Cina, l’importante coming out della figlia di Jackie Chan

figlia di Jackie Chan Wu Zhuo Lin con la madre
Wu Zhuo Lin, figlia di Jackie Chan, con sua madre

Wu Zhuo Lin, classe 1999, è la figlia nata dalla relazione extraconiugale tra l’attore di fama internazionale Jackie Chan e l’attrice vincitrice di Miss Asia 1990, Wu Qili. Il 5 ottobre 2017 la ragazza ha dichiarato su Instagram la propria omosessualità e di essere sentimentalmente legata ad Andi, una ragazza canadese.

L’importanza dei coming out di celebrità nel panorama cinese è fuori discussione, visto che il gigante asiatico, pur avendo ascoltato in passato alcune proposte, non prevede di prendere in considerazione a breve alcun provvedimento legislativo per la tutela e il riconoscimento delle coppie e delle famiglie composte da due persone dello stesso sesso. Delle tigri asiatiche, unicamente Taiwan ha compiuto di recente un importante passo normativo, impegnandosi entro due anni ad accogliere nel proprio codice civile le coppie dello stesso stesso [Il Grande Colibrì].

La reazione dei genitori

Per capire meglio la reale percezione dell’omosessualità in Cina, occorre dare un’occhiata a come i media hanno trattato il coming out di Wu Zhuo Lin. Il celebre padre, si legge sul network cinese Sina, commenta: “L’importante è che lei sia felice”. Nello stesso network si aggiunge tuttavia che, essendo Wu Zhuo Lin frutto di un’infedeltà poi perdonata dalla moglie legittima, Jackie Chan ha sempre dimostrato poco interesse per lei. Forse cercando un motivo per le dichiarazioni di Jackie Chan in merito, l’articolo apparso pare insinuare che siano sintomi di disinteresse e di non accettazione quelli dimostrati dal padre verso la figlia e conclude ricordando come il padre fosse più scosso quando il suo primogenito fu arrestato per possesso di droga. Insomma, avere un figlio omosessuale è una disgrazia, ma ce ne sono di peggiori.

Invece la replica della madre di Wu Zhuo Lin al coming out (“Non importa come, ti amo sempre”), si conclude nell’ironico sottotitolo “Per fortuna, non devo occuparmi di lei né dei nipoti”.

Tradizioni e pregiudizi

Nella mentalità cinese, la famiglia è sacra, le figure genitoriali maschile e femminile si combinano in equilibri tradizionali e patriarcali, richiamando in tal modo l’armonia dello yin e yang, così da un lato la genitorialità omosessuale non è contemplata e dall’altro la genitorialità è un dovere sociale e filiale. Un paradosso che generalmente porta l’omosessuale a sentirsi doppiamente colpevole e che spinge i suoi genitori verso il sentimento del fallimento e della vergogna.

La madre di Wu Zhuo Lin ha cresciuto la ragazza da madre single, così la maggior parte degli utenti online riconducono le cause della sua omosessualità all’assenza della figura paterna, all’aver indotto di conseguenza questo “squilibrio” nella figlia, spingendola a cercare legami nel mondo femminile e a rifiutare quello maschile.  Questa spicciola psicologia, priva di alcun fondamento scientifico, rivela che nel “paese dei diecimila anni” l’omosessualità è ancora ricoperta di pregiudizi, ignoranza e tabù.

Cambiamenti difficili

Insomma la Cina sta cambiando internamente, nel suo profondo, o non è ancora pronta? La società cinese può cambiare o millenni di storia e un miliardo e mezzo di persone sono troppi da scuotere in una decina d’anni? La risposta, forse, è nell’epilogo dell’articolo di Sina che, dopo aver riportato la storia e le reazioni delle utenze web, sostiene che la società ora sia più aperta e che il coming out di Wu Zhuo Lin non dovrebbe dare adito a facili giudizi.

Gossip, certo, ma con un richiamo al rispetto del sentimento e degli esseri umani che provano quel sentimento, anche se dello stesso sesso.  Speriamo che un giorno se ne parli ancora, in sedi davvero opportune, dove si fanno leggi e non gossip. Si ha l’impressione, negli ultimi anni, che la Cina voglia ottenere un ruolo di guida in primo piano nell’assetto mondiale: le auguriamo e ci auguriamo che possa presto diventare un esempio di civiltà accogliendo a pieno titolo nelle sue leggi i suoi cittadini LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali e asessuali) e che non sia unicamente un’artefice di miracoli economici e finanziari.

Benedetta
©2017 Il Grande Colibrì

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