Quali sono i prerequisiti per lavorare in una grande casa di produzione pornografica gay? Avere un corpo atletico. Essere ben “dotati” nelle parti basse. Non provare vergogna davanti a una videocamera. Essere bianchi. No, l’ultima caratteristica non è certo esplicitata dai produttori a luci rosse e non è una regola assoluta, ma è praticamente un dato di fatto: come raccontavamo tre anni fa, i primi cinque siti porno per soli uomini avevano una percentuale di performer non bianchi che oscillava tra lo 0 e il 2%. Oggi la strada da fare resta ancora tanta, ma alcune cose sono migliorate e sempre nuove aziende danno segnali di apertura alla diversità etnica, anche se il giudizio sulle loro scelte è tutt’altro che unanime.
Su Men.com e Sean Cody, i due più grandi siti porno gay del mondo, gli attori neri, latino-americani e asiatici sono ancora nel complesso una esigua minoranza, ma godono di una visibilità in crescita. Va un po’ peggio nel terzo sito in classifica, Gay Hoopla: qui i performer non bianchi ci sono, ma sono praticamente nascosti. E lo stesso succede anche per il quarto classificato, Helix Studios: in questo caso ci possiamo molto parzialmente consolare ricordando che tre anni fa per questa casa produttrice lavoravano solo con ragazzi bianchi. Arrivando al quinto sito, bisogna riconoscere che Tim Tales dà più spazio alle “minoranze etniche” rispetto ai suoi concorrenti più grandi. Insomma, i passi avanti ci sono stati, ma decisamente non bastano ancora.
Amici monocolore
Intanto Bel Ami, che in tre anni è precipitato da quinto a decimo sito porno gay del mondo, ha annunciato con la grancassa di aver ingaggiato un attore nero, Kedar Marchetti. Una grossa novità per questa casa di produzione, nata negli Stati Uniti nel 1993 e trasferitasi nel 2000 in Slovacchia, che è da sempre conosciuta per i suoi attori molto giovani, molto magri e molto bianchi. In quasi 30 anni di vita, Bel Ami ha deviato da questa regola pochissime volte: nel 2006 aveva girato alcune scene con Adam Dexter, mentre nel 2012, dopo alcune accuse di razzismo, aveva rivelato che il suo performer Austin Merrick, nonostante la pelle molto chiara, è “mulatto”. A volte la pezza è peggio del buco…
Comunque dopo Kedar Marchetti, il terzo attore non completamene bianco (ma che ci tocca scrivere…) della casa di produzione, se n’è aggiunto in breve tempo un quarto, Joshua Graf, che ha partecipato a una gara di ping pong porno (sic!) con altri sette ragazzi, ovviamente tutti bianchi – a meno che Bel Ami non ci informerà che qualcuno ha un trisavolo indiano… Va detto che, mentre i performer neri sono stati accolti generalmente molto bene sugli altri siti, il pubblico di Bel Ami si è diviso rumorosamente, con accese discussioni tra chi pensa che Marchetti e Graf “non si amalgamano bene con il resto del gruppo” (ma mica per il colore della pelle, ci mancherebbe!) e chi ha rigettato queste e altre frasi come manifestazioni di razzismo.
Dovere e piacere
Nel frattempo anche Active Duty ha deciso di aprire le porte alla diversità etnica. Questa casa di produzione a luci rosse è nata nel 1998 ed è specializzata nel rappresentare scene di sesso tra soldati statunitensi, ma, se nell’esercito americano i bianchi rappresentano il 57% degli uomini in servizio, finora nei video di Active Duty era apparso solo un attore nero, Arlington Jones, e solo in due scene, girate a febbraio e maggio del 2019. Ora arriva l’afrodiscendente Adrian Hart: per alcuni è solo una foglia di fico applicata sulla scia delle proteste #BlackLivesMatter da un’azienda che resta legata a cliché razzisti (tra l’altro Hart, come Jones, è usato come attore attivo), per altri rappresenta una presa di consapevolezza importante.
Solo il tempo ci permetterà di capire se l’industria a luci rosse, da tempo accusata di razzismo tanto per la rappresentazione delle “minoranze etniche” quanto per le pratiche discriminatorie nei confronti dei performer non bianchi, ha imparato la lezione. Sicuramente la soluzione non è, come dice qualcuno, l’autoimprenditorialità: ok, ognuno può mettersi in gioco su siti come OnlyFans sfuggendo alle regole delle case di produzione, ma il ragionamento suona come dire che, se ci sono poche donne manager di impresa, possono aprirsi una bancarella al mercato. In ogni caso, le scelte del porno non sono da sottovalutare, perché questa industria ha un quasi monopolio nella rappresentazione della sessualità e nella formazione dei modelli estetici. E non è poco.
Pier Cesare Notaro
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