Attivisti LGBT perseguitati: la Bielorussia imita Mosca

Ihar Tsikhanyuk è un attivista per i diritti LGBT in Bielorussia, paese che sebbene non abbia legislazione che punisca le persone lesbiche, gay, bi e transessuali, subisce fortemente l’influenza russa ed è stato sul punto di criminalizzare l’omosessualità (ilgrandecolibri.com). All’inizio del 2013, mentre era ricoverato in ospedale per un’ulcera, Ihar è stato prelevato da alcuni poliziotti che lo hanno portato in un ufficio dove più che un interrogatorio si è svolto un pestaggio, dopo che il ragazzo aveva rifiutato di rispondere a domande sulla sua vita privata e le forze dell’ordine avevano guardato i video e le foto contenuti nel suo telefonino. Nei giorni scorsi, in occasione della campagna “Write for rights 2014” (amnesty.it), Ihar è stato in Italia, ospite di Amnesty International, che segue il suo caso fin dal dicembre di un anno fa e che lo ha messo in contatto con Il grande colibrì.

Sono stato picchiato perché avevo cercato di registrare il Centro per i diritti umani Lambda“, racconta Ihar, spiegando che quanto gli è accaduto non è stato troppo diverso dalla sorte che hanno avuto gli altri attivisti che, con lui, si erano rivolti al Ministero della Giustizia per la registrazione.

La situazione attuale è molto influenzata dalla Russia – racconta quando gli chiediamo come sia la situazione per le persone LGBT nel paese – e la Russia è molto omofoba. E’ vero che non esistono leggi che discriminano, ma purtroppo non esiste neanche una norma che tuteli i gay“. Ed infatti, malgrado Ihar abbia presentato una denuncia per quanto gli è accaduto, difficilmente i responsabili subiranno conseguenze: la commissione d’inchiesta non ha chiesto l’incriminazione degli agenti né del procuratore, reo di aver detto che gli omosessuali sono la feccia della società e andrebbero macellati come il bestiame.

C’è poi da considerare che dal prossimo gennaio partirà l’Unione economica eurasiatica fondata da Russia, Bielorussia e Kazakistan, alla quale aderirà anche l’Armenia: questo, malgrado non siano possibili previsioni precise sul futuro dei diritti, rafforzerà i legami con il campione di omofobia Vladimir Putin.

Quando gli chiediamo come possa la comunità LGBT mondiale aiutare lui e gli altri attivisti bielorussi, Ihar manifesta tutto l’apprezzamento già espresso per la solidarietà offertagli da Amnesty International: “E’ molto importante che la comunità internazionale focalizzi l’attenzione sui nostri problemi, perché le autorità sono molto attente ad evitare che la reputazione della Bielorussia si deteriori. E’ come se provassero una sorta di vergogna rispetto ai paesi occidentali: voi siete la nostra voce“.

Malgrado Ihar e altri attivisti abbiano sperimentato sulla propria pelle le discriminazioni, non solo della polizia (la madre del ragazzo rifiutò di parlargli per un mese, quando lo vide con il suo compagno, mentre i due vennero buttati fuori da un negozio di vestiti perché si tenevano mano nella mano), è possibile che la società sia in lenta ma faticosa evoluzione.

Certo la situazione non è facile, dato che i mass media descrivono le persone LGBT come malate, folli e selvagge. Ma l’opinione pubblica crede sempre meno ai media di regime, come dimostrerebbe l’appoggio popolare che – secondo Ihar – riceve la rivoluzione ucraina, sebbene i mezzi d’informazione sostengano completamente la Russia: “A febbraio quattro ragazzi hanno manifestato a favore dell’Ucraina e sono stati arrestati. Da quel momento il sostegno popolare è diventato sotterraneo, per paura, anche perché le autorità temono molto le azioni simboliche e dipingono il governo ucraino nel modo peggiore possibile, per evitare che abbia qualunque sostegno“.

 

Marina, Michele e Pier
con la collaborazione di Amnesty International

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