Anche se l’omosessualità non è illegale in Turchia, l’omofobia è sempre più diffusa nel paese. Ma per fortuna arrivano anche buone notizie: il tribunale amministrativo regionale di Ankara ha tolto il divieto di svolgere manifestazioni a tematica LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) nella capitale. Il divieto era stato istituito nel 2017 dal governatore della città, che aveva addotto motivi come la “moralità pubblica” e la “sensibilità sociale”.
Divieto incostituzionale
La sentenza ha stabilito che il divieto, mettendo in atto “una eccessiva restrizione dei diritti e delle libertà fondamentali”, era incostituzionale: “L’ordine pubblico può essere comunque mantenuto prendendo i provvedimenti necessari, senza dover ricorrere a un divieto totale”.
Questa parte della sentenza era esattamente ciò che era stato rivendicato dal gruppo per la difesa dei diritti delle minoranze sessuali Kaos GL. Il suo avvocato, Hayriye Kara, ha commentato: “Anziché negare i diritti fondamentali, si dovrebbero proteggere i gruppi più vulnerabili”. Una delle ragioni per le quali il divieto era stato messo in atto era, appunto per proteggere i partecipanti da eventuali attacchi fatti da “terroristi” e da “provocazioni” da parte di “determinati segmenti della popolazione”.
I Pride alle porte
Per Fotis Filippou di Amnesty International, la sentenza è “una grande vittoria per gli attivisti LGBTQIA, ai quali era stato scandalosamente e illegalmente vietato di tenere qualsiasi evento a tema dal novembre 2017. Con la stagione dei Pride alle porte, vogliamo celebrare questa importante conquista”.
I Pride, che si erano tenuti fin dal 2003 ad Ankara e a Istanbul, sono stati vietati negli ultimi anni. Quando i manifestanti hanno tentato di tenere comunque la marcia nonostante il divieto delle autorità, le forze dell’ordine li hanno arrestati in massa e pestati, lanciandoli contro anche gas lacrimogeni.
Alessandro Garzi
©2019 Il Grande Colibrì
foto: elaborazione da Wikipedia (CC BY-SA 4.0)
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