Da Kiev a Tbilisi, a Est è emergenza diritti LGBT

Se esistesse un’Unione Europea, essa dovrebbe prendere atto che c’è una vera e propria emergenza democratica nei paesi dell’Est del nostro continente. Certo, il Parlamento Europeo ha espresso il suo rammarico, ma quanto accaduto in Ucraina nei giorni scorsi (e quanto accade in Russia, Georgia, per non parlare dell’Ungheria: Il grande colibrì) richiederebbe ben più di una semplice censura. La violenza neonazista, certo incoraggiata dall’ignavia – se non dalla connivenza – dei regimi sta infatti portando molti paesi che costituirono il blocco comunista del Patto di Varsavia ad un livello di violenza ed intolleranza insopportabili per una comunità civile.

L’annullamento del Pride di Kiev (Amnesty International) è solo l’emblematica conseguenza di una serie di attacchi fisici ed atti vandalici che rischiano di portare conseguenze tragiche. Il brutale pestaggio a cui è stato sottoposto l’attivista LGBTQ* Svyatoslav Sheremet, portavoce del Forum gay ucraino (Daily Mail), dopo aver incontrato i media per informarli che la parata era stata cancellata per problemi di sicurezza, dimostra come il livello di guardia sia stato decisamente superato. L’annullamento del Pride, a cui erano intervenute circa 150 persone, non è bastato al centinaio di neonazisti che hanno scatenato una vera e propria caccia all’uomo, per cui due persone hanno – a fine giornata – avuto necessità di ricorrere a cure ospedaliere.

Non molto meglio è andata ad un evento corollario della prevista parata: 26 delle 40 immagini esposte in una mostra al Centro di cultura visuale della città, con fotografie sulla vita quotidiana LGBTQ* in Ucraina, sono state seriamente danneggiate in un attacco vandalico. Ma Olena Shevchenko, tra gli organizzatori della mostra conta poco sulle indagini e la protezione da parte delle forze dell’ordine: “Il problema è che i politici sostengono questa retorica omofobica e la polizia non fa nulla per aiutare davvero, mentre noi ci aspetteremmo più protezione e sostegno da parte della polizia” (Gay Star News).

Può essere che il Parlamento di Kiev, convocato per i prossimi giorni per condannare i fatti scellerati di sabato, soprassieda: ma all’ordine del giorno della prossima seduta compare anche un emendamento che – allo stesso modo di quanto approvato a San Pietroburgo – vorrebbe introdurre il divieto della promozione dell’omosessualità (ILGA).

Intanto l’assemblea dei deputati europei si riunirà oggi per discutere di queste terribili notizie. Inoltre il vicepresidente dell’intergruppo LGBT al Parlamento europeo, Dennis de Jong, ha detto che i divieti di promuovere o sostenere pubblicamente i diritti dei gay (approvati o proposti in Russia, Ucraina, Moldova, Lituania, Lettonia e Ungheria) sono una chiara violazione dei diritti umani universalmente riconosciuti e che il Parlamento europeo deve esprimersi anche su queste violazioni (PinkNews). Tuttavia, quand’anche Strasburgo dovesse censurare o condannare esplicitamente tanto le violenze quanto le leggi omofobiche, nessuna sanzione sarebbe approvata.

Come si accennava tuttavia le cattive notizie non arrivano solo dall’Ucraina. A Tbilisi la prima marcia per i diritti LGBTQ* organizzata in Georgia è finita la scorsa settimana con un attacco violento da parte dei cristiani ortodossi che hanno di fatto impedito allo sparuto corteo di attivisti di continuare nel suo percorso per le strade cittadine (Euronews). E lo stesso giorno il primo Pride di San Pietroburgo, organizzato a dispetto delle recenti norme che vietano la publicizzazione dell’omosessualità (Il grande colibrì), ha avuto un finale burrascoso a causa di un’azione di attivisti anti-omosessuali che dapprima hanno chiesto l’intervento della polizia per bloccare la manifestazione illegale e poi sono passati alle vie di fatto (Gazeta.ru).

Ma per fortuna le cose possono cambiare. O almeno ci si può provare. A Belgrado è stato annunciato che il prossimo 7 ottobre ci sarà la parata finale del Pride, che vedrà otto giorni di feste, mostre, proiezioni di film e letture di poesie. Il clima nel Paese è certamente cambiato grazie alle elezioni che hanno portato al governo Tomislav Nikolic, da cui il portavoce del Pride serbo, Boban Stojanović, si aspetta un significativo aumento di sicurezza per i partecipanti alla parata. In ogni caso l’altro esponente del comitato organizzatore, Adorjan Kurucz,  ha fatto notare che “durante la campagna elettorale per la presidenza della Serbia, entrambi i candidati hanno sostenuto i nostri diritti” (Mondo). Certo la situazione è da verificare, specie tenendo conto dei gruppi nazionalisti che in passato hanno minacciato il movimento LGBT con un lugubre “Vi stiamo aspettando” (Gay.it).

E anche a Mosca, sfidando le condizioni avverse, gli attivisti hanno intenzione di scendere in piazza per la giornata dell’orgoglio omosessuale domenica prossima, nonostante la richiesta autorizzazione sia stata negata dal governo cittadino (Ria Novosti).

 

Michele
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