La prima volta che venni a sapere che gli uomini potevano avere più di una moglie avevo 4 o 5 anni. Io e mia nonna paterna eravamo sdraiate una accanto all’altra, per terra. Non ricordo se a casa nostra o casa sua. E lei mi raccontava “la favoletta” della buonanotte. Le storie di mia nonna non erano dolci, non avevano un lieto fine nel senso hollywoodiano del termine e non includevano per forza insegnamenti morali. Erano semplicemente molto realistiche.
E quella sera era toccata alla storia di una giovane fanciulla che si innamora di un uomo più grande, ci si sposa ma non può essere felice perché la prima moglie del marito è talmente gelosa della neo-sposina che ogni giorno crea una nuova strategia per farla soffrire. Ricordo addirittura che questa orribile prima moglie aveva scavato una fossa in una sala, l’aveva riempita di pezzi di vetro per poi coprirla con il tappeto e chiedere al figlio di due anni della protagonista di andare a prendere qualcosa, in modo che inciampasse nella fossa e finisse a pezzi.
La storia di mia nonna non diceva perché il marito avesse optato per avere due mogli, non diceva perché questo era successo nonostante la prima moglie non fosse chiaramente d’accordo, ma cercava di insegnare come affrontare una nemica in casa con diplomazia e pazienza. La storia di mia nonna poneva l’altra donna come il problema. Che l’uomo potesse optare per una seconda o terza moglie per una donna della sua generazione non era qualcosa da mettere in discussione, anche se alla fine mio nonno si era “accontentato” solo di mia nonna e non aveva volute altre.
“Secondo natura”
Crescendo mi resi conto che la seconda moglie appariva non solo nella storia di mia nonna, ma in film, romanzi e serie TV e che, come l’amante nei film occidentali, metteva in pericolo il benessere della prima moglie. L’unica differenza con le storie occidentali era la giustificazione del marito: “Non ho mica fatto qualcosa di proibito dalla religione“. Nei film occidentali il traditore era comunque visto con una connotazione negativa e alla tradita era concesso arrabbiarsi, rimanere delusa e magari anche andarsene e decidere di non perdonare mai.
Nelle storie che mi circondavano sin da piccola, il desiderio dell’uomo di avere più donne veniva normalizzato al punto da giustificare la mancanza di trasparenza, le bugie e il trascurare i sentimenti altrui. Dopotutto risposarsi era un suo “diritto”. Il problema quindi non era lui, che secondo la mia professoressa di religione delle medie non faceva altro che “comportarsi secondo la propria natura“, ma sempre e perennemente l’altra, o le altre, perché doveva arrivare la deresponsabilizzazione maschile a completare il quadro.
Società e leggi
Al contrario di quel che si potrebbe credere, l’Iran contemporaneo è caratterizzato da una forte propensione verso la monogamia come unico modello di vita accettabile per una coppia. Nonostante le leggi basate sulle regole islamiche la permettano e le istituzioni abbiano ciclicamente tentato di promuovere questo modello di vita, la poligamia è fortemente condannata dall’opinione pubblica. È probabile che l’aumento del livello di scolarizzazione, così come il contatto costante con l’Europa, abbiano creato l’idea della monogamia romantica come un valore umano.
Tuttavia come per mille altre sfere, le leggi in vigore in Iran non rispecchiano il modo di vivere della maggioranza della popolazione, anzi sono una forma di imposizione dall’alto per cambiare le abitudini e le tradizioni, per “islamizzarle”, ovviamente non nel vero senso della parola, ma promuovendo un modello o un’interpretazione dell’islam congeniale al governo.
La shari’a e il nikah
Quando si parla delle regole vigenti nel mondo islamico, bisogna fare una distinzione: una cosa è parlare della giurisprudenza islamica (فقه; fiqh), che, nella sua applicazione, trae le sue basi fondamentali dalla legge islamica (شريعة; shari’a), che, a sua volta, è formata dallo studio comparato delle sue principali fonti principali (Corano, Sunna e altre secondarie); un’altra è parlare dell’ordinamento legale dei vari paesi islamici.
Nella shari’a, tramutata progressivamente in normativa giuridica islamica, la poligamia – o, per l’esattezza, il regime matrimoniale monoandrico poliginico simultaneo (تعدد الزوجات; ta’addud az-zawjat) – fa parte delle norme giuridico-islamiche che regolamentano il matrimonio islamico (نكاح; nikah) ed è consentita fino ad un massimo di quattro mogli tutte consenzienti tra loro.
La poliginia in questo senso è lecita (حلال; halal), ma non è certamente né obbligatoria (واجب; wajib), né meritevole (المستحب; mustahabb) e, secondo molti studiosi moderni, molti versetti coranici (Corano An-Nisa 4, 3; Corano An-Nisa 4, 129; Corano Al-Ahzab 33, 4) non fanno altro che regolamentare con criteri ben rigidi una pratica pre-islamica ben diffusa all’epoca: l’islam impone teoricamente un trattamento egualitario economico, sociale ed affettivo fra tutte le spose (fino ad un massimo di quattro, prima non vi erano limiti) e il marito deve ripartire equamente il tempo con le varie spose. Per questo, molti credono che il Corano stesso sia rivolto a consigliare la monogamia, per evitare l’iniquo e ingiusto trattamento economico ed affettivo.
Norme arcaiche
Personalmente credo che qualora una religione fosse stata realmente all’avanguardia come molti islamisti odierni sostengono, avrebbe optato per una totale abolizione di una pratica, così come l’ha fermamente fatto per il consumo degli alcolici. Riportare costantemente un quadro antecedente ancor peggiore, non giustifica la coesistenza di una legge che consente agli uomini di unirsi a più donne e condanna una donna che si unisce sessualmente a un altro uomo con la lapidazione. Il pinkwashing delle regole arcaiche per mantenerle non è una mossa rivoluzionaria.
Riconoscere quante regole patriarcali siano state inglobate nelle tradizioni religiose per assicurarne la sopravvivenza, è il primo passo per distinguere i valori chiave da preservare e quelli considerati etici solo in una società a noi lontana. Il Corano riporta diversi versetti riguardo a come trattare gli schiavi, ma nessuno studioso oggi si sognerebbe di giustificare la cosa e il discorso viene concluso con un sensatissimo “valeva 1400 anni fa”. Perché allora la stessa cosa non vale per la poligamia?
La ciliegina sulla torta riguarda una legge specificatamente vigente nell’islam sciita: quella del matrimonio temporaneo ossia il muta’a (ﻣﺘﻌـة), che letteralmente si traduce “gioia”. Questa forma di matrimonio può durare da pochi minuti a pochi giorni così come settimane o mesi o addirittura raggiungere 90 anni come periodo temporaneo prestabilito. Gli obblighi dei coniugi in questa forma di unione sono minori e, non essendo necessario il consenso delle mogli precedenti per questa forma specifica di matrimonio, non sono pochi gli uomini che ricorrono a questa opzione per non dover ottenere il consenso delle altre mogli e non dover garantire una responsabilità economica e sociale piena nei confronti della “sposa temporanea”.
L’aspetto legale in Iran
In Iran un uomo può unirsi ad un massimo di 4 mogli in matrimonio permanente, previo consenso delle mogli precedenti. L’opzione di rimuovere la necessità di ottenere il permesso delle mogli precedenti viene ciclicamente discussa in parlamento, perché “molti uomini ricorrono alla violenza domestica per ottenere il consenso delle mogli precedenti”. Data la natura ridicola della motivazione, nonostante i costanti sforzi governativi a rendere la questione più culturalmente accettata, la legge è rimasta fortunatamente invariata. Nonostante ciò, oltre al muta’a, il consenso delle mogli precedenti non è richiesto nei seguenti casi:
- sterilità della prima moglie o delle mogli precedenti;
- qualora la prima moglie si astenesse dall’adempiere agli obblighi coniugali o, detta in parole più povere, non facesse sesso con il marito;
- qualora la prima moglie non riuscisse, per via di una malattia fisica o mentale, ad adempiere agli obblighi coniugali, ossia non riuscisse a far sesso con il marito.
Il segno che persiste
Se mia nonna percepiva la possibilità dell’arrivo di una seconda moglie come un pericolo probabile a cui bisognava prepararsi con intelligenza e astuzia, la generazione di mia mamma ha accumulato tanta rabbia per la mancanza di evoluzione nel campo dei diritti delle donne e ha fatto l’unica cosa che poteva fare: educarci a non accettare tutto per forza. Tuttavia anni e anni di propaganda governativa per normalizzare il desiderio maschile di avere più di una moglie, accompagnata dall’uccidere ogni tentativo di migliorare la situazione femminile sul nascere, non hanno fatto altro che rafforzare l’idea di trovarsi davanti un piatto velenoso condito e servito imitando i migliori chef stellati.
La poligamia islamica viene a volte erroneamente accostata al poliamore, ma il secondo richiede una parità tra i partner e un livello di consenso che altre regole islamiche vigenti per esempio in Iran o l’Arabia Saudita precludono, come il permesso del marito per poter viaggiare o ottenere un passaporto. In più, il fatto che gli uomini siano educati sin da bambini in una società che permette loro di pensare ad avere più mogli come un loro eventuale “diritto naturale”, annulla ogni possibilità di sforzo da parte loro per offrire quel livello di trasparenza e sincerità senza il quale la comunicazione nel rapporto poliamoroso fallirebbe in un nanosecondo.
Mia nonna una notte ridacchiando mi raccontava la storia di alcuni ufficiali che per evitare di arrestare un uomo che aveva rubato un cammello, facevano la lista delle cose che stava trasportando ed effettivamente non aveva rubato. Quando il quadro generale è sbagliato, è irrilevante che alcuni dettagli siano giusti.
Kora Amani
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