“Non ho mai visto Mutumba con una fidanzata: credo che questo fosse il primo amore della sua vita” racconta un vicino di casa. E l’amore sembrava sorridere a Mohammed Mutumba, 27 anni, imam di una moschea del distretto di Kayunga, in Uganda: due settimane fa ha sposato la giovane Swabullah Nabukeera, una ragazza che ha raccolto gli elogi della comunità per la sua discrezione, educazione, dedizione ai lavori domestici. Poi tutto è cambiato in seguito a due furti (un televisore e alcuni vestiti): la polizia ha iniziato a indagare e i sospetti degli agenti sono caduti su Nabukeera. Possibile che l’imam avesse sposato una ladra?
Toni boccacceschi
I furti, però, sono passati subito in secondo piano: durante una perquisizione corporale, una poliziotta scopre che la giovane sposa ha un corpo maschile. “È un uomo“, come titolano giornali locali e internazionali, conservatori e progressisti, fregandosene completamente del fatto che Nabukeera potrebbe essere transgender o non binaria e che quindi l’immagine del suo corpo potrebbe non corrispondere alla sua identità di genere. Certo, ha ammesso che voleva truffare l’imam per prendersi i soldi, ma sembra che sia una truffatrice e una ladra transgender. Tanto per rincarare la dose, i giornali non hanno esitato a pubblicare anche il suo “vero nome“, che in realtà è solo il suo deadname, il nome maschile che aveva prima di assumere quello femminile.
Tutta la vicenda finisce per essere raccontata in toni boccacceschi: certo, condanniamo tutti l’omofobia dell’Uganda, ma non vorremo mica perdere l’occasione di farci quattro risatine su un “travestito“ e sul suo maritino, no? Perché siamo tanto civili e siamo nel 2020, ma evidentemente a qualcuno fa ancora ridere pensare a quello che può avere in mezzo alle gambe una ragazza (la “sorpresina” delle peggiori barzellette transfobe), per non parlare di quanto sembra ancora buffo – a noi persone civili nel 2020 – ricordare che Tizia prima si chiamava Sempronio.
Rischio ergastolo
Intanto, al di là degli articoletti divertenti, la vita reale va avanti. La comunità (fatta di “ugandesi incivili“, come ci piace tanto spesso ricordare) si preoccupa della sorte dell’imam, che, anche se giura di non essersi mai accorto della condizione biologica di sua moglie, è stato momentaneamente sospeso: non vedendolo più in giro, hanno temuto che si fosse suicidato, per poi scoprire che in realtà è tornato a casa dei genitori. Intanto Swabullah Nabukeera è finita davanti ai giudici e deve rispondere delle accuse di furto e di atti contro natura: per questo secondo “crimine”, la diciannovenne rischia una condanna all’ergastolo. Fa davvero ridere?
Pier Cesare Notaro
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