Arresti e censura: così il Libano sospende il Beirut Pride

braccialetti arcobaleno del Beirut Pride 2018
I braccialetti arcobaleno del Beirut Pride 2018

Tutte le attività del Gay Pride a Beirut, in Libano, sono state ufficialmente sospese: è questo l’annuncio fatto due giorni fa da Hadi Damien, uno degli organizzatori della manifestazione, in seguito al suo rilascio dopo un arresto durato quasi 18 ore. Il Beirut Pride 2018 è stato organizzato attorno alla Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia, con un programma ricco di eventi culturali e dibattiti pubblici per nove giorni di seguito, a partire dal 12 maggio.

La festa dell’annuncio ha visto partecipare genitori che hanno protetto le proprie famiglie accogliendo i figli dopo il loro coming out in quanto omosessuali” spiega il comunicato. Il secondo giorno di eventi era dedicato alla comunità trans in Libano, con un brunch accompagnato da intrattenimento musicale e dibattito sulla questione di genere femminile e maschile nel Migrant Community Center, per concludere la serata con uno spettacolo di danza all’interno di un club.

Polizia e censura

Il pomeriggio del terzo giorno era stato programmato nello Studio Teatrale Zoukak, con la lettura di alcuni passi del testo Ogres, composto da storie brevi che narrano avvenimenti di aggressioni e crimini d’odio di carattere omofobo” dichiara l’organizzatore, che aggiunge: “Alle 20.10 ho ricevuto una chiamata dallo studio Zoukak che m’informava della presenza di forze dell’ordine e dipendenti dell’ufficio di censura che rifiutano di mandare in onda il programma essendo privi dell’approvazione del loro ufficio“.

Ma quanto segue la telefonata pare ancor più assurdo perché è arrivata anche la componente investigativa delle forze dell’ordine, l’evento è stato annullato e gli spettatori sono spariti per paura di essere arrestati. “Eravamo 39 detenuti in una stanza per 5 persone. Seduto sul pavimento, cercavo soluzioni per mandare avanti gli eventi dei giorni seguenti e immaginavo i risultati delle indagini – dice Hadi nel suo comunicato – Sono stato fortunato a non subire aggressioni fisiche e verbali da parte degli investigatori, al contrario di alcuni che presentavano lividi sul corpo dopo essere stati picchiati“.

Alla fine sembra che la ragione dietro l’arresto di Hadi e delle altre persone coinvolte fosse un provvedimento disciplinare investigativo in seguito alla ricezione di una versione chiaramente distorta, in lingua araba, del programma annunciato il 12 maggio, dove pare evidente una scostumatezza, perversione e infrazione del rispetto della legge usando termini dispregiativi nei confronti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali)!

Incitamento all’immoralità

Contro tali accuse Hadi ha spiegato punto per punto e in modo dettagliato l’obiettivo di ogni evento al pubblico ministero incaricato del caso, ma quest’ultimo gli ha offerto due soluzioni: la prima consiste nella cancellazione di tutti gli eventi legati al Pride, firmando una dichiarazione di garanzia che lo obbliga a rinunciare all’impegno preso in quanto organizzatore, mentre la seconda sospende ugualmente tutte le attività del Pride fino al 20 maggio e, nel caso in cui non volesse firmare la dichiarazione, gli preannuncia un processo giudiziario con l’accusa di incitamento all’immoralità e violazione della moralità pubblica per il coordinamento delle attività citate dalla versione chiaramente falsata inclusa nel verbale di arresto.

Hadi Damien ha concluso il suo comunicato scrivendo: “Perciò, il Beirut Pride invita tutti gli organizzatori a sospendere i loro eventi di questa settimana come richiesto dalla dichiarazione che ho firmato, per la loro incolumità e per la loro sicurezza“.

Ghenwa Samhat, il direttore esecutivo dell’associazione Helem che difende da anni i diritti delle minoranze sessuali, ha dichiarato che “questo tipo di pressione non è affatto nuovo per noi”. Negli ultimi vent’anni il movimento LGBT in Libano ha fatto molti progressi: “Le persone ora possono esprimersi in pubblico, esistono anche locali LGBT-friendly dove le persone possono essere loro stesse. E anche la copertura mediatica degli eventi quest’anno può essere considerata un risultato positivo di cui andare fieri“.

Lyas Laamari
©2018 Il Grande Colibrì
foto: Beirut Pride

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