Marocco, la società condanna l’aggressione omofoba

In Marocco l'omosessualità è punito con il carcere

I fatti risalgono al 9 marzo, ma solo recentemente sono saliti agli “onori” della cronaca: come ha denunciato il collettivo Akalyat (Minoranze), alcune persone hanno fatto irruzione in un appartamento privato di Béni Mellal, città del Marocco centrale, e hanno trovato due uomini a letto nel bel mezzo di un rapporto sessuale. I due giovani amanti sono stati insultati e picchiati con estrema violenza, tanto che è stato versato molto sangue, poi sono stati costretti a uscire nudi per strada, dove sono stati esibiti come bestie e uno dei due è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di “atto impudico o contro natura con individuo dello stesso sesso”, reato per il quale l’articolo 489 del codice penale marocchino prevede fino a tre anni di carcere e una multa fino a mille dirham (poco più di 90 euro). L’altro presunto omosessuale, invece, è inizialmente riuscito a fuggire [AkaliyatMag].

“UN ATTENTATO ALLA DIGNITÀ UMANA”

Il 15 marzo, come riporta il sito Médias24, due aggressori sono stati condannati a 2 mesi di prigione con la condizionale, mentre il primo dei giovani aggrediti si è visto comminare una pena di quattro mesi di carcere più una multa di 500 dirham. Il secondo ragazzo è stato arrestato solo successivamente e dovrebbe finire davanti al giudice il 4 aprile. “Il silenzio delle autorità di fronte a questi attentati alla dignità umana avalla implicitamente queste pratiche, inviando questo messaggio: ‘E’ meno grave sostituirsi alla giustizia che avere un rapporto omosessuale intimo e discreto'”, scrive ancora Médias24.

La condanna dell’aggressione, a dire il vero, è stata generale. Per esempio, lo scrittore Hicham Tahir, che era stato intervistato da Il Grande Colibrì, ha scritto una lettera aperta densa di dolore e di indignazione: “Nel Marocco dei nostri giorni non si può essere diversi. E’ troppo pericoloso essere gay. Non si ha il diritto di amare. E oggi non possiamo sentirci al sicuro neppure a casa nostra” [Al Huffington Post]. Ma persino commentatori decisamente conservatori hanno disapprovato senza reticenze questa violenza omofobica: Mayssa Salama Ennaji, nota attivista islamista, si è detta “scioccata” da questa violazione della “intimità di questa coppia, che pure si era protetta dagli sguardi” [Al Huffington Post].

UN APPELLO A RISPETTARE LE VITTIME

Un altro dato che tiene viva la speranza è che quasi tutti i media marocchini hanno aderito alla richiesta che gli attivisti per i diritti LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) hanno avanzato – “per rispetto alle vittime”, come ha sottolineato, per esempio, il Mouvement Alternatif pour les Libertés Individuelles (Movimento alternativo per le libertà individuali; MALI) [Facebook] – affinché non venisse pubblicato il brutale video dell’aggressione che è circolato sui social network. Solo pochi media, tra cui malauguratamente anche alcuni siti gay italiani, hanno preferito ignorare questa richiesta. Intanto chi lo desidera può sottoscrivere la petizione del MALI “Stop all’omofobia in Marocco” su Avaaz.

 

Pier
©2016 Il Grande Colibrì
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