Australia, la sfida dei musulmani per i matrimoni gay

cartellone a favore dei matrimoni gay in Australia
Un cartellone a favore dei matrimoni gay in Australia

Il voto è solo consultivo, ma scalda gli animi lo stesso: il governo australiano ha deciso di chiedere ai suoi cittadini, attraverso un sondaggio postale, se sono d’accordo con il riconoscimento del diritto al matrimonio anche per le coppie omosessuali. Il risultato non sarà vincolante, ma la “campagna elettorale” è comunque particolarmente infuocata. In particolare il fronte del “no”, nonostante abbia puntato tutto su messaggi sconcertanti per assurdità, violenza e volgarità e nonostante resti minoritario, sembra avere ottenuto risultati importanti: gli oppositori all’uguaglianza sono aumentati, secondo un’indagine del Guardian, fino a raggiungere il 35%, mentre i favorevoli sono calati da oltre il 60% al 55% attuale.

Rompere il silenzio

In prima linea a favore delle nozze tra persone dello stesso sesso ci sono anche l’associazione LGBTI Muslims Australians (Australiani musulmani lesbiche, gay, bisessuali, trans e intersessuali) e il gruppo Muslims for Marriage Equality (Musulmani per il matrimonio egualitario), fondato da Fahad Ali, un attivista queer di 26 anni di fede islamica. Fahad ha dichiarato in un’intervista a Gay Star News: “I musulmani queer esistono e non potete farci proprio niente: abbiamo bisogno di essere ascoltati”.

Un gay non può essere musulmano? Falso: parola di cristiano

Il giovane attivista spiega quanto il sondaggio postale si sia rivelato importante al di là dei risultati che si registreranno, perché ha “costretto” la comunità musulmana a rompere un tabù e a confrontarsi apertamente sui diritti delle minoranze sessuali e su un’omofobia ancora troppo diffusa. “Credo che sia davvero scioccante e sconvolgente che alcuni ragazzini queer musulmani finiscano per uccidersi” dice Fahad.

L’uguaglianza e l’islam

raccolta fondiIl confronto ha però anche permesso di far sentire la voce dei musulmani progressisti e gay-friendly, smontando lo stereotipo di una comunità monolitica nel rifiuto della diversità. “L’idea che tutti i musulmani siano contrari all’uguaglianza dei diritti per le coppie dello stesso sesso è assolutamente scorretta – spiega ancora Fahad – Nel Corano c’è un forte filone di egualitarismo e giustizia sociale, che noi pensiamo si debba decisamente applicare alla questione del matrimonio omosessuale”.

La battaglia di Fahad e del suo gruppo di musulmani progressisti a favore delle nozze gay non può che farci venire in mente la nostra campagna “Allah Loves Equality“, partita per sostenere l’approvazione della legge sulle unioni civili [Il Grande Colibrì] e che ora punta alla realizzazione di un documentario per far sentire la voce delle minoranze sessuali in Pakistan attraverso una raccolta fondi su Produzioni dal Basso.

 

Pier
©2017 Il Grande Colibrì

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