Il calcio a scuola di rugby per combattere l’omofobia

L’omosessualità non si cura: non si può, non si deve!
Musulmani omofobi? Con l’integrazione non è più vero
La polizia di New York tortura e insulta i transessuali

CRONACA Con il documentario trasmesso con successo da BBC3 sulla vita di Justin Fashanu, il dibattito su calcio ed omosessualità sembra essersi riaperto in modo positivo, tanto che tutta la serie A inglese sarebbe pronta a sottoscrivere un protocollo sulla questione. Tuttavia, avverte Adrian Tippetts sul sito PinkNews, forse anche i media e le associazioni LGBTQ* dovrebbero indirizzare meglio le loro aspettative e le loro proposte. Al momento, infatti, tutto il dibattito sembra concentrato sull’assenza di un calciatore di primo piano che faccia coming out, senza considerare che affinché questo possa avvenire (ed è comunque una richiesta forte, perché normalmente uno viene allo scoperto con la famiglia, gli amici e i colleghi, non con una nazione) occorre creare strutture, oltre che regole, che sostengano chi decide di fare questa scelta. “Nel rugby – spiega Tippetts – tutte le maggiori squadre hanno funzionari dedicati ai giocatori gay e costantemente i gruppi LGBT offrono il loro appoggio ai giocatori che ne hanno necessità“. Inoltre i messaggi della Federazione calcistica inglese sono raramente chiari anche quando puniscono giocatori o pubblico macchiatisi di intolleranza omofobica: forse le stesse istituzioni potrebbero avere più coraggio e mettersi in gioco direttamente. Ma questo probabilmente è chiedere troppo…

CRONACA La mania fondamentalista che pervade molte religioni e che per gli omosessuali prevede (quando va bene) la “cura del disturbo che li affligge” (Il grande colibrì), ha visto in primo piano nelle ultime settimane il caso del rabbino di Amsterdam sospeso per aver propagandato una di queste “terapie riparatrici” (Il grande colibrì) e si arricchisce oggi di nuovi contributi. Da una parte il rabbino ortodosso Yitzchak Schochet fa notare che una cosa è trovare una cosa proibita nella Bibbia (non solo l’atto omosessuale, ma anche mangiare la pancetta), altro condannare la persona: “Non tocca ad un rabbino avallare una posizione che giudica mentalmente instabile un omosessuale, perché questo è eventualmente compito degli psichiatri: sostenere questa posizione è infatti condannare la persona e non l’atto“. Il rabbino dice in sostanza che la Bibbia stigmatizza gli atti ma non gli individui e riconosce come valide le battaglie contro il matrimonio omosessuale, ma qui si ferma. Dall’altro si moltiplicano le testimonianze che negano (ovviamente) efficacia alle “cure” per l’omosessualità: dal video di Benjamin Cohen, cofondatore di PinkNews (YouTube), all’articolo di Chaim Levin (PinkNews).

MOI Dall’Olanda arriva una notizia che segnala come l’omofobia di una notevole fetta della popolazione islamica non sia più così scontata: se dieci anni fa l’imam El Moumni definiva l’omosessualità come una malattia, lo scorso anno uno studio dell’ufficio per le politiche socio-culturali di Utrecht ha rilevato come “solo” il 26% degli olandesi di origine marocchina consideri negativamente i gay: nuove campagne di integrazione sembrano inoltre dare frutti, anche perché sembrano venire allo scoperto anche gli omosessuali, fin qui nascosti, di origine maghrebina. Certo per molti musulmani omosessuali è estremamente difficile esporsi ma il progetto politico delle autorità punta anche su di loro: nei giorni scorsi il ministro van Bijsterveldt ha infatti presentato una pubblicazione dedicata a questi temi in cui trova spazio anche il dialogo intra-religioso (Trouwsegui MOI Musulmani Omosessuali in Italia).

MONDO Sentita da Temmie Breslauer la storia poteva sembrare inventata: la donna transessuale affermava di essere stata arrestata dalla polizia di New York il 12 gennaio e di essere stata tenuta per 28 ore incatenata e oltraggiata verbalmente per la sua condizione trans. Ma i poliziotti responsabili di questi abusi sono già sotto accusa per atti simili, citati dal transessuale Justin Adkins, direttore del Centro Multiculturale al Williams College; e in realtà la lista sembra allungarsi a ritroso e a dismisura, fino al 2004, quando la prima causa alla polizia per maltrattamenti a persone transessuali venne depositata da una donna. Le persone portate in custodia alla sede della polizia che è poi stata teatro degli abusi hanno in comune l’identità di genere, che sembra essere stata la causa che ha scatenato gli aguzzini in divisa (Jezebel).

In breve…
1) Che l’Isola dei famosi non sia un paradiso né di cultura né di diritti umani, non c’era alcun dubbio. Ma con la presenza di Mariano Apicella, che ha insultato in modo omofobico Cristiano Malgioglio, il livello è sceso sottozero. Ottima quindi la segnalazione alla Commissione di vigilanza RAI da parte dell’Arcigay.
2) Abdennur Prado, già segretario del Consiglio islamico di Barcellona, è stato espulso da Webislam: sebbene secondo Prado all’origine del suo allontanamento ci sarebbe una lettera contro la guerra in Libia, può aver pesato anche la sua partecipazione ad un convegno sull’inclusione dei gay musulmani.
3) Molte organizzazioni LGBTQ* in Spagna hanno stigmatizzato l’abolizione da parte del PP, recentemente tornato al governo nazionale, della consulenza di educazione alla cittadinanza, che impedirà così ai giovani di ricevere informazioni riguardo la diversità sessuale (UniversoGay).
4) La Virginia potrebbe presto avere una legge che consente di rifiutare l’adozione a genitori omosessuali: se la proposta farà il suo corso senza intoppi, il governatore repubblicano McDonnell ha dichiarato che la promulgherà (GoPride).
5) Mentre la discussione sul matrimonio gay si allontana, il Queensland si prepara alla prima unione civile il mese prossimo dopo l’approvazione della legge relativa da parte del governatore dello Stato (Sunday Morning Herald).

 

Michele
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