Diritti trans e lotta all’HIV: perché l’India fa sperare

donna indiana parla al telefono cellulare
Una donna indiana mentre parla al telefono cellulare

In India si stanno occupando con sempre più attenzione della comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali), in particolare delle persone transgender. L’India è la contraddizione tra cultura e legge: è tanto la sezione 377 d’epoca coloniale, che condanna penalmente i rapporti omosessuali, quanto la mezza apertura verso le cosiddette hijra (persone biologicamente maschili, che sentono di appartenere a un “terzo sesso” e assumono abbigliamento e atteggiamenti femminili). L’India è anche Pithrika Yashini, la ragazza trans che è riuscita a diventare poliziotta [Il Grande Colibrì].

La poliziotta trans e il bar LGBT: l’India che cambia

Lottare contro la transfobia

Ultimamente il parlamento indiano, esaminando il Transgender Bill, ha sostenuto di dover dare maggiore importanza e considerazione ai bisogni e alle richieste delle persone transgender, dichiarando che sono di fatto tra le più emarginate del paese. 
I membri della Commissione permanente per la giustizia sociale hanno chiesto ai funzionari governativi di riservare delle quote alle persone transessuali. Dei fondi, secondo i deputati, dovrebbero essere investiti per garantire istruzione, occupazione e una vita dignitosa.

Il diritto al riconoscimento da parte dello stato del genere a cui un persona sente di appartenere, sarebbe un grande passo e forse le persone transgender potranno compierlo. In parlamento c’è un acceso dibattito su cosa voglia effettivamente dire la parola “trans”, per porre dei confini netti al suo significato, chiarire il termine dinanzi alla legge e proibire la discriminazione contro queste persone. 
In concreto, eliminare le molestie, le discriminazioni e garantire i diritti è l’obiettivo che lo stato indiano si sta proponendo di raggiungere [The Huffington Post India].

A dare manforte a questa importante e continua emancipazione della comunità transgender, è nato anche un canale YouTube. Il regista e produttore del canale, Mosè Tulasi, spiega che con questo strumento “si propone di fornire accurate informazioni scientifiche e antropologiche sulle dinamiche mediche, sociali, culturali ed economiche dei transgender nel contesto indiano”. Il contenuto del canale è stato scritto e diretto da Rachana Mudraboyina, un’attivista transgender, ma sarà arricchito anche da serie tv e film a tematica transessuale [Orinam].

Preservativi in tutto il paese

Al contrario della maggior parte dei paesi vicini, come le Filippine per esempio, in cui l’HIV è tremendamente in aumento e non ci sono politiche di prevenzione concrete [Il Grande Colibrì], l’India sta creando una rete efficace per fornire preservativi gratis. In qualunque parte del paese un ragazzo si trovi, può chiamare gratuitamente il numero verde dell’AIDS Healthcare Foundation (Fondazione per l’assistenza sanitaria per l’AIDS; AHF) o inviare una mail affinché gli vengano portati e consegnati direttamente.

L’AHF è un ente di beneficenza che cerca di far fronte all’alto rischio che corre la popolazione indiana di fronte all’HIV. “Questa iniziativa nasce perché, in mezzo ai tagli dei finanziamenti pubblici, c’è veramente un disperato bisogno di affrontare le inibizioni e i tabù associati ai preservativi e incoraggiare l’uso del preservativo” spiega l’organizzazione in un comunicato [The News Minute].

Il direttore dell’AHF, V. Sam Prasad, ha dichiarato di aver già ricevuto 200 chiamate e più di 190 richieste via mail, numeri importanti che mostrano l’enorme bisogno e carenza in un paese in cui si stima che 2,1 milioni di persone siano affetti da HIV. L’AHF sta pensando di offrire anche preservativi femminili, che potranno servire ai soggetti vulnerabili come le sex-worker. Ai primi di aprile il parlamento ha approvato una legge per prevenire e controllare l’HIV e per eliminare la discriminazione contro chi è affetto dalla malattia.

Un matrimonio che fa sognare

Uno squarcio di luce e speranza si apre anche per gli omosessuali. Nel Punjab si è celebrato lo scorso 22 aprile un matrimonio tra due donne, nonostante in India ancora non si possano celebrare legalmente le nozze tra persone dello stesso sesso. Una sub-ispettrice di polizia ha rotto questo tabù: lei, Manjit Kaur, e sua moglie, arrivata su un carro trainato da un cavallo, si sono sposate regalando sogni ai tantissimi omosessuali che popolano quelle terre. Le due spose erano circondare da amici, parenti e colleghi ad approvare la loro unione. Un’immagine splendida per un paese dove la gente sembra cambiare verso il rispetto per la diversità [The Indian Express].

 

Ginevra
©2017 Il Grande Colibrì

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