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Non è affatto facile essere una persona trans in Bangladesh, nonostante gli sforzi del governo centrale in favore della loro integrazione. Lo stigma, la diffidenza e il pregiudizio sono una presenza costante nella vita delle hijra, come si chiamano in Asia meridionale le persone di sesso biologico maschile, ma che sentono di appartenere a un “terzo genere (o “terzo sesso“) e assumono abbigliamento e comportamenti socialmente identificati come femminili. Cacciate di casa e ripudiate dalle famiglie, nella stragrande maggioranza dei casi le hijra sono anche costrette ad abbandonare con largo anticipo la scuola.

Ne sa qualcosa Shilpy, che ha lasciato gli studi a soli 9 anni a causa degli innumerevoli atti di bullismo subiti tra i banchi scolastici. “Mi odiavano tutti, era spaventosoricorda tristemente. Le critiche le piovevano addosso come macigni. Ormai era diventata un bersaglio.  Smettere di frequentare l’istituto a conti fatti era l’unica soluzione praticabile. Purtroppo però, e questo Shilpy lo sa benissimo, senza una formazione adeguata diventa pressoché impossibile trovare un lavoro stabile: “Nessun@ vuole assumerci. È per questo che continuiamo a fare ciò che facevano le nostre antenate e ci guadagniamo da vivere ballando e cantando”. Le uniche altre due strade possibili, lascia intendere la ragazza, sono l’accattonaggio o la prostituzione.

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Ora però le cose potrebbero cambiare drasticamente grazie a un progetto tanto innovativo quanto coraggioso: la prima scuola bangladese interamente dedicata alle persone trans. Inaugurata giusto poche settimane fa nella popolosa capitale Dhaka, la Dawatul Koran Third Sex Madrassa (Scuola di introduzione al Corano per il terzo sesso) rappresenta un indubbio segnale di cambiamento e di speranza.

All’interno dell’edificio, Shilpy e le sue compagne riceveranno un’educazione molto solida e variegata. Oltre a imparare a leggere il Corano e ad apprendere i principi fondamentali dell’islam, le allieve seguiranno anche lezioni di lingua inglese, bengali e matematica. A tutto questo si aggiungono anche alcuni moduli di formazione professionale che potrebbero aiutare le partecipanti a trovare finalmente un impiego stabile e sicuro. L’obiettivo finale è quello di rendere le alunne delle risorse su cui l’intera società bengalese possa contare. “Anche le persone transgender sono esseri umanisottolinea Abdur Rahman Azad, uno dei fondatori della scuola di Dhaka. E come tali hanno il diritto di ricevere un’educazione e di vivere una vita degna di questo nome.

Voglio mostrare alla società che possiamo essere parte integrante di essa” afferma Sona Solani, una delle allieve della madrasa. Il suo sogno è dare prova che, no, il destino di chi appartiene alla comunità hijra non è legato all’accattonaggio e all’elemosina: un futuro diverso e migliore è sempre possibile, e la scuola di Dhaka ne è un esempio lampante.

Nicole Zaramella
©2020 Il Grande Colibrì
immagini: elaborazioni da rahu (CC0) / da Max Pixel (CC0)

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