Etnocentrismo omosessuale e pregiudizi razziali

Gli omosessuali "non bianchi" sono poco visibili

Di che colore è la pelle della parola “gay”? La domanda può sembrare assurda, ma lo diventa un po’ meno alla luce delle accuse di etnocentrismo mosse al movimento gay (o persino all’identità gay): ci si concentrerebbe troppo su questioni che possono interessare l’omosessuale occidentale bianco, benestante, giovane e abile (il coming out? ma se mi minacciano di morte!); sui diritti formali a scapito di quelli sostanziali (il matrimonio? ma se non ho neppure da mangiare!); sull’orientamento sessuale come dimensione isolabile dal resto della persona (Israele oasi felice? ma se mi ha distrutto la casa!)…

L’accusa di etnocentrismo è da prendere con le pinze: a darle troppo peso si rischia di finire per negare del tutto l’importanza della battaglia per il rispetto dei diritti più direttamente legati all’orientamento sessuale, perché, per chi vuole, ci saranno sempre cose più importanti, altre priorità; a darle poco peso si rischia di dare credito a “omo-razzisti” alla Pim Fortuyn (il politico olandese che invocava la guerra fredda all’Islam omofobo) o a concetti apparentemente innocui come la “specificità gay” invocata da alcuni attivisti anche italiani.

Il tema dell’etnocentrismo, dei suoi rischi e dei possibili rimedi è molto complesso e senza dubbio verrà richiamato più volte all’interno di questo blog nei prossimi mesi (il progetto MOI Musulmani Omosessuali in Italia è anche un tentativo di introdurre nuove voci e nuovi punti di vista nel dibattito LGBT*, ad esempio).

Oggi, più modestamente, vogliamo solo riflettere su una serie di stereotipi che dividono gli omosessuali di diversa etnia. Questi stereotipi, ovviamente, sono generalizzazioni scorrette e insensate, ma ripeterlo per l’ennesima volta è abbastanza inutile. Molto più utile è, invece, tentare di ricostruire una corretta interpretazone di quei meccanismi relazionali la cui cattiva interpretazione porta alla costruzione e al rafforzamento del pregiudizio.

Molti gay bianchi, come noto, sono attratti dai ragazzi neri perché li immaginano tutti sessualmente attivi, dominanti, portatori, oltre che di organi sessuali enormi, di una virilità selvaggia, quasi animalesca. Anche i ragazzi dell’Europa dell’est vengono dipinti come virili, sessualmente attivi, rudi anche fino alla brutalità. Gli asiatici, invece, agli occhi dello stereotipo, sono dolci angioletti passivi, servili e remissivi. Sugli arabi, considerati indistintamente un popolo di bisessuali, circolano leggende opposte: attivi aggressivi per alcuni, sensuali passivi per altri…

Questi stereotipi sessualmente connotati si intrecciano con quelli più classici del razzismo mainstream: i “non bianchi” sono sempre persone semplici, a cui dare del “tu”, povere, attaccate alla materialità delle cose, prive di interessi ideali o spirituali, irrazionali, poco istruite, magari anche un po’ stupide o, al contrario, rese troppo furbe e scaltre dalla dura legge della strada. Persone, in definitiva, da trattare con la pietà che si riserva ai disgraziati o con la diffidenza dovuta agli approfittatori.

Ovviamente il pregiudizio non è prerogativa solamente dei caucasici: molti immigrati, infatti, danno per scontato che tutti i bianchi siano ricchi, arroganti, xenofobi, approfittatori, perversi, ossessionati dal sesso, infedeli, incapaci di veri sentimenti… e chi più ne ha più ne metta! Ma come nascono e si sviluppano questi pregiudizi reciproci, in particolare tra persone omosessuali?

Iniziamo dal constatare che, in ambito gay, i “non bianchi” hanno visibilità solo in due contesti fortemente connotati sessualmente: la pornografia, che amplifica gli stereotipi etnici ricordati prima, e la prostituzione, alla quale non pochi immigrati sono costretti dalla povertà e/o dalla clandestinità. L’equazione mentale “straniero = sesso”, quindi, è tanto stupida quanto immediata. Ma anche per sfuggire a questa equazione molti omosessuali non caucasici rinunciano a frequentare i luoghi di socializzazione non sessuale (associazioni, bar, discoteche…), da cui spesso già li tiene lontani la paura di problemi con le comunità etniche di origine.

E’ il classico cane che si morde la coda. E a peggiorare le cose ci pensano le numerose offerte di denaro in cambio di prestazioni sessuali che molti ragazzi extracomunitari raccontano di ricevere (ma  il fatto che molti prostituti siano “stranieri” non significa che molti “stranieri” siano prostituti, ovviamente!). Mamadou, ad esempio, racconta di sentirsi umiliato da quelle offerte non volute: “Ti fermano anche per strada e ti propongono soldi per fare sesso. Per loro ogni straniero è una puttana”. Anche Wahid si lamenta: “Per gli italiani, ogni straniero è un bambolotto da usare e poi buttare via. Ti cercano solo per fare sesso”.

I pregiudizi, anche se sono reciproci, fanno molto più male agli omosessuali immigrati per un insieme di ragioni: sono una minoranza all’interno di un paese dove una maggioranza sempre più intollerante li discrimina e marginalizza continuamente non solo in quanto gay, ma anche per la diversa nazionalità, cultura e religione; vivono una situazione di debolezza emotiva causata dallo stress del processo migratorio, dall’allontanamento dai propri affetti e dai propri punti di riferimento, magari anche da difficoltà economiche; provengono spesso da paesi fortemente omofobi, in cui non hanno potuto sviluppare una buona autostima in quanto omosessuali…

E’ comprensibile, allora, che molti ragazzi cedano alla pressione dello stereotipo, accettino il ruolo che la società assegna loro, anche se sono loro i primi a non amarlo: ecco un altro circolo vizioso che, in questo caso, diventa una profezia che si autoavvera. E’ ancora Wahid a raccontare: “Volevano solo usarmi per il sesso e allora io li cercavo per primo, li seducevo, li usavo io e poi li buttavo via. Facevo il bastardo, ma se lo meritavano”. Il ruolo di “bastardo” offre un’illusione di forza, di potere… e pazienza se si fanno cose che non si vorrebbero fare, se si diventa chi si è imparato a disprezzare, se la propria autostima crolla ancora di più.

Occorre spezzare allora questi circoli viziosi. Occorre respingere il mercato della paura rappresentato dai media: se abbiamo rifiutato che i giornali parlassero di gay solo per raccontare delitti consumatisi “nel torbido ambiente omosessuale”, dovremmo rabbrividire quando vediamo l’informazione LGBTQ* parlare di rumeni, albanesi o marocchini solo nelle inchieste sulla prostituzione o nelle cronache di scippi nei luoghi di battuage.

Occorre soprattutto essere curiosi, essere disposti a mettere in discussione se stessi e le proprie idee, avere voglia di conoscere, di capire, di domandare, anche di rischiare di fare la figura dei cretini dimostrando di ignorare cose che per l’altro sono magari scontate, banali. Occorre anche pretendere rispetto e comprensione per se stessi. Occorre amare, amare tanto, con le braccia e il cuore aperti. Perché, dietro il vetro del pregiudizio che rende tutti stranieri, ci sono schiere di nuovi amici, complici e amanti arrivati per noi da tutto il mondo.

 

Pier
©2011 Il Grande Colibrì
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3 commenti

  • Caro Vaga, ho letto il tuo bel post e vorrei risponderti. Mi sta capitando una cosa simile con un ragazzo italiano gay dichiarato, mentre io sono bi semidichiarato :), e l'infatuazione da parte di entrambi si sta facendo largo.

    Probabilmente è una cosa che non è destinata ad andare avanti per molto, ma cosi a volte vanno le cose.

    Non devi avere rimorso di nulla, concentrati sulla tua vita e se con questo ragazzo la cosa è davvero finita supererai sicuramente in fretta questo momento e conoscerai altre persone con cui vivere altri momenti felici.

    In bocca al lupo per tutto.

  • … RIMORSI …

    Cari Tutti,

    Vi scrivo per avere la vostra opinione su un errore che ho commesso qualche giorno fa.

    Devo fare un passo indietro.

    Circa tre settimane fa ho conosciuto un ragazzo arabo, benestante, che è in Italia a causa di cure mediche in quanto è stato colpito da un proiettile nel suo Paese di origine, provocando una frattura femorale e conseguente dismetria degli arti inferiori.
    L'incontro è stato fortuito, assolutamente per caso. Eravamo alla fermata dell'autobus ed il ragazzo che diventerà mio amico per poi diventare di nuovo il nulla, mi ha chiesto delle indicazioni. Ci siamo piaciuti e sentiti amici sin dalla prima chiacchierata. Abbiamo discusso un pò durante le ultime settimane ed io ho chiaramente capito che è un ragazzo eterosessuale malgrado il pregiudizio mi abbia trascinato in un tranello subdolo. Ho pensato che il tandem arabo-bisessualità fosse sempre e comunque applicabile. Ho avuto già
    esperienze di questo tipo e pensavo di avere la verità in mano, di conoscere un'intera popolazione. Ho avuto l'illusione che fosse così eppure, oggi, posso affermare con ragionevole certezza il contrario. Quella sera era la sesta o settima volta che dormivamo insieme e devo dire che sono sempre stato attratto da quel ragazzo che di fatto non è neanche il classico tipo ideale quanto piuttosto una persona lontana dai miei canoni estetici ma con una notevole carica di fascino. Sempre quella sera, eravamo andati a ballare e lui aveva voglia di ubriacarsi, di bere tanto e distaccarsi probabilmente dai dolori terrestri e dal suo handicap di guerra. Quella sera abbiamo dormito insieme e, a mattina inoltrata, l'ho abbracciato; sapevo che non dormiva, ero conscio del fatto che aveva già fumato un paio di
    sigarette, che si era dedicato alla minzione mattutina e che voleva riposare ancora un pò, in preda ai postumi dell'alcol. ll mio
    abbraccio non è stato rifiutato, ho sentito il battito cardiaco aumentare rapidamente, il respiro diventava pesante ed il mio orecchio sul suo petto ne era testimone. Ho interpretato male questa condizione, probabilmente mi aspettavo un suo rifiuto esplicito che non è mai arrivato. Malgrado avesse gli occhi chiusi di chi si finge dormiente, ho avvertito che l'eccitazione in lui cresceva come del resto la mia. Ho sentito con il mio braccio che quell'eccitazione aumentava e mi ha portato a pensare ad una sua esplosione repentina. E così è stato, aiutato dalle sue mani, l'eccitazione si è consumata.
    Quel pomeriggio è andato via, l'ho accompagnato al suo alloggio per
    timore che potesse inciampare o che la sua gruccia non reggesse il
    peso. Da quel momento, nessuna telefonata o messaggio da parte sua, soltanto poche mie richieste di vederci il pomeriggio o la sera, come era solito fare prima di quella nottata. Le conversazioni sono brevi e
    fredde, ho la consapevolezza di chi sta vivendo un disagio, il suo.
    La mia unica certezza, o magari illusione, è che non mi ha ancora
    restituito le chiavi di casa ed io, ogni sera, spero di ritrovarlo a fumarsi una sigaretta sul mio divano. Per adesso, di tutto ciò nulla, le vecchie abitudini non ritornate.
    Piango, le mie giornate sono un inferno, il mio corpo inizia a reagire male, la concentrazione è inesistente, piango dentro di me senza versare una lacrima all'esterno. Nessuno dovrà sapere quanto io sia stato una vittima consapevole del mio stesso errore.

    Adesso ho solo rimorsi…

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