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I sorrisi dell’allenatore dell’Inter Antonio Conte appena arrivato per dare lezioni di calcio raccontano un paese tranquillo. E un sacco di influencer da tutto il mondo hanno recentemente visitato l’Arabia Saudita (a spese del regime) per pubblicare foto suggestive su Instagram e descrivere un paese accogliente e in rapido cambiamento. Le notizie che arrivano dal regno governato de facto dal giovane e sanguinario principe Mohammad bin Salman ripetono la stessa storia: ora le donne possono guidare, ci sono i primi visti turistici, gli alberghi accettano coppie eterosessuali non sposate! Tutto questo è merito del programma di riforme “Vision 2030”, che segna una svolta rispetto all’integralismo del passato e apre il paese al mondo e alla modernità!

Tutto molto bello, ma soprattutto tutto molto finto. La verità sull’Arabia Saudita non ce la raccontano né gli spot pubblicitari né i comunicati stampa. La verità è contenuta, invece, in un video a cartoni animati pubblicato online dall’agenzia nazionale per la sicurezza, che ricorda ai cittadini sauditi come le autorità del paese considerino femminismo, omosessualità e ateismo come idee estremiste. “L’estremismo e la perversione sono inaccettabili!” tuona il video, prodotto da uno stato che da decenni diffonde in tutto il mondo le teorie alla base del terrorismo jihadista: che paradosso!

Gli altri slogan del video non sono più raffinati. “Non dimenticarti che qualsiasi eccesso fatto a spese della patria è considerato estremismo” continua la voce narrante. L’Arabia Saudita non è una semplice dittatura, ma un regime totalitario, che limita la libertà dei suoi cittadini fino al loro orientamento sessuale, fino alle loro credenze, fino al loro stile di vita. Dietro ai selfie degli influencer, alle lezioni di Conte e alle riforme sbandierate davanti al mondo ci sono la strage infinita degli yemeniti, le femministe torturate, i gay e atei perseguitati e condannati a morte. E un fiume di soldi che compra silenzi e sorrisi di instagrammer, allenatori, media e governi. Tutto grazie anche alla pressoché totale indifferenza dell’opinione pubblica internazionale.

Il video è stato rimosso dal web, con la scusa che “non era stato validato e conteneva numerosi errori“. Madawi Al-Rasheed, esperta del regno, ha tirato fuori anche l’ipotesi di un complotto per mettere in imbarazzo Mohammad bin Salman. Molto più probabilmente, il video semplicemente stonava con la sua campagna di marketing. E così è stato rimosso come il cadavere di un giornalista qualsiasi: alla bell’e meglio. Tanto il regime sa che né l’assassinio di Jamal Khashoggi né un video di propaganda provocano una vera reazione degli alleati occidentali. La missione è compiuta: prima si lancia un forte messaggio intimidatorio nei confronti di chi cerca libertà, poi si fa un finto passo indietro per permettere al patto del silenzio di restare indisturbato.

Pier Cesare Notaro
©2019 Il Grande Colibrì
foto: Il Grande Colibrì

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