Salviamo i sei ragazzi tunisini accusati di “sodomia”!

Nei paesi in cui l’omosessualità è ancora considerata un reato, un processo per sodomia rappresenta una condanna anche quando il giudice ti assolve. E rappresenta una condanna praticamente a vita. A dicembre a Qayrawan, una grande città nel centro della Tunisia, sei studenti universitari, tutti tra i 18 e i 19 anni, sono stati processati con l’accusa di avere rapporti sessuali tra loro e hanno ricevuto una sentenza pesantissima (“medievale“, secondo il giudizio di Human Rights Watch), pari al massimo della pena prevista dall’articolo 230 del codice penale tunisino: tre anni di carcere, più altri sei mesi per uno dei giovani perché nel suo computer erano stati trovati dei video pornografici gay [ilgrandecolibri.com]. Tutti i ragazzi hanno subito abusi e torture da parte degli agenti penitenziari e di alcuni altri detenuti, tanto che uno di loro ha tentato il suicidio [ilgrandecolibri.com].

Grazie all’impegno dell’associazione tunisina per la depenalizzazione dell’omosessualità Shams (Sole) e di alcuni attivisti, si è riusciti a ottenere una sentenza di appello (che dovrebbe arrivare il 25 febbraio) e a ottenere la libertà provvisoria per tutti i sei ragazzi. Ma la situazione non è migliorata troppo: in questo momento questi giovani non subiscono torture, ma sono comunque stati cacciati di casa e abbandonati dalle famiglie, non possono continuare gli studi che stavano svolgendo e nessuno è disposto a offrirgli un lavoro. Fino a pochi giorni fa Shams è riuscita a garantire la sopravvivenza dei ragazzi, ma ormai tutte le sue risorse si sono esaurite. Tre giovani oggi vivono per strada, uno ha cercato di togliersi la vita nelle ultime ore.

Per questo Shams ha lanciato un appello alla comunità LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali) italiana, che ha già manifestato politicamente la propria vicinanza il 23 gennaio scorso [ilgrandecolibri.com]. E noi non possiamo permetterci di perdere questi sei ragazzi, dobbiamo mostrargli concretamente che per noi sono importanti, che li riconosciamo come esseri umani, che li sentiamo parte della nostra comunità e meritevoli di attenzione, che un presente e un futuro sono possibili. Per tamponare l’emergenza servono urgentemente mille euro.

Per questo abbiamo lanciato una raccolta fondi online sulla pagina kapipal.com. I promotori, oltre a Il grande colibrì, sono I Sentinelli di Milano, Pavia, Piacenza e Sesto San Giovanni, la rete degli sportelli Immigrazioni e Omosessualità di Arcigay, l’associazione Rompiamo il Silenzio di Bergamo e Rainbow Warriors, organizzazione londinese che si occupa di diritti LGBT nei paesi più poveri del mondo e che gestirà tecnicamente la raccolta fondi. Tutto il denaro raccolto sarà ovviamente inviato in Tunisia e destinato da Shams a sostenere i sei giovani. Ogni piccolo contributo permetterà di salvare e cambiare la vita a questi ragazzi.

 

Pier
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5 commenti

  • "Tutti" i ragazzi tunisini fanno sesso con i turisti perchè questi li pagano o portano loro del cioccolato, che fino a qualche anno fa era un lusso per molti tunisini.
    Non è raro in aeroporto a Tunisi imbattersi in coppie formate da aitanti ragazzi insieme a signorotte europee con gli occhi a cuore.
    In alcune zone della Tunisia, tipo Sousse ,tristemente celebre per l'attentato in spiaggia, non era raro vedere coppie formate da giovani tunisini e pensionati europei.
    Tutto ciò che da turisti vedevamo è quanto veniva tollerato solo per i turisti.
    Ma l'omosessualità, e la prostituzione, esistono anche in contesti in cui non "deve" esistere, come in zone dimenticate dai turisti e dalla rivoluzione ed è qui che si usano le leggi, anche non corrette, e la forza violenta della polizia.

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