Annullare il Gay Pride di Bologna per il terremoto?

Marciare per i diritti LGBT nonostante il terremoto?

Diciassette morti e due domande retoriche su Gay.tv: “Ha senso manifestare il proprio orgoglio e festeggiare insieme in terra emiliana proprio a due passi dalle popolazioni colpite dal sisma? Ha senso non rinunciare anche noi a qualcosa, magari dirottando parte dei fondi non ancora utilizzati per aiutare le vittime del terremoto?”. Ad esprimere per primi questi dubbi sono però duemilitanti gay del PD: Aurelio Mancuso con un sondaggino su Facebook (“Si chiede l’annullamento della parata del 2 giugno e del Convegno internazionale sulla famiglia a Milano. Ora alcuni chiedono anche l’annullamento del Pride nazionale di Bologna… Cosa ne pensate?”) ed Ivan Scalfarotto su Twitter (“Sarebbe un’ottima idea se la comunità GLBT italiana, invece di sfilare, andasse sui luoghi del terremoto a dare una mano”).

Gli organizzatori della manifestazione non hanno ancora avuto il tempo di scambiarsi qualche riflessione che già l’onda dello scandalo monta sui social network e si alza forte il grido: “No al Gay Pride!”. In nome di quei morti. Perché non è concepibile un carnevale mentre la terra trema. E chi ha voglia di ballare sulle macerie? Si chiede di devolvere i fondi del Pride alle popolazioni terremotate, si invita ad andare a sollevare le macerie (sic) invece di manifestare. Tutto secondo un copione tipico di un paese dove l’indignazione è diventata la miglior scusa per l’inazione, dove ci si sente mondati dalle proprie responsabilità con una lacrimuccia davanti alla tv, un sms da due euro e tanti esercizi di facebookiana retorica sugli altri che non fanno mai niente.

Proviamo allora a valutare razionalmente le proposte alternative che emergono dalla rete. Si potrebbero devolvere alle zone terremotate i finanziamenti del Pride di Bologna? Come fa notare il comitato organizzatore quasi tutti i fondi sono stati spesi e l’annullamento o il rinvio della manifestazione, inoltre, farebbe saltare “accordi e contratti con aziende che hanno sede nei territori colpiti che quindi sarebbero ulteriormente penalizzate”. Dal punto di vista economico, insomma, cancellare il Pride nazionale non ha  senso e anzi potrebbe persino creare un danno a chi ha già subito il terremoto. D’altro canto, come fanno notare alcuni attivisti, anche se la cancellazione del Pride facesse risparmiare dei soldi, questi sarebbe comunque meno di quanti se ne potrebbero raccogliere organizzando qualche colletta tra i manifestanti.

Pura demagogia è quella di chi vorrebbe che i manifestanti, invece di manifestare, andassero nelle località colpite dal terremoto per portare aiuti e sollevare le macerie. Suona come un “armatevi e partite” di dubbio gusto, visto che viene quasi sempre digitato da qualche centinaia di chilometri dall’epicentro del sisma. Sapendo benissimo che la Protezione civile ha bisogno di personale qualificato, non di un’orda di soccorritori auto-organizzati che, in questo momento, servirebbe solamente ad intralciare gli aiuti alla popolazione.

Il comitato organizzatore del Pride di Bologna non sta ovviamente chiuso in una torre d’avorio. Le sue sono poche parole, con la volontà di agire concretamente: “ll Comitato Bologna Pride in sinergia con le altre associazioni bolognesi sta valutando ogni possibile azione, intervento e iniziativa al fine di aiutare e sostenere le popolazioni e i territori colpiti dal sisma. Siamo noi stessi parte di questa grande regione colpita così duramente anche oggi e ci sentiamo due volte di più chiamati in causa per trovare ipotesi e proposte di intervento”. Ogni idea sarà valutata attentamente, fanno sapere. E non si capisce allora perché indignarsi preventivamente (se non si è alla ricerca di preventive scuse per non fare nulla, ovviamente), come se gli organizzatori della manifestazione fossero mostri di insensibilità…

In attesa di conoscere quello che decideranno da Bologna e quali saranno le modalità della manifestazione (c’è chi propone un corteo silenzioso o senza carri, ad esempio), un solo suggerimento ci sembra sensato: ricordiamo la nostra storia. Ricordiamoci soprattutto che il Pride (anche e soprattutto grazie alle paillettes, alla musica, ai baci) è una forma meravigliosa di celebrazione dell’amore, della vita, della libertà di autodeterminarsi. Cose che, in sé, possono offendere un morto o svilire un lutto solo ad occhi superficiali o malfidenti. Ricordiamoci che il Pride nasce proprio perché conosciamo bene il sapore amaro del dolore accanto al sapore asprigno della felicità.

Marciando a Bologna i nostri piedi potranno chiedere rispetto e diritti per tutti, potranno pretende la ricostruzione per il tutto paese, potranno camminare all’unisono con gli attivisti arabi della Giornata contro l’omofobia [Il Grande Colibrì], con i militanti LGBTQ* dell’Europa orientale [Il Grande Colibrì] o della Martinica [Têtu], con gli ottanta coraggiosi manifestanti di Gaborone, in Botswana, che, con la bandiera arcobaleno e tra i clacson festanti degli automobilisti, hanno inscenato il loro primo Pride in un paese che condanna gli omosessuali a sette anni di carcere [Gay Star News]. Anche il senso del nostro Pride è tutto lì, nel profondo rispetto che portiamo nei confronti di ciò che siamo e di ciò che pretendiamo, con il dolore sulle nostre spalle e la felicità nelle nostre mani.

 

Pier
©2012 Il Grande Colibrì
Scritto da
More from Pier

Libano, un paese sotto shock dopo l’attentato a Beirut

Le notizie di questa settimana: 1. Libano, un paese sotto shock dopo...
Leggi di più

32 commenti

  • io al pride a bologna ci volevo andare…io, la mia compagna e nostra figlia di quasi 3 anni. abitiamo a venezia ma io sono nata a reggio emilia. era un'occasione per partire qualche giorno prima, stare coi nonni e raggiungere bologna il sabato mattina e finalmente aprire il corteo con la nostra associazione: le famiglie arcobaleno! manifestare il nostro orgoglio, con tutti i mezzi e i modi possibili. MA bologna dista pochissimi chilometri dalle zone colpite in queste settimane dal sisma. il terremoto non avvisa. ce ne accorgiamo solo quando è già in essere. notizie di sismologi continuano a sostenere che, forse, nei prossimi giorni o settimane, potrebbero tornare scosse equivalenti o anche peggiori. allora mi domando: ha senso portare migliaia di persone in una città sensibile? sensibile non solo perchè potrebbe essere colpita, ma anche perchè essendo prossima alle zone già in stato di emergenza potrebbe fornire forze pronte all'intervento. durante la scossa di martedì mattina, a venezia (che dista più di 100 km dall'epicentro) è caduta una statua di 1,5 mt da un'altezza di circa 4 mt in un punto estremamente trafficato. più di 100 uomini della protezione civile sono stati mandati a controllare i cosiddetti punti critici della città. sono stati fatti evacuare studenti da più di un istituto. ad oggi ancora alcune scuole sono chiuse per problemi strutturali. A venezia!
    Sapete benissimo che quando si svolge una manifestazione, qualsiasi, al di là dell'affluenza, la questura invia, per ragioni di sicurezza, forze armate a "difendere e/o bloccare" i manifestanti. Ha davvero senso rischiare? Ha senso per un pride "sobrio" tenere occupate tutte quelle forze che (loro sì e non noi) sono state addestrate in caso di emergenza?
    Il senso del pride è manifestare in tutti i modi possibili: urlando, cantando, col boa di struzzo, con i carri e con il trenino.
    Senza silenziatore…
    Per questo personalmente, penso che non sia da "contenere" quanto piuttosto da annullare. Orgogliosa di annullare il pride!

  • Io rimango perplesso sull'opportunità di portare a Bologna migliaia di persone in piena emergenza. Lasciamo da parte cos'è il Pride e cosa rappresenta. La mia preoccupazione è che si possano intralciare gli aiuti. Ogni manifestazione è seguita da decine di agenti che forse sarebbe meglio lasciare ad aiutare i terremotati invece di seguire un corteo, funebre o allegro che sia. A mio parere sarebbe stato meglio posticiparlo a Settembre lasciando passare l'emergenza, sperando che non ci siano ulteriori scosse omicide. Però permettetemi anche di notare una certa schizofrenia. Mentre da una parte sui social network si chiede di non celebrare la festa del 2 giugno con una parata, mentre si chiede al Papa di annullare la sua visita a Milano, il Pride invece deve tenersi comunque, qualunque cosa accada. Non mi sembra molto coerente.

    • Caro Ulisse, per ora non c'è alcuna indicazione che il Pride possa intralciare gli aiuti. Esistono autorità pubbliche il cui compito è fare tali valutazioni e che bloccano manifestazioni per motivi di ordine pubblico anche molto meno importanti di un terremoto. Se non si sono mosse è perché il Pride non influisce sulle capacità operative degli aiuti. Tra l'altro, nelle zone terremotate serve personale appositamente formato, il vigile urbano non può fare molto…
      Sull'opportunità dell'annullamento della visita papale a Milano non esprimo opinioni: è un tema che riguarda la Chiesa cattolica romana ed i suoi fedeli. Terremoto o non terremoto, avrei comunque trovato inopportuno il fatto che si spenda così tanto denaro pubblico per un evento che pubblico non è.
      Allo stesso modo, terremoto o non terremoto, trovo quantomeno bizzarra la scelta di festeggiare l'anniversario di una Repubblica che dovrebbe ripudiare la guerra… con una parata militare!

    • E comunque occorre tener presente che la parata della festa della repubblica e la visita del papa a milano (che impegnano grandi energie economiche pubbliche) si svolgono in questo weekend, mentre il pride sarà il 9 giugno. E' vero che si possono cancellare manifestazioni anche in tempi più lunghi, ma alla fine per quanto tempo si dovrà star fermi (e cioè anche bloccare l'economia di una regione)?

  • queste manifestazioni servono soltanto a portare soldi agli organizzatori di feste @ affini, tuttavia se gli organizzatori decideranno di fare una parata sobria questa non offenderà le persone colpite dal terremoto.

  • Una cosa a noi emiliani, ci manca in questo maledetto tempo, più di ogni bene materile, più di ogni altra cosa, abbiamo tanta volontà, abbiamo tanta solidarietà, ma ci manca da morire la serenità, ci manca da morire un pò di Felicità, festeggiate, festeggiate anche per noi ne abbiamo bisogno, senza retorica, senza formalismi MA FESTEGGIATE…

    Robbyferrariferro

  • Naturalmente tutte le opinioni vanno rispettate. Però dire che è pericoloso andare a Bologna quando nella città non ci sono stati danni maggiori che a Milano o farsi spaventare dal fatto che la gente giudicherebbe male, sinceramente mi pare molto discutibile.
    Certo, andare a fare una festa – anche con toni sopra le righe come accade a volte ai Pride – è inopportuno, ma sfilare con dignità e magari raccogliendo anche aiuti per le popolazioni terremotate tra gli intervenuti, secondo me potrebbe essere una soluzione ragionevole. Io comunque, se si fa, ci vado.

    • Ripeto: se e quando ce ne sarà motivo, le autorità pubbliche chiederanno – e anzi pretenderanno – di annullare qualsiasi manifestazione per ragioni di sicurezza. Finora sul Pride si è espresso solo il Comune di Bologna, auspicando che la manifestazione si faccia.

  • Mi spiace Pier, ma scrivere "il pride è una forma meravigliosa di celebrazione dell'amore, della vita, della libertà di autodeterminarsi. Cose che, in sé, possono offendere un morto o svilire un lutto solo ad occhi superficiali o malfidenti" è perfetto nella logica e nella retorica ma carico di giudizio, e un po' di presunzione.
    Noi non facciamo i conti coi morti, ma con i vivi, e con loro dobbiamo trovare punti di contatto attraverso i quali spiegare questo pensiero.
    Ed in un momento in cui l'attenzione pè per la casa e il lavoro che non ci sono più, forse il miglior modo non sono paillettes e coriandoli.

    Vedi, Credo che il pride rappresenti uno dei più bei regali dell'uomo all'umanità.
    e lo è perchè non è una manifestazione di parte, ma è una manifestazione inclusiva per eccellenza. Oggi infatti non è di chi la organizza e solo dei "gay", ma di chi scende in piazza x rivendicare e vivere un orgoglio che, grazie alla vita e ai corpi delle persone lgbt che hanno dato vita alle lotte esplose in quel 1969, lo rende felice di essere se stesso, consapevole dell'importanza del rispetto, della parità, dell'eguaglianza e di amare. felice di amare.
    La bellezza del pride è che non ci può essere orgoglio senza felicità, e la felicità non può esprimersi senza consapevolezza.
    ma la consapevolezza non può essere solo riguardo al sè, ma anche riguardo al contesto, alle relazioni e al territorio in cui si è inseriti.
    L'idea di scendere a bologna per ballare e cantare sui carri la Carrà e buttare i coriandoli mi sembra appunto poco attenta e consapevole del contesto.

    Sono momenti difficili in cui tenere insieme tutto è difficile, ma consapevoli dell'importanza del Perchè, e appurato che non è in discussione il perchè fare il pride, importante è non tralasciare il COME, in quanto è questo come che riempie di significato il contenuto di quella manifestazione, di cui non dobbiamo difendere una formula ortodossa (carri e paillettes, ma se vuoi fare il difensore rivoluzionario dell'ortodossia, fai pure) che è appurato ha già le spalle forti di suo.
    Non è il momento in cui pensare ad avere solamente le spalle forti, è il momento di dimostrare che la comunità e il movimento lgbt hanno le braccia abbastanza lunghe per abbracciare tutti, perchè i nostri diritti e l'attenzione che mettiamo alle lotte che portiamo avanti sono lotte per tutti.

    Marco Mori

    • Caro Marco, dubito che tu abbia letto l'articolo, visto che in quanto scrivo si difende la volontà di fare il Pride, e non la volontà di fare un Pride secondo una "formula ortodossa" (poi, conoscendomi personalmente, sono sicuro che sai perfettamente quanto possa essere lontana da me l'idea di applicare qualsiasi formula ortodossa in qualsiasi Pride…).
      Personalmente, aspetto serenamente che gli organizzatori del Pride bolognese, vivendo molto più da vicino la drammatica situazione, individuino le modalità migliori per svolgere la manifestazione. Di proposte ne stanno circolando tante (corteo silenzioso, minuto di silenzio, sit-in, raccolte fondi…) e sono certo che verranno selezionate le migliori.
      Nella disgrazia, sono comunque felice che quell'apertura al mondo esterno per la quale, come ben sai, mi batto da anni sia diventata prioritaria per tutti, anche per chi teorizzava "specificità gay" o considerava con orrore la convergenza tra i movimenti per la difesa dei diritti umani…

    • Grande, che risposta elegante! Io voglio dire solo una cosa: l'articolo è molto chiaro e concreto, uno può essere d'accordo o no, ma qui leggo critiche idiote fatte su cose che non sono state dette. Ragazzi, rassegnatevi: se davvero avete letto e avete capito roma per toma allora siete proprio imbecilli -_-

    • Scusatemi se sono stato un po' brusco, ma ho apprezzato la concretezza di questo articolo nella troppa retorica che ha riempito Facebook sul pride e leggere critiche fumose fatte su una lettura che non sta in cielo o in terra mi ha fatto alterare più del necessario. Ragazzi, prima di commentare qualcosa leggete bene, poi in questo articolo non ci sono ambiguità, potete solo avere letto di fretta per avere capito il contrario di tutto. Comunque io andrò a Bologna, con tanta sobrietà e tanta solidarietà e spero di trovare tante urne in cui i partecipanti potranno mettere le loro offerte. E anche bancarelle con i pezzi di parmigiani distrutti.
      Voglio solo dire un'altra cosa: il pride di Bologna è ancora più importante quest'anno che a Milano si è rinunciato a farlo per colpa della visita del papa. Abbiamo il massimo bisogno di mostrare il nostro orgoglio, oltre alla solidarietà.

  • Bravo. E comunque se possiamo approfittare dell'occasione per rendere il Gay Pride una cosa meno cretina del solito, meglio. Dovrebbe essere un momento di apertura della comunità gay all'esterno e di riflessione sui nostri diritti all'interno della società. Non un rave party (che, se uno vuole, può benissimo organizzare in un altro momento senza che questo venga percepito come l'immagine standard della comunità lgbtqi).

    http://www.facebook.com/events/378714615517940/

  • Sono pienamente d'accordo con anonimo, oltre a tirarci addosso le critiche di tutta l'Italia dovremmo pensare anche alla sicurezza di tutte le persone che vorrebbero prenderne parte..
    Personalmente poi non me la sento proprio di andare a festeggiare cantando e ballando quando a poche km son morte delle persone e migliaia non hanno piu' una casa.
    Inizialmente pensavo di farmi il weekend del 9 con il mio camper, la mia compagna, mai sorella con il suo bambino ed il suo compagno tutti allegramente in festa alla parata..
    Rinuncio volentieri, ho prestato il camper ai genitori di un amico che son rimasti senza un tetto e festeggero' l'orgoglio gay a casa mia felice d'aver alleviato anche di poco un po' di dolore a chi soffre.

  • "mah .. ho paura che non tutti capirebbero .. una sfilata con la musica a palla , i carri colorati pieni di gente colorata che posa per le tv nazionali dando il meglio di se e che si conclude con una festa danzante fino a notte inoltrata , non credo sarebbe interpretata come un atto di solidarietà verso i terremotati . ci tiriamo addosso le critiche del mondo intero che ci accuserebbe di superficialità ( come se ce ne fosse bisogno).. secondo me è controproducente , una pausa di un anno non è la morte di nessuno .. poi fate come vi pare.."

  • Questa volta non sono d'accoredo con te. Mettersi a disposizione della protezione civile per dare una mano non è demagogia e chiedere che non si faccia una sfilata festosa quando al gente ha èerso case e persone care non è una scusa all'inazioen ma decenza. In questo momento l'Emilia ha pèroblemi non indifferenti. Le scossa non sono ancora finite e le istituzioni hanno ben altro a cui pensare che non organizzare i servizi per il pride.

    • Lanciare inviti su Twitter o Facebook affinché gli altri vadano a dare imprecisati aiuti non significa mettersi a disposizione della Protezione Civile. E sulle modalità della sfilata risulta solo che gli organizzatori ne stanno discutendo: non possiamo aspettare qualche giorno per valutare decisioni reali e non solo supposte? Inoltre, le istituzioni hanno tutte le possibilità di chiedere e pretendere l'annullamento di una manifestazione per ragioni di ordine pubblico – e lo faranno se e quando ce ne sarà motivo…

  • A me annullarlo pare una cazzata… La sfida di un terremoto e riconquistare fiducia, rialzarsi in piedi ed iniziare di nuovo a camminare… anche se acciaccati!!! Una metafora anche della vita di ciascun omosessuale e trans… Io la penso così! Orgoglio scaccia paura!

  • Non credo sia una questione di demagogia.Sapere che a pochi km dalla parata c'è l'inferno non rallegra gli animi.Soprattutto è più una questione di sicurezza.Speriamo di no,ma se dovessero esserci altre forti scosse come quella di ieri?Portare tante persone in una città ad altro rischio sismico in questo momento, almeno,non mi sembra un'ottima idea.Cosa c'entra poi il fatto che conosciamo il dolore,la lotta,la sofferenza perchè siamo omosessuali?Io lotto in tutti modi organizzando tantissime cose e spesso l'unica cosa che vedo è una mancanza totale di aggregazione (neanche a dire "sto in un piccolo centro,abito a Rimini) e soprattutto tanta ma tanta superficialità e poco impegno da parte della maggior parte delle persone.Potremmo ribaltare il discorso e dire che quando in Italia,giornalmente,si verificano atti contro noi omosessuali, (espressi in ogni maniera:sia dalle istituzioni che da privati cittadini) anche li scatta quello che avete scritto : "Tutto secondo un copione tipico di un paese dove l'indignazione è diventata la miglior scusa per l'inazione, dove ci si sente mondati dalle proprie responsabilità con una lacrimuccia davanti alla tv, un sms da due euro e tanti esercizi di facebookiana retorica sugli altri che non fanno mai niente."Nessuno smuove un dito e i commenti che speso sento è che tutto è troppo pesante,che la gente deve divertirsi e tanto tanto altro.Ecco con questa mentalità da festaioli c'è poco da fare.Poi certo ci sono le eccezioni (e mi ci metto io in primis) ma purtroppo la realtà è un'altra.
    Proporrei un gaypride più di riflessione,un gaypride che faccia capire che in questo paese siamo nella m…a e che è ora di lottare e reagire e per reagire bisogna conoscere la propria situazione,osservare,guardare ed essere orgogliosi.Ma davvero noi omosessuali italiani ,essendo appunto parte del popolo italico, non abbiamo insito quel qualunquismo degno dell'uomo comune post bellico?
    La lacrimuccia davanti alla tv….che sciocche parole…soprattutto quando in quei posti ci sono persone che si conoscono..per favore peccate di retorica anche voi.

    • io sono pieno d'accordo con l'articolo
      poi cosa vuol dire che non sei d'accordo con la lacrimuccia davanti alla tv e poi fai il qualinquista dicendo che i gay sono superficiali?
      non hai capito quello che c'è scritto e fai retorica

    • E infatti, aporia1981, nessuno sostiene che gli omosessuali italiani non abbiano insito "quel qualunquismo degno dell'uomo comune post bellico" – il senso dell'articolo è esattamente l'opposto di quello che, dopo una lettura a dir poco superficiale, gli attribuisci.
      Non capisco poi perché parlare della "lacrimuccia davanti alla tv" significhi usare "sciocche parole", quando poi tu stesso affermi, giustamente, che la stessa cosa avviene in molte altre situazioni: esiste una mentalità di questo genere o no? Ed il rispetto per chi muore o soffre si manifesta attraverso una richiesta di responsabilità costante della cittadinanza (perché, ad esempio, tra due giorni si dimenticherà che la salvaguardia del territorio è fondamentale e si riprenderà a considerare cosa giusta e buona l'abusivismo edilizio e ad applaudire il Tav…) o con un sorriso accondiscendente ad un'espressione di dolore della durata di un TG?
      Ancora: dici che sarebbe "una questione di sicurezza". Qualora ci fossero indicazioni di questo tipo, sarà ovvio annullare la manifestazione; fino ad allora, evitiamo di giocare alla Piccola Protezione Civile.
      La cosa che capisco meno, comunque, è un'altra: da una parte si esprime vicinanza alle popolazioni colpite, dall'altra non si vuole fare una manifestazione politica perché "non rallegra gli animi". Questa sì mi sembra frivolezza…

  • Siamo proprio il paese dove finisce tutto in demagogia. Per me il Pride, molto prima che un momento ludico, è una marcia per ottenere (o difendere, laddove già esistono) uguali diritti per tutti i cittadini. Se poi lo si fa in modo più composto in segno di rispetto, tanto meglio. Ma mi pare che chiedere l'annullamento del Pride non porti nessun vantaggio e qualche svantaggio alle popolazioni colpite. Certo è importante dare una mano, come dice Scalfarotto: ma forse si può dare una mano anche svolgendo la manifestazione. O no?

  • La Regione Emilia-Romagna ha aperto un conto corrente per aiutare le persone più in difficoltà. Le possibilità sono le seguenti:
    a) versamento sul c/c postale n. 367409 intestato a: Regione Emilia-Romagna – Presidente della Giunta Regionale – Viale Aldo Moro, 52 – 40127 Bologna;
    b) bonifico bancario alla Unicredit Banca Spa Agenzia Bologna Indipendenza – Bologna, IBAN coordinate bancarie internazionali: IT – 42 – I – 02008 – 02450 – 000003010203;
    c) versamento diretto presso tutte le Agenzie Unicredit Banca Spa sul conto di Tesoreria 1 abbinato al codice filiale 3182.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *