Germania, una lesbica xenofoba guida l’estrema destra

alice weidel leader di alternative fur deutschland
Alice Weidel, leader di Alternative für Deutschland

Ancora a lamentarvi della classe politica gay italiana? Ancora a sbuffare di fronte a personaggi che vi sembrano simboleggiare il servilismo partitico, il carrierismo personale, l’inutilità politica? Ancora in imbarazzo a pensare alla visita a Casa Pound di qualcuno, al selfie con Silvio Berlusconi di qualcun’altra? Beh, come darvi torto? In altri paesi europei, però, la situazione è persino peggiore, con personaggi – udite udite! – più arrivisti di Ivan Scalfarotto e più incoerenti di Aurelio Mancuso. C’è da consolarsi? Ovviamente no. Anzi, c’è da sperare di non fare la stessa fine…

Se l’ondata “rosa-bruna” dell’estrema destra gay-friendly alla Pim Fortuyn sembra ritirarsi con tutte le sue incoerenze, oggi in Europa emerge una serie di politici gay anti-gay, perfettamente a proprio agio nel militare per partiti che puntano a cancellare i diritti delle persone LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali). Il più importante di loro è il francese Florian Philippot, il vice di Marine Le Pen nel Front National (Fronte nazionale), che difende l’eliminazione dei matrimoni gay. Nello stesso partito milita anche Sébastian Chenu, fondatore dell’associazione di omosessuali di centrodestra GayLib, che ora rinnega l’attivismo LGBTQIA e l’esistenza stessa di una comunità gay.

Ma ora anche l’estrema destra tedesca ci offre lo spettacolo dell’incoronazione di una lesbica al vertice di un partito dichiaratamente omofobo: Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania; AfD) ha eletto come propria leader, oltre al cofondatore Alexander Gauland (un politico che, tra le altre cose, ha difeso il rifiuto del pentimento tedesco per la Shoa), anche Alice Weidel, una economista che ha lavorato per Goldman Sachs e per la Bank of China e che è unita civilmente con un’altra donna con cui cresce i due figli.

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Weidel è entrata nel partito quando si trattava di una forza politica di destra populista, liberista ed euroscettica, ma ha continuato la propria carriera nel partito nonostante la costante deriva xenofoba,il moltiplicarsi di prese di posizione antisemite, l’avvicinamento al movimento islamofobo Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes (Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente; PEGIDA). Anzi, lei stessa ha spinto affinché il partito assumesse posizioni sempre più nazionaliste e ostili alle persone migranti e richiedenti asilo.

Il programma dell’AfD le calza a pennello quando si parla di distruzione dell’euro, di indebolimento dell’Unione Europea, di divieto di ricongiungimento familiare per i profughi, di difesa dell’identità tedesca e delle tradizioni cristiane o di guerra all’islam perché “incompatibile” con la cultura tedesca. D’altra parte, secondo lei gli immigrati turchi starebbero cospirando per imporre la sharia in Germania, mentre ha definito su Facebook “cretinata senza limiti” il salvataggio dei migranti nel Mediterraneo.

Ma come potrà dirigere un partito in cui meno di un terzo dei simpatizzanti è a favore dell’uguaglianza per le minoranze sessuali [Il Grande Colibrì]? Come potrà portare avanti un programma che è contro il matrimonio egualitario, contro il femminismo, contro l’aborto, contro le quote rosa, contro la lotta al bullismo omotransfobico nelle scuole, contro gli studi di genere, contro presunte lobby che vorrebbero distruggere la famiglia tradizionale?

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Sembra inconcepibile, eppure, se in Italia ci scandalizziamo quando qualcuno ci propina le unioni civili come un traguardo idilliaco e Matteo Renzi come un santo protettore, altrove si sta facendo l’abitudine a inquietanti politici omosessuali che, mossi più dall’odio per lo straniero e dalle prospettive di fare carriera che dal rispetto per se stessi e per le altre persone LGBTQIA, sono pronti ad abbracciare partiti e posizioni omotransfobiche.

Ma cosa porterà la presidenza di Alice Weidel all’Afd? Dove condurrà il partito? Secondo alcuni osservatori la donna è il contrappeso “centrista” all’estremismo sfrenato di Gauland. La Frankfurter Allgemeine Zeitung nota come, in fondo, le prese di posizione di Weidel siano in linea con molti editoriali pubblicati sui giornali conservatori e liberali (cosa che, però, forse dovrebbe metterci in allarme sulla deriva della stampa “moderata”). Per l’Huffington Post, invece, Weidel punterà a consolidare il posizionamento del partito nell’estrema destra. Quello che è certo è che darà un nuovo contributo allo sdoganamento delle posizioni razziste nel paese e nella comunità LGBTQIA.

 

Pier
©2017 Il Grande Colibrì

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