lunedì 20 ottobre 2014

"Non progettate un Egitto LGBT senza noi egiziani"

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La mobilitazione delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender nella valle del Nilo (Egitto e Sudan) è iniziata più tardi rispetto ad altri movimenti simili in molte aree del mondo, sia dal punto di vista globale sia da quello regionale, con riferimento ai paesi confinanti del Medio Oriente e dell'Africa; questo ha spinto molti attivisti e molti gruppi a lavorare sul questa questione in Egitto o in Sudan. Sono stati avviati alcuni gruppi, alcune iniziative e alcune campagne come reazione a determinati eventi e situazioni, ma senza che si siano sviluppati oltre agli stadi iniziali e senza che riuscissero infine a delineare chiare strategie ottimali per lavorare nel complesso contesto culturale, sociale e politico della regione.

sabato 18 ottobre 2014

Turchia, le famiglie minacciano di morte gli sposi gay

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"Di fronte ad un sistema eterosessista, non siamo rimasti nell'armadio" racconta Ekin Keser. Il ragazzo, 21 anni, turco di origini arabe, a fine settembre ha sposato simbolicamente (nella foto) il proprio compagno Emrullah Tüzün, 27 anni, curdo, su un battello di Istanbul, in Turchia, tra decine di amici in festa. "La nostra felicità e la nostra eccitazione erano troppo intense per essere descritte" ricorda Ekin in un'intervista a kaosgl.org. E anche il valore allegorico di queste nozze è difficile da descrivere: è stata la realizzazione di un sogno d'amore privato, ma anche una sfida pubblica alle tendenze reazionarie del presidente Erdogan e un messaggio di speranza per l'intero Medio Oriente (in questi mesi i media di tutto il mondo hanno raccontato i rapporti tra turchi, arabi e curdi limitandosi ovviamente alla guerra opaca tra il gruppo terrorista Stato islamico, i peshmerga curdi e l'esercito turco).

mercoledì 15 ottobre 2014

Matrimoni gay, sindaci in prima linea (anche in Asia)

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dalla Corea del Sud
Virginio Merola a Bologna, Emilio Bonifazi a Grosseto, Luigi de Magistris (e poi Tommaso Sodano) a Napoli, Giuliano Pisapia a Milano, Ignazio Marino a Roma, Park Won-soon a Seul, Herbert Bautista a Quezon City... E' sempre più lunga la lista dei sindaci che hanno deciso di premere l'acceleratore alla macchina immobile della politica nazionale sulla strada del riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ed è una lista che non comprende solamente primi cittadini italiani: per una curiosa coincidenza, proprio in questo periodo anche due importanti sindaci asiatici hanno deciso di schierarsi senza indugi a favore del diritto delle coppie omosessuali a sposarsi e a creare una famiglia. Le analogie sono molto interessanti e, chissà, mettere a confronto le diverse situazioni potrebbe ispirare nuove strategie da una parte all'altra del pianeta.

lunedì 13 ottobre 2014

Arabi su Grindr: le app gay dove l'omosessualità è reato

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da Arabia Saudita, Iran e Pakistan
"Quando sono andato a Dubai c'erano un sacco di uomini collegati. Lo stesso in Libano. Ma qui in Arabia Saudita non c'è quasi nessuno". Come fai a collegarti a Grindr? "In teoria qui è bloccato, ma ci sono tanti trucchi per evitare il blocco: trovi le istruzioni su internet, è facile". Hai una tua foto sul profilo? "". E cosa mostri? "La faccia". Non è pericoloso? "Prima avevo la foto del petto, ma non mi scriveva nessuno". E non hai paura? "No". Erwin, filippino emigrato in Arabia Saudita per lavoro, esita, poi qualcosa dentro di lui crolla: "Non è vero, sono terrorizzato. Ho così paura che alla fine non ho mai incontrato nessuno, non ho mai detto il mio vero nome, non ho mai dato il mio numero di telefono: non so chi c'è dall'altro lato, potrebbe essere un poliziotto o un ricattatore. Ma sono sei mesi che non faccio sesso, mi sento impazzire, ho bisogno di parlare di sesso e di sentirmi desiderato".