal blogger Ananya Azad nelle scorse settimane su internazionale.it si è aggiunto un nuovo e drammatico episodio. Xulhaz Mannan, uno dei fondatori di Roopbaan, l'unica rivista LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) bangladese, è stato ucciso a colpi di machete e di pistola insieme al compagno nell'appartamento dove vivevano nella capitale del paese, Dhaka [theguardian.com]. Malgrado fosse da tempo minacciato, non aveva nessuna forma di protezione, esattamente come nel caso delle altre vittime della violenza integralista che non ammette deviazioni dall'interpretazione più oscurantista della religione islamica.

martedì 26 aprile 2016

Gli omosessuali perseguitati nei paesi post-sovietici

Gli omosessuali perseguitati nei paesi post-sovietici
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Tutte le notizie LGBT dall'Armenia
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Trovare un lavoro in un paese povero come l'Armenia può essere scoraggiante anche nelle migliori circostanze, ma diventa persino più difficile se sei gay: la maggior parte dei datori di lavoro condivide con la società in generale gli stessi pregiudizi omofobici e non ci sono leggi che proteggano gli omosessuali dalle discriminazioni. E in ogni caso la discriminazione lavorativa è solo uno degli ostacoli che devono affrontare i gay in Armenia e negli altri paesi ex sovietici. Gli omosessuali devono sopportare il disprezzo della famiglia, degli amici e della società e la condanna del governo e dei leader religiosi. Le leggi anti-gay che alcuni stati hanno introdotto (o cercato di introdurre) hanno inasprito il clima di odio. Ma il peggior incubo per gli omosessuali nella regione è la possibilità di essere picchiati, torturati o uccisi: la violenza è sempre più diffusa, secondo gli attivisti per i diritti gay.