Elezioni in Cile, la destra bloccherà i matrimoni gay?

matrimonio omosessuale in discussione in cile
Il Cile discute di nozze tra persone dello stesso sesso

Sappiamo tutti bene, ormai, quanto le vicende politiche di un paese possano influire sui passi avanti – o indietro – nel campo dei diritti civili: in Cile l’installarsi di un nuovo governo sembra costituire, per il momento, un ostacolo all’approvazione di leggi in cantiere da tempo.

Dopo le ultime elezioni – tenutesi a dicembre 2017 e vinte dal centrodestra, capeggiato dal nuovo presidente Sebastián Piñera – era facilmente intuibile che il progetto di legge relativo al matrimonio egualitario, annunciato come una vittoria pressoché scontata nell’agosto 2017 ma in realtà ancora arenato al Congresso, sarebbe andato incontro a qualche cambiamento. E infatti, agli inizi di marzo, con il passaggio dei poteri al governo di Piñera, è arrivato l’annuncio della battuta d’arresto: l’impegno per l’approvazione della legge sul matrimonio egualitario non fa parte del programma di governo, ha annunciato la portavoce Cecilia Pérez, aggiungendo che “saranno gli stessi parlamentari a dover trovare i consensi e il dialogo necessari a portare avanti questo progetto di legge“.

Dalle unioni civili al matrimonio

In Cile la battaglia legislativa per il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali prosegue dal 2003, quando sono stati presentati i primi progetti di legge per l’istituzione delle unioni civili. Queste proposte sono stati sostenute in forme più o meno decise da tutti i candidati presidenziali del 2006, tra cui Piñera stesso, ma hanno continuato a venire archiviate per più di un decennio, finché nel 2015 il governo uscente, capeggiato dalla presidente Michelle Bachelet, al suo secondo mandato, non è riuscito a concretizzarle in un “Accordo di unione civile”, che ha finalmente permesso alle coppie omosessuali di formalizzare la loro relazione.

Nell’agosto del 2017 – due anni dopo questa prima vittoria, e con l’avvicinarsi della scadenza del mandato – Bachelet ha annunciato l’intenzione di completare l’attuale assetto legislativo cileno estendendo l’istituto delle nozze anche alle coppie omosessuali: la sua iniziativa mirava a modificare il codice civile ridefinendo il matrimonio come semplice “unione tra due persone”, senza esplicitarne il genere, cosa che avrebbe anche permesso alle coppie omogenitoriali unite da un vincolo matrimoniale di adottare bambini senza bisogno di modificare la legge sull’adozione.

Questo progetto, che voleva essere l’eredità definitiva del governo, si è spinto più in là di qualunque altra iniziativa simile proposta nel paese e a novembre 2017 il Congresso nazionale ha avviato il procedimento per la sua approvazione, la quale però non è avvenuta prima del termine del mandato e ora, come suggeriscono le parole della portavoce del nuovo governo, dovrà probabilmente affrontare sfide più complesse.

Il matrimonio non s’ha da fare?

Tuttavia, è difficile fare pronostici in merito: da un lato, infatti, non si può non ricordare la posizione espressa dalla Corte interamericana dei diritti umani, che a gennaio ha invitato i governi dei paesi membri a regolarizzare la situazione delle coppie omosessuali, anche a costo di modificare la propria costituzione; dall’altro, i sondaggi realizzati negli ultimi 15 anni per valutare la posizione dell’opinione pubblica cilena nei confronti di queste iniziative mostrano una netta maggioranza della popolazione favorevole a proposte come il matrimonio egualitario, e una parte molto inferiore contraria.

Ed è proprio quest’ultimo dato a essere sottolineato dalla Fundación Iguales (Fondazione uguale), una delle principali organizzazioni civili impegnate nella battaglia per i diritti LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex e asessuali) in Cile, che commenta la situazione in termini piuttosto netti, augurandosi che la nuova amministrazione “non intralci il processo legislativo”, ma tenga conto dell’opinione pubblica e affronti una discussione seria in Congresso.

La legge pro-trans non si ferma

Una situazione diversa, e più positiva, riguarda l’altra importante legge per i diritti LGBT portata avanti dal precedente governo: quella per l’identità di genere. Questo provvedimento ha superato il primo sbarramento con l’approvazione alla Camera dei deputati nel mese di gennaio e la portavoce del governo Piñera ha assicurato l’impegno a proseguire verso l’eliminazione delle discriminazioni, al fine di “far rispettare i diritti di ciascun compatriota”. Grazie a questa legge, le persone trans maggiorenni potranno chiedere il cambiamento legale del proprio genere anagrafico senza bisogno di sottoporsi a perizie psicologiche, e i minorenni potranno fare lo stesso previa autorizzazione dei genitori.

L’inclusione di bambini e adolescenti nel provvedimento ha soddisfatto molto le associazioni dei familiari delle persone transgender, che non hanno mancato di ricordare che l’identità di genere si forma in tenera età e che la sua manifestazione è una parte importante della personalità, “un diritto personalissimo, costitutivo dell’io”, e viene prima dell’ordine giuridico. Questo aspetto, inoltre, risulta particolarmente rilevante in un paese come il Cile, dove, secondo le statistiche citate da El Mostrador, il 56 % delle persone trans ha tentato il suicidio almeno una volta nella vita e l’84% di questi tentativi ha avuto luogo prima del diciottesimo anno d’età.

La speranza, dunque, è che questo giro di boa governativo non interrompa del tutto il progressivo avanzamento nel campo dei diritti civili, ma costituisca solo una fase di assestamento che, in poco tempo, saprà portare comunque alla popolazione le riforme auspicate da tempo.

Micol
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