Armond Rizzo ha sicuramente le idee chiare. Nato nel 1990 e cresciuto in una famiglia messicana molto maschilista dell’Illinois, a 20 anni era già andato a letto con 200 uomini e a 23 ha iniziato la sua carriera da attore porno, inizialmente con il nome d’arte di Joey Rodríguez, senza farsi impressionare da chi lo denigrava per i suoi 150 centimetri di statura. Gli piace il sesso e lo fa solo da passivo. Ha lavorato per le più importanti case di produzione, da Men.com a Randy Blue, da Lucas Entertainment a Raging Stallion Studios. E ha continuato a vincere premi: per esempio, nel 2019 è stato eletto miglior passivo ai Grabby Awards ed è stato premiato per una scena con Max Konnor ai GayVN Awards. E pochi giorni fa è stato proclamato migliore pornostar sui social media.
Armond Rizzo si definisce un “passivo egoista“, espressione che ha definito così: “Quando faccio sesso l’unica cosa che voglio è godere. Non mi importa se gli uomini con cui lo faccio godono, la cosa più importante è che provo piacere io“. Eppure in questi ultimi giorni questa pornostar ha dimostrato di essere tutt’altro che egoista, aprendo una grande discussione sulla parità salariale nell’industria della pornografia gay. E sfruttando la sua posizione di attore famoso per denunciare una situazione che, dice, “è reale, ma gli altri hanno troppa paura di parlarne, perché sono nuovi nel settore“.
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Passivi VS attivi
Che cosa è successo? Uno dei siti pornografici più grandi del mondo ha proposto ad Armond di girare una scena: si trattava di Blacks on Boys (Neri sui ragazzi), specializzato in “sesso gay interrazziale bareback” e in video in cui il più delle volte coppie o gruppi di ragazzi neri attivi fanno sesso con giovani bianchi passivi. La fama del sito era degna di Armond Rizzo, ma la proposta di paga assolutamente no: appena 400 dollari (circa 360 euro), meno di quella riservata ai performer meno conosciuti (dai 500 ai mille dollari, cioè dai 450 ai 900 euro). E qui parliamo di una star molto nota a chi ama il genere.
Armond ha chiesto spiegazioni e il sito gli ha spiegato che pagano meno gli attori passivi, perché i loro video si incentrano sugli “attivi dominanti“. Lui racconta di aver pensato: “Ma che cazzo significa? Sono io quello che si prende due cazzi“. Blacks on Boys ha subito fatto marcia indietro, spiegando che non c’erano problemi, potevano fare un’eccezione per lui (e solo per lui) e arrivare a mille dollari. Invece di sentirsi lusingato, Armond Rizzo ha pensato che c’era un problema che andava oltre di sé e che riguarda la rappresentazione dei passivi: “Quando dicono che i passivi non sono importanti, mi chiedo: ‘E allora dove lo ficcano il cazzo? Facciamo solo scene di seghe o cosa?’. Niente buco, niente schizzo“.
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Il porno gay è sessista…
Secondo l’attore, la svalutazione dei passivi farebbe emergere un pensiero profondamente sessista, maschilista e anche omofobo: il passivo, visto che “lo prende” e che per questo è meno “virile”, è equiparato a una donna e per questo subisce lo svilimento che tocca generalmente al genere femminile. Come l’uomo viene valutato di più della donna, così l’attivo viene valutato più del passivo.
Armond si è anche reso conto che si trovava di fronte a una questione di giustizia: i produttori erano pronti a trattare lui con i guanti, ma quanti ragazzini alle prime armi stavano sfruttando? Tanti, ha scoperto dopo aver raccontato questa esperienza su Twitter. Blacks on Boys arriva a dare appena 300 dollari (circa 270 euro) agli attori passivi. E la discussione si è allargata sempre più, dando un quadro sconfortante dell’industria della pornografia gay.
…ed è anche razzista
Tra le testimonianze più interessanti c’è stata quella di BLatinoBottom, che, nonostante il nome (Passivo latino nero), è un attore di colore che in passato ha girato per Blacks on Boys scene come attivo. Il performer ha fatto notare come la politica salariale del sito ha l’effetto di ribaltare quella comune dell’industria a luci rosse, che paga di più gli attori bianchi, ma non per questo c’è da gioire: la richiesta è quella della parità salariale, indipendentemente dal ruolo e dal colore della pelle. Tra l’altro, BLatinoBottom racconta che, ignaro della differenza di paga, aveva chiesto più volte a Blacks on Boys di fare scene da passivo, perché fare l’attivo non gli piace, ma che il sito gli aveva risposto di no, perché la linea editoriale è lo stereotipo sul nero dominante e brutale.
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Insomma, gira e rigira la frittata, ma la questione del razzismo resta: la pornografia delle principali case di produzione e dei siti più famosi è un veicolo costante di pregiudizi e di pratiche odiose. Armond Rizzo lo sa e per questo non si preoccupa tanto se i grandi nomi del porno gay dovessero decidere di boicottarlo: lui vuole puntare sulle piattaforme online che permettono ai performer di gestirsi da soli, senza dipendere da produttori che discriminano, sfruttano e spesso mettono in pericoloso la salute degli attori. La periferia a luci rosse del web saprà anche dare una rappresentazione diversa dei corpi, delle persone, della sessualità? La domanda è ancora più importante sapendo che gran parte dei giovani ha nel porno online l’unico modello sul sesso.
Pier Cesare Notaro
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